Tuner - L'accordatore

Tuner – L’accordatore recensione film di Daniel Roher con Leo Woodall e Dustin Hoffman [Anteprima]

Tuner – L’accordatore recensione film di Daniel Roher con Leo Woodall, Dustin Hoffman e Havana Rose Liu

di Simone Luciani 

Tuner - L'accordatore di Daniel Roher (Credits: Notorius Pictures)
Tuner – L’accordatore di Daniel Roher (Credits: Notorius Pictures)

Tuner – L’accordatore segue la storia di Niki, giovane ex pianista con un disturbo uditivo che lo rende particolarmente suscettibile ai suoni. Niki lavora come apprendista accordatore di pianoforti per il vecchio Harry, ma per aiutare il suo mentore, sommerso dai debiti e in difficoltà, sarà costretto a dividere la sua vita tra lavoro, amore e crimine, andando ad aprire casseforti proprio utilizzando il suo straordinario udito.

Tuner si presenta al pubblico con un fantastico primo atto, carico ed elegante. Già dai crediti di apertura, splendidamente montati e fotografati, il nostro protagonista e il suo mondo ci sono chiari e viene trasmessa una non poco importante voglia di scavare a fondo. E così facciamo.
Il nostro Niki, interpretato da un ottimo Leo Woodall, è un forte protagonista, che regge tranquillamente sulle spalle la pellicola. Un piacevole protagonista con cui è molto facile rapportarsi e che viene reso molto unico dalla sua disabilità. Troviamo proprio nel primo atto memorabili scene a raccontare Niki, dalla prima scassinatura, il primo approccio al crimine e l’incontro con Ruthie, suo interesse amoroso nel film.

In questo primo atto trova spazio anche l’Harry di un Dustin Hoffman ancora evidentemente in forma, che porta non poco carisma alla pellicola. Ma, forse proprio vista la qualità di questo primo atto, più si va avanti e più sembra che Tuner lasci la presa. Sia sul pubblico che sulla propria sceneggiatura.

Esploriamo un elemento crime piuttosto abbozzato e semplicistico, che finisce per complicarsi ben più del dovuto nonostante vengano presentate soluzioni semplici. Fa da motore al film un dramma improvviso, ma che non si riesce a percepire emotivamente e finisce per presentare una risoluzione piuttosto insoddisfacente.

Nel secondo atto, la Ruthie di Havana Rose Liu diventa una fantastica co-protagonista, con un approfondimento comunque interessante. Ma la storia d’amore tra lei e Niki non riesce a portare qualcosa di nuovo o particolarmente interessante in sala. Questa aggiunta di elementi porta all’abbandonare in buona parte quei binari semplici, chiari e piacevoli che ci accompagnavano inizialmente. E dalla seconda metà del film la situazione sembra sia, almeno in parte, sfuggita di mano.

Con il suo debutto ad una regia non documentaristica, Daniel Roher sembra perdersi mentre cerca di muoversi in questa storia che diventa sempre più movimentata.
Tuner riesce comunque a intrattenere e a chiudersi con una nota, prevedibile, ma molto alta.

La storia è accattivante, anche grazie a un cast di attori e personaggi che gli porta un grande supporto, e l’idea è originale. Ha buon ritmo, e un montaggio di valore rafforza una fotografia, magari a tratti troppo spoglia, ma sempre gradevole.

Peccato invece per un comparto sonoro non del tutto riuscito, e che non sembra interessato a lavorare con i silenzi che tanto caratterizzano la vita del nostro. In una narrazione dove il nostro protagonista ha una disabilità uditiva ci si aspetta che questa venga anche raccontata e rappresentata sonoramente. Ma al di fuori di qualche veramente interessante accenno, non si fa molto per questo.

Con una premessa così intrigante era forse lecito aspettarsi di più, ma Tuner – L’accordatore riesce ad accattivare e a divertire il grande pubblico.

Certo, non dà grandi sensazioni cinematograficamente parlando, ma un cast di valore e un ottimo elemento musicale lo rendono un’esperienza tutt’altro che dimenticabile.

Tuner - L'accordatore di Daniel Roher (Credits: Notorius Pictures)
Tuner – L’accordatore di Daniel Roher (Credits: Notorius Pictures)

Sintesi

Pur senza lasciare un segno profondo, Tuner – L’accordatore conferma quanto una grande idea e un cast solido possano rendere coinvolgente anche un thriller imperfetto.

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