Stranger Things 3: commento e recensione della nuova stagione

Con la sua terza stagione, ora disponibile su Netflix, Stranger Things conferma di essere ancora la migliore serie tv della piattaforma streaming.

Stranger Things 3: commento e recensione della nuova stagione
Stranger Things 3: commento e recensione della nuova stagione

Finalmente, a distanza di un anno e mezzo dal rilascio della seconda stagione, Stranger Things torna su Netflix con otto nuovi episodi che da venerdì scorso stanno calamitando l’attenzione di tutti gli abbonati alla piattaforma streaming. E non potrebbe essere altrimenti, se pensiamo quanto l’opera dei fratelli Duffer sia stata capace di conquistare pubblico e critica sin dal suo esordio, risalente all’estate del 2016. Un vero e proprio fenomeno che ha messo d’accordo persone di ogni età che, attraverso le vicende di Eleven e compagni, hanno potuto riassaporare le atmosfere dei favolosi anni ’80 a cui la serie tv è rimasta perfettamente fedele con colonna sonora e ambientazioni azzeccatissime, condite da un perfetto equilibrio tra leggerezza e quella sana suspense propria del genere paranormale.

Stranger Things 3: ed è subito binge watching

La terza stagione di Stranger Things è stata accolta come viene accolta la mattina di Natale da un bambino di otto anni: nonostante l’afa delle serate estive, un grandissimo numero di persone hanno scelto di rimanere a casa per dedicarsi ad una massiccia sessione di binge watching ed ecco che, senza neanche accorgersene, anche i nuovi episodi della serie tv sono stati divorati in pochissime ore.

Rispetto al 2016, quello che salta più all’occhio è l’inevitabile trasformazione che ha visto protagonisti i “ragazzini” di Stranger Things: tutti hanno perso quell’innocenza che si percepiva nella prima stagione dello show e, un po’ per via della clamorosa notorietà ottenuta a livello internazionale e un po’ per la fase adolescenziale che naturalmente trasforma ciascun essere umano, ecco che ce li ritroviamo cresciuti, meno impacciati e più padroni di se stessi. La terza stagione ci mette proprio a contatto con i temi che caratterizzano l’adolescenza: da una parte i primi amori, quelli fatti di una miriade di baci a stampo e di telefonate della serie “attacca prima tu, no attacca prima tu”, etc; dall’altra i primi dilemmi, le prime gelosie e dunque le prime discussioni tra fidanzatini ma anche tra amici.

Stranger Things 3: commento e recensione della nuova stagione

I primi amori, i primi malumori

E se già conoscevamo molto bene il legame che lega Mike, Lucas, Dustin e Will, rimaniamo piacevolmente colpiti dal rapporto che viene invece a crearsi tra Eleven e Max: tutt’altro che scontato, poiché è vero che sono le uniche due femmine della comitiva ma è pur vero che a certe età rischiano di avere luogo anche le prime invidie e i primi dissapori tra ragazze. Ben venga che non sia così. Soprattutto di Max è apprezzabile lo spirito femminista con cui prende per mano Eleven conducendola nel mondo e presentandole Wonder Woman: un modo per farle capire che può benissimo salvarsi da sola, senza per forza dipendere totalmente dalle attenzioni di un ragazzo (non ce ne voglia il buon Mike).

Situazione ben diversa è quella che ci troviamo davanti sul fronte maschile: le prime pulsioni nei confronti delle ragazze e le prime cotte spezzano gli equilibri che sembravano intoccabili tra Dustin, Will, Mike e Lucas: se questi ultimi due viaggiano praticamente sulla stessa lunghezza d’onda, i primi due si sentono in qualche modo traditi dai loro amici e se Will la prende malissimo e si sente un povero illuso per aver creduto che tutto sarebbe rimasto per sempre perfetto (ci siamo passati tutti, ammettiamolo), Dustin, rimasto il più autentico di tutti, trova subito sostegno e fratellanza in Steve.

L’ex “più figo della scuola” appare irresistibilmente buffo in versione gelataio ma completa nel migliore dei modi la propria trasformazione, iniziata a seguito della prima stagione quando era lui il bullo che per apparire bello agli occhi di Nancy ridicolizzava il povero Jonathan. Nel secondo ciclo di episodi ha scelto di schierarsi dalla parte dei buoni, tornando un po’ ragazzino ma allo stesso tempo diventando il più tenero dei “baby-sitter”. Adesso invece, anziché “maturare” come tutti i suoi coetanei, sembra aver riscoperto il lato più bambino di sé, complice l’amicizia con Dustin a cui si aggiunge la complicità di Robin, new entry (interpretata da Maya Hawke, figlia di Uma Thurman) perfettamente calatasi nel clima della serie tv.

Stranger Things 3: commento e recensione della nuova stagione

Billy si prende il suo posto tra i protagonisti

Nella seconda stagione Billy, il fratello bullo di Alex, non aveva un ruolo di rilievo e rappresentava anzi il personaggio più fastidioso. Sarebbe stato ingenuo credere che la sua funzione si sarebbe limitata anche in questi nuovi episodi al rimorchiare tutte le milf di Hawkins: adesso diventa infatti protagonista ricoprendo il ruolo del “villain” dallo sguardo pazzo e in particolare si trasforma nel mezzo attraverso cui il Sottosopra torna a farsi largo nella cittadina statunitense. Stranger Things 3 in questo senso si presenta con un tono più deciso per quanto riguarda il racconto del male. I topi che esplodono, così come la signora anziana che si avventa con brama sul sacco del concime, sono soltanto i primi indizi che ricordano allo spettatore che la serie tv non vuole soltanto far divertire o emozionare in positivo ma anche regalare qualche brivido di paura, riuscendo così a mantenere alto il ritmo tra un episodio e l’altro.

Stranger Things 3: commento e recensione della nuova stagione

In Stranger Things ancora una volta l’unione fa la forza

Ancora una volta la story-line si sviluppa su diversi binari paralleli, con i protagonisti che inizialmente agiscono in maniera separata e distinta, senza alcun dialogo che metta a confronto le loro scoperte o le loro sensazioni: Nancy e Jonathan indagano sulla “rabbia” trasmessa dai topi, Will percepisce che il Sottosopra sta tornando ma preferisce rimandare la confessione alla fine del terzo episodio, Eleven e Max si occupano di Billy, Hopper e Joyce (un po’ i Sandra e Raimondo della situazione) capiscono che gli esperimenti portati avanti nel laboratorio non sono affatto finiti e il trio Dustin-Steve-Robin riesce a toccare subito con mano il cuore della faccenda e dunque le losche attività russe. Ancora una volta sarà poi la sinergia tra i vari protagonisti della serie tv, perfettamente complementari tra loro, a guidare il gruppo verso la retta via e a culminare nella resa dei conti nel finale di stagione.

Stranger Things 3: commento e recensione della nuova stagione

Tanti gli omaggi ai film che hanno segnato gli anni ’80 sul grande schermo: da Shining (vedi Bruce Lowe che insegue Nancy in ospedale, proprio come faceva Jack Nicholson nel film di Kubrick) a Terminator, passando per Aliens. Insomma, i cinefili faranno a gara per individuare quanti più riferimenti possibili.

Tra una luce intermittente e l’altra, la terza stagione di Stranger Things fila liscia che è una meraviglia, come ormai capita raramente quando si tratta di nuove stagioni che il più delle volte rischiano di rovinare quanto di buono fatto vedere alle origini di una serie tv: questo non riguarda l’opera dei fratelli Duffer che riescono invece a tenere alta l’asticella relativa alla qualità e all’originalità dello show, il quale conferma ancora una volta di essere il prodotto più riuscito di casa Netflix.