Louis Malle, le revolté recensione documentario di Claire Duguet presentato al France Odeon

Presentato nella sezione Venezia Classici all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e adesso incluso nel programma di France Odeon, il festival di cinema francese che si svolge a Firenze, il documentario Louis Malle, le revolté di Claire Duguet è un ritratto del grande regista francese composto esclusivamente da immagini di repertorio, spezzoni di film e audio d’archivio, in cui Malle racconta il suo percorso.
Nato nel 1932 a Thumeries e morto nel 1995 a Beverly Hills, Louis Malle è stato un precursore della Nouvelle Vague. A soli 23 anni vinse nel 1956 la Palma d’oro a Cannes con Il mondo del silenzio, diretto in co-regia con l’esploratore Jacques-Yves Cousteau. Il suo esordio al cinema di finzione fu Ascensore per il patibolo del 1958, seguito da Gli amanti, vincitore del Leone d’argento a Venezia, dove le sue scene d’amore provocarono scandalo.
Negli anni sessanta diresse titoli come Zazie nel metrò, Vita privata, Viva Maria!, con Jeanne Moreau e Brigitte Bardot in inediti ruoli d’azione, e Il ladro di Parigi, interpretato da Jean-Paul Belmondo, partecipando nel Sessantotto alla contestazione del Festival del cinema di Cannes al fianco di François Truffaut e Jean-Luc Godard.
Nella seconda parte della sua carriera, i titoli più significativi furono Soffio al cuore del 1971, Atlantic City del 1980, con Burt Lancaster e Susan Sarandon, girato negli Stati Uniti e pluricandidato agli Oscar e Arrivederci ragazzi del 1987, dramma storico sull’occupazione nazista della Francia e sull’Olocausto; con questi ultimi due titoli vinse nel giro di pochi anni per due volte il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia.
Il suo cinema è rimasto celebre per il suo raffinato sentimentalismo e per la sua vena eclettica, sapendo spaziare dal noir esistenzialista alla commedia satirica fino al dramma psicologico o in costume. Registi contemporanei come Noah Baumbach, Rebecca Zlotowski e ancor di più Wes Anderson sono stati influenzati dal suo lavoro, arrivando a reimpiegare attori e ambientazioni utilizzati nei film di Malle.
Louis Malle, le revolté ha una struttura molto canonica ed essenziale, ma si fa forte di una notevole ricerca archivistica e di un ottimo montaggio, a firma di Véronique Bruque. Il documentario di Claire Duguet inizia raccontando le origini di Malle in una famiglia francese molto ricca grazie al commercio dello zucchero a partire dall’era napoleonica, i ricordi infantili del regista di una manifestazione socialista, la passione adolescenziale per il jazz, che anni dopo avrebbe portato al coinvolgimento avventuroso di Miles Davis nella colonna sonora di Ascensore per il patibolo, che il grande jazzista compose improvvisando in una sola notte.
Il documentario ripercorre il percorso registico di Malle alternando foto di scena, spezzoni di film, telegiornali, interviste al regista o ai suoi attori. In una di queste, il regista se la prende “la vecchia mania francese di classificare” che ha portato a molte incomprensioni da parte dei critici per il desiderio di Malle di sperimentare con il cinema in diverse direzioni. In un’altra, parla del suo sodalizio con la montatrice Suzanne Baron, che collaboro con lui a tutti i suoi film dal cortometraggio Vive le tour del 1962 fino a Crackers del 1984.
L’omaggio della Duguet ricorda anche la fascinazione di Malle per l’India, dove in un momento di crisi personale e artistica andò a girare i documentari Calcutta e L’India fantasma nel 1969 e il suo amore per l’America, dove realizzò gran parte dei suoi film degli anni ottanta, pur rivendicando esplicitamente di aver mantenuto una sensibilità europea.
“Se pensassi che il mondo fosse perfettamente in ordine, e che le persone attorno a me fossero assolutamente fantastiche, senza alcuna riserva, o se pensassi che il mondo si è aperto ai miei occhi come una cosa molto semplice, come un libro illustrato, non penso che avrei voluto fare cinema. Quello che mi ha spinto a farlo è il fatto che, iniziando a mettere in discussione per primo il mio background famigliare, ho finito per contestare tutto. Gli impulsi principali che mi hanno guidato sono stati la curiosità e il rifiuto di alcuni valori dati per scontati. Ho pensato che ogni persona dovrebbe formarsi una propria visione del mondo che la circonda” è la dichiarazione programmatica di Malle che apre il documentario e che, non per nulla sin dal titolo Louis Malle, le revolté, mette l’accento sul carattere provocatorio e antiborghese del cinema del regista francese.

