La Maison des Femmes – La casa delle donne recensione film di Mèlisa Godet con Karin Viard
di Tommaso Di Pierro

Luogo di cura, spazio d’ascolto e porto sicuro. Ambiente di condivisione, di confronto, di riscoperta della propria dignità, in cui sentirsi normale e riconquistare la propria voce e la propria storia.
Tutto questo è la Casa della donna Saint-Denis, centro di accoglienza per donne vittime di violenza al centro del film La Maison des Femmes, che si ispira direttamente alle vicende avvenute nella Casa di cura fondata nel 2016 dalla ginecologa e ostetrica Ghada Hatem-Gantzer a Saint-Denis, alle porte di Parigi.
Nel film, attraverso personaggi di finzione, assistiamo alla messa in scena quotidiana di vite di pazienti le cui storie private si fondono in un mosaico di testimonianze spezzate che emergono per essere ascoltate e capite in funzione di una cura.
Ad esse si aggiungono i pareri professionali dei medici, principalmente donne, di chi sta dall’altra parte per offrire supporto e aiuto, di chi ogni giorno combatte per rendere la realtà un posto migliore, e che nel farlo mette in gioco i propri limiti, aspirazioni e vissuti personali. Esseri umani, esattamente come i loro pazienti, bisognosi anch’essi della loro parte di fragilità.
Senza alcun pietismo, La Maison des Femmes non vuol essere solo un racconto di afflizione o di cupa disperazione, ma un inno che incoraggia a vivere la vita oltre la violenza subita e riconosciuta, che ricorda quanto ogni donna sia diversa, ma quanto di fronte alla violenza di genere il desiderio di rinascita resti unico e condivisibile, e la voglia di rivalsa deflagri in un singolo coro compatto che grida al mondo la bellezza delle donne, la loro fierezza e la loro potenza.
Un racconto dove si piange e ci si arrabbia, ma si ride anche, dove ad emergere come motore principale sono le storie e chi le ha vissute, chi le attraversa faticosamente ogni giorno sulla propria pelle, sia chi è curato che chi cura, e l’ascolto di esse, così che nessuna di esse vada perduta, ignorata o dimenticata. La casa delle donne diventa allora un luogo dove esorcizzare il proprio male e ricevere la spinta propulsiva per ricostruire il proprio sé di fronte a sé stesse e al mondo. Un luogo dove l’umanità è al primo posto e non si smette mai di ricominciare.
La Maison des Femmes diventa quindi testimonianza e presa di coscienza di un problema storico radicato nel sociale, in Francia quanto nel resto d’Europa e del mondo, sulle difficoltà di riconoscerlo e di affrontarlo con le giuste misure economiche e normative sul piano governativo, e che riflette sull’urgenza di tenere il fuoco accesso, di far diventare luoghi come le case delle donne “inevitabili”, necessari al sostentamento di chi non intravede una via d’uscita, e di educare il più possibile le nuove generazioni affinché simili atti di violenza si possano prevenire.

