La fine di Oak Street recensione film di David Robert Mitchell con Anne Hathaway e Ewan McGregor

I dinosauri sono tornati. Oltre al costante ritorno, ogni tre anni circa, di un film di Jurassic World, abbiamo altri progetti che stanno cercando di riportare i famosi rettili preistorici al cinema, unico luogo in grado di farli rivivere.
Nell’agosto 2026 è il turno di La fine di Oak Street, nuovo film di David Robert Mitchell, famoso soprattutto per il cult horror It Follows.
Protagonista è la famiglia Platt, composta da Denise (Anne Hathaway), Brad (Ewan McGregor) e i loro due figli Audrey (Maisy Stella) e Brian (Christian Convery). La loro vita apparentemente tranquilla viene sconvolta da un misterioso fenomeno che teletrasporta il loro intero quartiere indietro nel tempo, rendendoli preda di vari dinosauri affamati.
La matrice spielberghiani è evidente sotto molti punti di vista, a partire dall’ambientazione: il sobborgo americano degli anni ‘80 in cui si svolge il tutto (ben presentato nei minuti iniziali) non può non ricordare E.T., similmente a vari altri prodotti nostalgici (il cui massimo rappresentante è stato Stranger Things).
Anche i dinosauri richiamano il lavoro del grande regista. Non tanto a livello di design (si cerca di essere aderenti alle scoperte scientifiche più recenti) quanto a livello di presentazione. Mitchell fa sua la lezione di non mostrare subito le creature, ma di dosarne la visibilità giocando con ombre, alberi, staccionate e altri stratagemmi per far sentire la presenza senza mostrare direttamente. Almeno all’inizio, poiché a un certo punto la produzione mostra gli animali molto più sullo schermo, valorizzandoli con un’ottima CGI.
Le premesse per una divertente avventura per famiglie vecchio stampo ci sono tutte e per buona parte il film mantiene ciò che promette. Finisce per inciampare in alcuni problemi di scrittura. Principalmente riferiti a un elemento narrativamente mal sfruttato (il classico trop dei bulletti) e soprattutto alcune ingenuità di sceneggiatura.
Film di questo tipo ne sono pieni e alcuni sono tranquillamente ignorabili (come i dinosauri che hanno sempre un ostacolo convenientemente pronto a impedire loro di divorare i protagonisti); altre risultano più fastidiosi perchè chiaramente presenti per prolungare la durata e con una sensazione davvero eccessivo di comicità involontaria.
Fortunatamente La fine di Oak Street è abbastanza autoconsapevole da concedersi dei momenti di autoironia. Il risultato finale non è perfetto, ma comunque più godibile di altri blockbuster realizzati con molti più mezzi.


