Capri – Revolution recensione

Venezia 75: recensione del film Capri - Revolution diretto e co-sceneggiato da Mario Martone con Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Donatella Finocchiaro, Antonio Folletto, Jenna Thiam e Lola Klamroth.

Capri - Revolution
Marianna Fontana in Capri - Revolution di Mario Martone, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia

Film che chiude la trilogia iniziata con Noi credevamo e proseguita con Il giovane favoloso, Capri – Revolution è perfettamente coerente con quanto portato sul grande schermo da Mario Martone nelle sue opere precedenti.

Ambientato sull’isola nel 1914, il film si serve del passato per trattare temi molto attuali come il rapporto uomo – natura, la dualità società – individualismo e i concetti di libertà e amore. Il regista sceglie di sposare il punto di vista di una giovane capraia che, non disposta a farsi sottrarre il suo futuro dai fratelli, decide di entrare in una comunità naturista e pacifista. Questa scelta, decisamente in controtendenza rispetto alla società alla quale appartiene, diventa il traino per una serie di confronti tra due modi (apparentemente) opposti di vivere la propria vita.

Capri - Revolution
Marianna Fontana in Capri – Revolution di Mario Martone

Il contatto con la comune è, infatti, il punto di partenza per una progressiva emancipazione e per lo sviluppo di una consapevolezza di sé. Sullo sfondo, nel frattempo, si avverte sempre più vicina la guerra, con il fiorire di ideologismi (come quello del dottore) destinati a tramutarsi in disillusione.

Martone contrappone il mondo della “normalità” a quello della comune ma quello che ne emerge è una sostanziale identità nella differenza. La Capri arcaica crede nel concetto di nazione e prosegue aderendo alle regole sociali stabilite nei secoli dei secoli. Quella “rivoluzionaria” professa individualismo e libertà ma non può che giungere a un processo di omologazione non così differente da quello della società cosiddetta civile.

Capri - Revolution
Lucia (Marianna Fontana), la protagonista di Capri – Revolution, decide di entrare in una comunità naturista e pacifista

Il sogno di rovesciare l’ordine prestabilito diventa quindi un’utopia ma non un fallimento totale. Lucia, la giovane capraia, proprio perché può assaporare l’arte di sognare, riesce ad autodeterminarsi e ad aspirare a un futuro migliore. Non esiste una prospettiva collettiva di realizzazione, ne esiste una individuale (pur attraverso un viaggio e un allontanamento dalla propria terra).

È un film denso di significati Capri – Revolution e che porta a una serie di riflessioni sull’importanza dello sperimentare per trovare il proprio io. Martone, come sempre, sceglie un’impostazione classica per il suo discorso e tiene saldamente a livello narrativo. Forse manca quell’estasi poetica che si respirava ne Il giovane favoloso, non di certo la capacità di rappresentare cose complesse in maniera semplice.

Ma soprattutto a colpire è l’equilibrio con cui il regista napoletano sposa le diverse prese di posizione, senza far prevalere l’una sull’altra e smarcandosi da un cinema di tipo ideologico. Capri – Revolution è, infine, un film sulla forza delle donne e sull’abbattimento di ogni tipo di barriera, anche quella sessista.

Sergio