Le otto montagne

Le otto montagne recensione film di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch con Alessandro Borghi [Cannes 75]

Le otto montagne recensione film di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch con Alessandro Borghi, Luca Marinelli e Filippo Timi

Un adattamento perfetto

Le otto montagne è soprattutto un grande adattamento del romanzo best seller in mezza Europa di Paolo Cognetti. Sembra un risultato da poco, ma non lo è affatto e dimostra la grande sensibilità dei registi belga Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, che guidano una produzione davvero attenta al materiale originale. Non è solo una questione di luoghi, volti e accenti, quanto piuttosto di atmosfere e toni: in questo il duo belga coglie perfettamente la sensazione che dà la lettura del romanzo, quel senso di austerità e rigore che traspare dalle pagine di Cognetti.

D’altronde la filmografia di Felix van Groeningen, sia nelle produzioni europee sia nell’hollywoodiano Beautiful Boy, da sempre sembra tendere verso i territori di un dolore inestinguibile a livello spirituale che consuma un duo di protagonisti, per azione diretta o per silenziosa testimonianza del dolore di una persona cara. La storia di amicizia decennale tra due ragazzi “che appartengono a montagne diverse” sembrava destinata dall’inizio a venire adattata in questo modo. Invece era tutt’altro che scontato e questo è un grande complimento per un adattamento cinematografico.

Alessandro Borghi e Luca Marinelli in Le otto montagne
Alessandro Borghi e Luca Marinelli in Le otto montagne (Credits: Wildside/Vision Distribution)

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Elegia alpina

Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch si prendono tutto il tempo per definire nella sua complessità la relazione tra Bruno (Alessandro Borghi) e Pietro (Luca Marinelli): più di un’amicizia, più di una fratellanza, quasi una pulsione sentimentale che non corona mai nell’atto vero e proprio, permeata da un’attrazione mai sublimata. Ancora ragazzini, i due si conoscono a Grana, un minuscolo paesino delle montagne valdostane. Pietro è un ragazzo di città che trascorre in una casetta in affitto le proprie vacanze estive, Bruno è l’unico adolescente del paese e già bada alle vacche e aiuta lo zio a fare il formaggio.

L’amicizia tra i due nasce e prosegue per anni in questo modo, alternandosi con le stagioni: estati di libertà sconfinata sulle Alpi e uggiosi inverni cittadini, lugubri. Dentro ciascuno dei ragazzi è radicata la montagna, ma in modi differenti. Da adulto Pietro diventa inquieto, vagabondo, alla ricerca delle sue montagne. Si allontana dal padre, cerca la felicità in Nepal. Bruno per lui è un solido punto fermo, tanto inamovibile dalle Alpi quanto Grana. Un luogo e una persona a cui tornare nei momenti di difficoltà, per ritrovare l’equilibrio.

Le otto montagne recensione film con Alessandro Borghi e Luca Marinelli
Le otto montagne di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch con Alessandro Borghi e Luca Marinelli (Credits: Wildside/Vision Distribution)
I registi Charlotte Vandermeersch e Felix van Groeningen
I registi Charlotte Vandermeersch e Felix van Groeningen (Credits: Alessandro Tiraboschi)

Scoprirà poi che il ragazzo è diventato un solido riferimento anche per i suoi genitori e in particolare il padre. Una consapevolezza che tingerà il rapporto con Bruno di rimpianto, di gelosia verso quel non-figlio in grado di capire meglio di lui il padre e i suoi sentimenti. La solidità di Bruno però è solo apparente, il suo legame con la montagna si fa ossessivo: non riesce più a immaginarsi lontana da essa, non vuole piegarsi a un rapporto con la natura che sia mediato dalla modernità, da quel concetto di natura astratto e mediato che tanto disprezza tra i “cittadini”. Gli equilibri tra i due cambiano, mentre il loro rapporto sempre vivo, anche nell’assenza e nella lontananza. Rimarrà una delle pochissime costanti della loro vita. Per entrambi la montagna è una parte essenziale dell’esistenza, anche se vissuta in modo differente: per Bruno e Pietro l’altro fa parte di quel concetto di montagna.

Con la sua regia fatta di silenzi alpini, di un formato che esalta l’altezza e la solennità delle vette e di riprese “vecchia maniera” (con elicottero, non droni) mentre i protagonisti corrono e si arrampicano sulle creste, Le otto montagne coglie perfettamente i non detti esistenziali che ancorano ma anche impacciano questa grande storia di amicizia. Il film non riesce a ovviare ai difetti del romanzo, in primis l’assoluta irrilevanza delle figure femminili, ma sicuramente ne esalta i punti di forza. Tra i due protagonisti, convince un po’ a sorpresa molto di più Alessandro Borghi nella parte dell’“uomo selvaggio” mentre la stella di Luca Marinelli sembra un po’ appannata, le sue interpretazioni recenti meno convincenti.

Sintesi

Il romanzo di Paolo Cognetti Le otto montagne gode di uno splendido adattamento grazie ad una co-produzione europea artisticamente notevole ed attenta al materiale originale. Un'elegia alpina lenta e solenne in senso prettamente positivo, impreziosita da un ottimo Alessandro Borghi.

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