Nouvelle Vague recensione film di Richard Linklater con Guillaume Marbeck e Zoey Deutch [RoFF20]

Richard Linklater ci catapulta all’interno di un’epoca cara a tutti gli amanti di cinema: la Parigi del 1959, anno di uno dei movimenti più rivoluzionari della settima arte, la Nouvelle Vague.
Dopo una breve introduzione al movimento, il regista ricostruisce giorno per giorno la realizzazione di uno dei suoi film simbolo: Fino all’ultimo respiro di Jean Luc Godard.
La macchina da presa di Linklater inquadra quel periodo storico con precisione chirurgica, muovendosi tra caffè, incontri dei giovani critici nelle cinémathèque e set movimentati dei grandi registi. In questa ricostruzione c’è spazio per tutti, da Truffaut a Rossellini e spesso bastano poche battute o una scritta in sovrimpressione per restituire la vitalità di quel mondo affascinante.
Nouvelle Vague, pur essendo essenziale, non scade mai nella superficialità o nel macchiettismo, ma regala un ritratto storico coinvolgente che accompagna lo spettatore in una danza entusiasmante all’interno dell’impetuosa rivoluzione cinematografica di quegli anni.
Richard Linklater non parla di questo periodo con l’atteggiamento riverente di un allievo nei confronti di un maestro, ma dimostra di aver pienamente assorbito la lezione di un’epoca così fertile. Il film non è solo un saggio sul movimento né una classica ricostruzione biografica, ma una dimostrazione di come il regista abbia fatto propria la poetica della Nouvelle Vague.

Oltre alle scelte formali, come l’uso del 4:3 e del bianco e nero, il regista impiega macchina da presa e montaggio proprio come fece Godard, dimostrando di aver colto la lezione dei grandi registi francesi che sdoganarono l’importanza del cinema come linguaggio poetico autonomo. In questo modo Nouvelle Vague diventa più di una ricostruzione storica: è un gioco in cui Linklater riporta nel presente la stessa intensità e il lirismo di quel movimento, fino a farlo definitivamente suo.
Le affinità non si esauriscono nella messa in scena: il film offre anche un ritratto umano di grande profondità. Al centro emerge Godard, figura simbolo del movimento, mostrato attraverso citazioni e aforismi che ne rivelano contraddizioni e fragilità.
Un film imprescindibile per chiunque ama la Nouvelle Vague e Godard. Il suo unico difetto è quello di rimanere intrappolato all’interno di uno schema narrativo che tende a ripetersi, arrivando a disorientare chi non conosce bene il mondo della Nouvelle Vague. Detto questo, rimane un’opera armonica e travolgente, in cui il regista prende per mano lo spettatore e lo accompagna dolcemente per le vie di Parigi, come in un fantastico sogno dentro un periodo storico che ha cambiato per sempre la storia del cinema.


