Tom Cruise intervista incontro durante la masterclass al Festival di Cannes [Cannes 75]

Tom Cruise: intervista incontro durante la masterclass al Festival di Cannes 2022 75esima edizione, tra Top Gun: Maverick e la Palma d’Oro alla carriera a sorpresa

Tom, penso di poter parlare a nome di tutti in questo teatro: grazie per essere qui con noi. Vorrei parlare un po’ di cinema, d’altronde siamo a Cannes. Ho avuto la possibilità di intervistarti prima d’ora e durante una di queste interviste, siamo finiti a parlare di film sulla Seconda Guerra Mondiale. Sapevi tutto a riguardo! Hai parlato di questi film come un vero fan del cinema, come un vero appassionato di cinema, da qui ho avuto l’impressione che tu fossi non solo una grande star, non solo un grande attore, ma anche un vero cinefilo. A tal proposito, quale rapporto hai con il cinema, inteso come forma d’arte, come si è evoluto questo rapporto durante la tua carriera?

Tom Cruise: Devo tornare indietro nel tempo, a quando avevo circa quattro anni. Al tempo volevo diventare un attore, volevo diventare un pilota d’aereo, volevo vivere una vita avventurosa. Ero sempre impegnato a salire su alberi, correre, ero un sognatore e questo si rifletteva nei personaggi che da piccolo scrivevo. Crescendo, poi, ho avuto una serie di lavori nel mondo del cinema e anche fuori da questa industria, riuscendo a mettere da parte qualche risparmio per poter andare al cinema. A diciott’anni, viaggiando, inizio a registrare alcuni provini e alcuni di questi hanno un esito positivo, per cui mi ritrovo su set di film, iniziando da piccoli ruoli. Non ho mai frequentato scuole di recitazione ma ho sempre conosciuto il cinema molto bene, dopo il mio primo ruolo ho iniziato a studiare intensamente questa materia, da autodidatta, pensando che se non fossi riuscito a sfondare in questo mondo, almeno avrei potuto dire di conoscerlo a fondo. Lavoravo per i miei obiettivi, osservando da vicino ogni aspetto del film: dalla fotografia alla realizzazione dei trailer; ho cercato di studiare ogni piccolo dettaglio che compone un film e questa è stata, alla fine, la mia “educazione” cinematografica. Ho avuto la fortuna di poter lavorare con persone molto generose che hanno condiviso spesso il loro lavoro con me, di modo che potessi sempre imparare. Non ho mai avuto paura di ammettere di non sapere qualcosa, è stato fondamentale poter viaggiare e seguire questi professionisti. Ho sempre voluto lavorare in diversi Paesi, conoscere nuove persone, condividere parte della cultura locale e capire i vari punti di vista: questi sono elementi che fin da sempre mi hanno interessato: persone, storie da raccontare. Capire da dove provengano alcune storie è un aspetto fondamentale del lavoro, sono cresciuto con i film di Buster Keaton, Charlie Chaplin, ho studiato le origini del cinema e come il modo di raccontare nei film si sia evoluto nel tempo. Ho imparato molto presto, da ragazzo, che se fossi diventato abbastanza bravo in questo ambito avrei potuto farlo per il resto della mia vita, per cui ero sempre impegnato sui set, con gli sceneggiatori, osservando la stesura di un copione. Ho avuto il privilegio di poter vivere tutte queste esperienze e di poter realizzare film per il pubblico, tenendo sempre lo spettatore a mente, dato che io per primo sono uno spettatore.

Tom Cruise al Festival di Cannes 2022
Tom Cruise al Festival di Cannes 2022 (Credits: © Joachim Tournebize / FDC)

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Visto che stiamo parlando di pubblico e di cinema, ricordo che avevi un realizzato un video, mentre stavi girando Mission: Impossible a Londra, in cui incentivavi il pubblico a tornare al cinema [in seguito alla chiusura provocata dalla situazione disastrosa della pandemia di Covid-19] per vedere Tenet di Christopher Nolan. Perché è così importante, al giorno d’oggi, in una situazione di crisi anche per l’industria, tornare al cinema?

Tom Cruise: Siamo qui tutti insieme, riuniti, ognuno con un diverso background, nazionalità, visione del mondo e del cinema e siamo in grado di poter stare insieme come una comunità, condividere le proprie esperienze. Capisco l’industria del cinema, ma ci sono particolari e specifici modi per realizzare un film e, nel mio caso, realizzo film per il grande schermo. In qualsiasi piattaforma vadano a finire dopo l’uscita al cinema, di questo non mi interessa, ma ho sempre pensato che i film siano fatti per essere visti in sala. Chi realizza un film spera di realizzare una pellicola in grado di coinvolgere ed intrattenere il pubblico non solo per la durata della premiere o della settimana di uscita, ma per molto tempo in seguito. Scrivere un film è molto diverso da scrivere per la televisione, ci sono diverse tempistiche, diversi modi di scrivere, c’è un intero set di strumenti diverso. Vado sempre a vedere film al cinema appena escono, indosso un cappello e mi siedo insieme al pubblico per vedere i trailer, capire l’atmosfera. Ho trascorso molto tempo con gestori di sale, agenzie e studi di produzione, di modo da poter imparare ma, al tempo stesso, poter intervenire e sentirmi coinvolto. Voglio capire a fondo il funzionamento di questi lavori di modo da poter aiutare e suggerire miglioramenti così, se il film ha un buon risultato, possono fidarsi di me.

Top Gun: Maverick è stato trattenuto dall’uscita in sala dalla situazione provocata dalla pandemia mondiale, uno degli ultimi ad uscire. Ci sono state pressioni per rilasciare il film su piattaforme streaming?

Tom Cruise: No, non sarebbe mai potuto succedere! Non succederà mai. Quando, durante la pandemia, sono riuscito ad andare al cinema, ho sempre cercato di supportare chi lavorava dentro le sale. Ogni aspetto del film è importante e per realizzarne uno è fondamentale creare uno spazio sicuro, un ambiente che sia in grado di lasciare la libertà di indagare ogni aspetto della storia. Alcune persone pensano che il cinema funzioni a compartimenti stagni, ma, in realtà, tutta la squadra contribuisce anche in mansioni che non sono specifiche per loro. Alcuni film vengono realizzati nel corso di molto tempo, ad esempio, per Jerry Maguire è servito un anno intero di progettazione, ma, alla fine, è il bello di questo lavoro.

Top Gun: Maverick red carpet
Miles Teller, Jennifer Connelly e Tom Cruise durante la premiere di Top Gun: Maverick a Cannes (Credits: Festival di Cannes)
Qualcuno ha detto che, non appena raggiungi un obiettivo, subito te ne poni un altro davanti, come se il tuo unico obiettivo sia proprio l’avere obiettivi e, questo film è in qualche modo il risultato di questo tuo modo di lavorare. Pensi che sia vera questa osservazione?

Tom Cruise: Sì, decisamente! Non prendo mai niente per scontato e mi domando perché alcuni aspetti del mondo del cinema abbiano una determinata influenza su di me. Mi ricordo che quando stavo realizzando le prime registrazioni, i primi provini, pensavo che se fossi riuscito a fare questo mestiere per il resto della mia vita, allora non avrei mai dovuto prendere niente per scontato ma imparare sempre qualcosa di nuovo per migliorarmi. Ho sempre voluto fare film per il pubblico, lavorando in squadra e, da questo punto di vista posso ritenermi molto fortunato per aver collaborato con alcuni dei più grandi professionisti. Poter vedere da vicino questi maestri, in grado di “dipingere” il cinema, è stato un vero privilegio. Ho sempre cercato di coinvolgere altre persone per avere nuovi punti di vista sui personaggi, sulla storia, ognuno ha una sua idea: Gene Hackman, Meryl Streep, Robert Duvall, ognuno con una sua prospettiva. Ma non parlo solo di attori, spesso chiedo ai tecnici e ai direttori della fotografia perché sono state scelte quelle luci, perché quelle determinati lenti. Quello che dico sempre a tutti è di studiare a fondo il mestiere, per capire quanto siano importanti i dettagli, quanto sia importante quel preciso trucco, quanto siano importanti le luci, i set, tutti gli elementi che si uniscono nella produzione di una pellicola. Quello che chiedo sempre alle persone con cui lavoro è di non dire “questo è il tuo film, Tom” ma “questo è il nostro film” perché tutti gli artisti, ognuno nel proprio, contribuiscono al progetto. Ho ancora molto da imparare, da esplorare, per cercare di arrivare sempre a nuovi obiettivi e traguardi.

Nella maggior parte dei film in cui reciti c’è sempre una grande componente di dinamismo e azione, fino a che non è arrivato un film, Magnolia, che ha cambiato le carte in gioco: inizialmente rimane questa componente ma quando il personaggio visita il padre morente, tutto si ferma e niente si muove. Il personaggio cambia completamente, grazie anche al modo in cui cambia la tua fisicità.

Tom Cruise: Ho scritto un monologo all’inizio, cercando di immaginarmi il personaggio che avrei dovuto interpretare. Ho preparato il palco e la musica, ho esplorato a fondo il ruolo, ho passato molto tempo a sviluppare personaggi e in ogni caso dipende dalla storia la visione che ne deriva. C’è sempre un aspetto molto importante da tenere in conto, quello della fisicità, aspetto che vale per tutti gli attori – che ci sia o meno movimento. C’è una presenza fisica per tutti e per ogni cosa, basti pensare a Buster Keaton e al modo in cui riusciva a raccontare una storia basandosi solo sul movimento corporeo. Mi ricordo molto bene i set, molte scene… vedere questo video è stato come rivedere la propria vita scorrere in dieci minuti!

Tom Cruise intervista masterclass al Festival di Cannes 2022
Tom Cruise al Festival di Cannes 2022 (Credits: © Joachim Tournebize / FDC)
In Eyes Wide Shut, quando Nicole racconta la storia dell’ufficiale di marina, siete entrambi a sedere sul letto ma tu riesci a non muovere un muscolo, non un singolo muscolo: è stato Kubrick a suggerire di fare in questo modo?

Tom Cruise: In realtà, la scena è stata girata numerose volte. Kubrick ci ha sempre guidato nel procedimento, abbiamo passato molto tempo a decidere e definire quale atmosfera imprimere alla scena, quale tono dare al film, come rendere al meglio la sua visione. Il film, come si può vedere e sperimentare sulla propria pelle, è disturbante in un modo particolare. Abbiamo girato numerose volte le stesse scene, a volte modificando sostanzialmente anche il modo di recitare. Non voglio che gli spettatori vedano il grande lavoro che sta dietro a tutto questo ma che sperimentino nuove sensazioni osservando le immagini scorrere.

Ci sono due film che ritornano sempre quando si parla di Tom Cruise: Risky Business e Jerry Maguire. Come ti senti a riguardo, perché pensi che siano così importanti per il pubblico?

Tom Cruise: Non saprei! Ovunque vada ci sono sempre tantissime persone che mi chiedono perché non è stato fatto un altro Top Gun, prendere nota di quali film agli spettatori piacerebbe vedere al cinema, ascoltare perché sono piaciuti è però sempre un’esperienza meravigliosa. Ero molto giovane quando ho recitato in Risky Business, agli inizi della mia carriera mi impegnavo moltissimo per incontrare nuovi registi in continuazione. Ho incontrato Sydney Pollack quando avevo diciannove anni, ho iniziato a studiare i suoi film e a richiedere insistentemente un incontro con lui. Ero molto giovane e avevo una grande quantità, libri interi di domande da rivolgergli sul suo modo di fare film; studiavo film, cercavo i nomi nei titoli di coda per capire chi avesse fatto cosa, quale fosse il loro lavoro. Iniziavo a capire perché un film funzionasse in un modo e uno in un altro, quando ho intervistato Sydney ho cercato di trovare una risposta a tutte queste domande.

Tom Cruise intervista masterclass al Festival di Cannes 2022
Tom Cruise incontro durante la masterclass al Festival di Cannes 2022 tra Top Gun: Maverick e la Palma d’Oro alla carriera (Credits: © Joachim Tournebize / FDC)
Passiamo a Mission: Impossibile: questo è un franchise del tutto diverso dagli altri, avete sempre cercato di fare le cose diversamente. I film sono molto apprezzati per la suspense ma soprattutto per gli stunts, che sei tu a realizzare! Voglio dire, hai famiglia, hai figli… perché lo fai?!

Tom Cruise: Beh, non chiederesti mai a Gene Kelly perché balla, no? (ride).

No, non lo farei!

Tom Cruise: Non si fa, non lo chiederesti! (ride) All’inizio, quando Mission: Impossible era ancora una serie televisiva la maggior parte dei miei amici pensava non fosse una buona idea ricavarci una serie di film. Mi sono chiesto come avrei potuto coinvolgere un ampio pubblico in questo film, come avrei potuto intrattenerlo. Per tutta la vita ho sempre voluto fare paracadutismo, lanciarmi in nuove avventure, pilotare aerei ed elicotteri. Sono andato a lezione per imparare a fare tutte queste cose, per non parlare di lezioni di canto e ballo. Ho sempre pensato che sarebbe stato ideale creare una situazione unica per lo spettatore, meravigliarlo in qualche modo. Anche da piccolo, ero il tipo di bambino che si arrampicava sugli alberi e con Mission: Impossible ho voluto davvero fare questi stunt. In tutto quello che avevo occasione di fare, nel corso della mia vita, mentre lo facevo pensavo sempre che avrei potuto, un giorno, inserirlo in un film: ho usato lezioni di canto per Rock of Ages, lezioni di ballo e così via. Sono sempre stato interessato all’avventura e questo mi ha sicuramente aiutato a sognare, pensare che fosse possibile realizzare cose apparentemente impossibili. Mi sento molto privilegiato a fare quello che faccio. Per quanto riguarda Top Gun, ricordo che al tempo gli Studios subito volevano realizzare un seguito ma mi opposi a questa proposta, pensando di aver ancora molta strada da fare prima di poter ritornare a questo ruolo, avevo ancora molto da imparare.

Ti chiedi mai, in quanto attore, che cosa potrai lasciare alle generazioni successive?

Tom Cruise: Me lo chiedo spesso, sai, dato che la mia scuola di cinema si è svolta soltanto sui set cinematografici. Capire che per diventare competenti in qualcosa, avere una prospettiva ampia sul mondo, bisogna essere curiosi è stato un passo fondamentale. Viaggiare, non soltanto per promuovere il film e il mio mestiere, è stato sempre un aspetto molto importante: volevo vedere il film con queste persone, provenienti da ogni parte del mondo, sedermi con loro e comunicare, capire quali film erano di loro gradimento. Dopo la premiere di Top Gun ho girato il mondo e ricordo meravigliose esperienze che ancora oggi fanno parte del bagaglio culturale che mi porto dietro. Ancora oggi ci tengo molto ad incontrare registi locali, in diverse parti del mondo, per cercare di incentivarli a realizzare film, per sottolinearne l’importanza, far sentire la vicinanza e dire che qualcuno andrà a vedere il film, che io andrò a vedere il film.
Poter essere qui oggi, con voi, è un’esperienza unica.

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