Il complotto contro l'America

Il complotto contro l’America recensione miniserie TV [Sky Anteprima]

Il complotto contro l’America recensione della miniserie TV ideata da Ed Burns e David Simon e tratta dal romanzo di Philip Roth con Winona Ryder, Zoe KazanMorgan Spector e John Turturro

Cosa sarebbe successo se, nelle elezioni presidenziali del 1940, a vincere fosse stato l’eroe di guerra Charles Lindbergh e non Franklin Delano Roosevelt? A questa domanda prova a rispondere Il complotto contro l’America (2020). La miniserie HBO ideata da Ed Burns e David Simon – la coppia che ha portato alla luce Generation Kill (2008) e The Wire (2002-2008) – adatta sullo schermo un racconto di fantapolitica ucronica che è anche microcosmo della società e della situazione politica contemporanea.

Tratta dall’omonimo romanzo di Philip Roth del 2004 – con cui lo scrittore di Pastorale Americana (1996) vinse il Premio Sidewise per la storia alternativa – Il complotto contro l’America permette di mostrare la contaminazione dell’ideologia nazista e delle idee antisemite alle fondamenta del sogno americano; la ratio morale e narrativa alla base del cinema benevolo di Frank Capra (Accadde una notte, La vita è meravigliosa) e di È arrivata la felicità (1936), L’eterna illusione (1938) e Mr. Smith vola a Washington (1939).

Il complotto contro l'America recensione miniserie TV
Zoe Kazan, Morgan Spector, Azhi Robertson e Caleb Malis

Nel cast della miniserie HBO – in onda su Sky Atlantic dal 24 luglio 2020 – figurano Zoe Kazan (La ballata di Buster Scruggs), Winona Ryder (Stranger Things), John Turturro (Il grande Lebowski, Jesus Rolls, Gloria Bell) Morgan Spector, Anthony Boyle, Caleb Malis e Azhy Robertson (Storia di un matrimonio).

Il complotto contro l’America: la sinossi

Ambientato all’inizio degli anni Quaranta, Il complotto contro l’America riscrive la storia degli Stati Uniti dal punto di vista dei Levin – una famiglia ebrea di Newark, New Jersey.
L’ascesa di Charles Lindbergh (Ben Cole)- aviatore con idee xenofobe e populiste – legherà indissolubilmente il destino degli Stati Uniti d’America alla Germania nazista di Hitler grazie a un accordo di non-belligeranza.

Zoe Kazan in Il complotto contro l'america
Zoe Kazan in una scena de il complotto contro l’America

Con la vittoria di Lindbergh, i Levin si troveranno ad affrontare dei violenti e sconvolgimenti cambiamenti politici che ne deriveranno; con la casalinga Elizabeth “Bess” Levin (Zoe Kazan) che cercherà di proteggere la sua famiglia in ogni modo possibile.

La figura di Charles Lindbergh tra mito e simpatie filo-naziste

Il racconto de Il complotto contro l’America ruota attorno alla figura di Charles Lindbergh, che balzò agli onori della cronaca quando, tra il 20 e il 21 maggio 1927, compì la prima traversata solitaria in aereo – e senza scalo – dell’Oceano Atlantico. In esattamente 33 ore e 32 minuti, Lindbergh e il “suo” Spirit of San Louis compirono una magica impresa con cui consegnarsi alla leggenda dell’aviazione.

I problemi sorsero sul finire degli anni Trenta quando –  su invito dell’esercito americano – Lindbergh si recò in Germania per raccogliere informazioni sugli sviluppi della Luftwaffe. Qui conobbe Hitler, per cui Lindbergh nutrì una profonda ammirazione tanto da parlarne così nelle sue lettere: “È sicuramente un grand’uomo, e credo che abbia fatto molto per il popolo tedesco“.

Charles Lindberg
Charles Lindbergh e lo Spirit of S. Louis

Per il suo ruolo in Germania, nel 1938,  Hermann Göring insignì Lindberg della Croce di Servizio dell’Ordine dell’Aquila Tedesca. Circa due anni di più tardi – davanti a tremila persone alla Yale – Lindbergh sostenne fermamente il ruolo degli Stati Uniti nel riconoscere le nuove potenze europee. Dichiarando, inoltre, come la razza ebraica facesse parte di quel moto di spinta verso l’entrata in guerra degli Stati Uniti per ragioni “non americane”.

Nella linea temporale effettiva e non in quella ucronica de Il complotto contro l’America, il Presidente Roosevelt chiese a Lindbergh di restituire la decorazione nazista. A tale azione l’ex-eroe americano si oppose, definendo tale gesto “una inutile offesa alla leadership tedesca“. Tanto bastò a Roosevelt per mettere in dubbio la sua lealtà, spingendo così Lindbergh alle dimissioni da Ministro della Guerra.

Il complotto contro l’America, un’acuta riflessione della società contemporanea

La grande valenza narrativa di una delle opere più incisive di Philip Roth sta proprio nel riuscire a raccontare – grazie a dinamiche apparentemente lontane e ucroniche – dell’America degli anni Quaranta, quelle che sono le incongruenze culturali dell’America d’oggi. Il contesto storico-culturale de Il complotto contro l’America fa così emergere un sottotesto di aspra denuncia verso il razzismo, l’antisemitismo e il potere populista “aggrega-masse” della religione. Abbastanza da spingere Burns e Simon a scegliere di adattarlo in forma seriale; in un racconto che trova i suoi punti di forza nella regia misurata e austera e nella fotografia cupa come gli esiti della sua narrazione. A ciò si aggiunge una ricostruzione storica curata sin nei minimi dettagli.

Azhy Robertson nei panni di Philip Levin
Azhy Robertson nei panni di Philip Levin

Il complotto contro l’America riesce, inoltre, a trattare tematiche quali la (contro)mitizzazione della società patriarcale e la crescente emancipazione femminile; per mezzo di un linguaggio filmico tanto elaborato nella costruzione ma semplice negli elementi e nei toni. Un’immediatezza resa possibile da citazioni sportive, eventi politici realmente accaduti ed elementi testuali e visivi ad opere letterarie e cinematografiche – fra tutti degli omaggi a Gli angeli con la faccia sporca (1938) e Paradiso Proibito (1940) – con cui dare colore al racconto.

Ed è qui che entrano in gioco le componenti umane de Il complotto contro l’America. I momenti conviviali, di gioco e di scontro della famiglia Levin – raccontati dagli occhi del Philip di Robertson – permettono di dare vivacità alla narrazione, mostrandoci il dramma nel dramma. Fungendo così da collante tra la brillante Winona Ryder – che emerge al dispiegarsi dell’intreccio – e a una sorprendente Zoe Kazan, intesa come non mai.

L’ennesima serie evento di HBO

In appena sei puntate, Il complotto contro l’America riesce a raccontare di un’ucronica fantapolitica che non è lo poi nemmeno tanto; per molti aspetti un’amara realtà fatta di capi politici poco empatici con il proprio popolo, ignoranti e dalle pericolose idee populiste. A partire dallo slogan di Lindbergh nell’opposizione dicotomica tra sé stesso – come unico modo per evitare il conflitto bellico – e la Seconda Guerra Mondiale.

Rievocando in parte le tematiche trattate della serie The Man in the High Castle (2015-2019) – anch’esso tratto da un romanzo pluripremiato, La svastica sul sole (1962) di Philip K. Dick – seppur in forma meno action e più marcatamente politica; Il complotto contro l’America si conferma l’ennesimo buon prodotto (tele)filmico di HBO. Grandi performance, grandi storie, per un confine tra cinema e televisione – in termini di qualità – sempre più assottigliato.

Sintesi

Attraverso un linguaggio filmico tanto elaborato nella costruzione quanto semplice nella realizzazione, Il complotto contro l'America riesce a far emergere - in seno alla sua narrazione ucronica - un forte sottotesto critico verso i mali della società. Il razzismo, l'antisemitismo, l'uso propagandistico della religione. Forti del talento di Zoe Kazan e Winona Ryder, Burns e Simon realizzano una miniserie politica d'antologia, certamente tra i prodotti seriali più interessanti del 2020.

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