At Eternity's Gate

At Eternity’s Gate recensione

Quinto lungometraggio di finzione di Julian Schnabel, At Eternity’s Gate segna il ritorno del regista e pittore al biopic dopo Basquiat. La sua scelta questa volta cade su Vincent Van Gogh, mai come in questo periodo soggetto molto gradito dalla settima arte. Difficile, quindi, affrontare un argomento così dibattuto andando a cogliere particolari inediti della vita del pittore.

At Eternity's Gate
Oscar Isaac e Emmanuelle Seigner in At Eternity’s Gate

Schnabel, proprio per questo motivo, decide di fare della sua versione non tanto un racconto biografico quanto un omaggio alla funzione eternatrice dell’arte e all’importanza del ruolo dell’artista. È un Van Gogh alla ricerca del consenso quello magnificamente interpretato da Willem Dafoe, da sempre a suo agio nel vestire i panni di personaggi iconici e tormentati.

Schnabel lo segue da vicino, spesso sposa il punto di vista del pittore attraverso le soggettive che sono il suo marchio di fabbrica e si sofferma sui rapporti che hanno caratterizzato la sua vita, ovvero quelli con il fratello Theo e con Paul Gauguin.

At Eternity's Gate
Willem Dafoe è Vincent Van Gogh

Il regista newyorchese vuole fare del suo film un’opera d’arte, sottolineando i momenti di estasi paesaggistica con un piano in sottofondo e muovendosi sinuosamente con la macchina da presa. Questa idea di cinema non si sposa alla perfezione, però, con la messa in scena dei demoni interiori di Van Gogh e, proprio per questo motivo, At Eternity’s Gate appare troppo sbilanciato, poco coinvolgente a livello emotivo e, a tratti, sconnesso.

In diversi momenti, gli eccessi formali finiscono col fagocitare il film, impegnato più a piacere che a coinvolgere. Ci sono degli sprazzi di grande cinema, soprattutto negli scambi tra l’artista e Gauguin. Nel complesso, l’operazione sembra però un po’ programmatica, di difficile lettura. Il film di Schnabel è come un quadro ben dipinto che non sa emozionare.

Sergio

Sintesi

Gli eccessi formali finiscono col fagocitare At Eternity's Gate, impegnato più a piacere che a coinvolgere. Il film di Schnabel è come un quadro ben dipinto che non sa emozionare.

Perché MadMass.it

Consapevoli del nostro ruolo, da cinque anni in MadMass.it portiamo avanti una linea editoriale responsabile, preferendo la copertura dei festival al content farming, le recensioni al clickbait, le rubriche e le interviste al sensazionalismo. Stiamo cercando di fare la nostra parte: sostienici con una donazione, acquistando i prodotti consigliati sul nostro magazine o semplicemente passa a visitarci, sfoglia le nostre pagine e condividi i nostri articoli sui social: ci permetterai di continuare a crescere e fare sentire la nostra voce.

Articoli Correlati

Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Ultimi Articoli

Gli eccessi formali finiscono col fagocitare At Eternity's Gate, impegnato più a piacere che a coinvolgere. Il film di Schnabel è come un quadro ben dipinto che non sa emozionare.At Eternity's Gate recensione