L'estranea

L’estranea recensione film di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi [Anteprima]

Cosa succede quando si perde il controllo e si cade in una spirale di disperazione, dove ogni scelta fatta sembra quella sbagliata? Ce lo racconta Paolo Strippoli nel suo ultimo film: L'estranea. 

L’estranea recensione film di Paolo Strippoli con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi.

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Valeria Bruni Tedeschi in una scena del film

È stato in concorso per il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ed è il film candidato dall’Italia per la corsa verso gli Oscar: L’estranea è il quarto film di Paolo Strippoli, ormai regista emblematico della nuova scena horror italiana.

Ci troviamo a Roma, durante un fortissimo temporale, quando Anna (Jasmine Trinca) si presenta alla porta della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), intenzionata a raccontarle tutti i segreti della loro famiglia.

Torniamo indietro nel tempo, nel 1999: la famiglia Colonna è una delle più illustri di Bari. Vivono in una grande villa con piscina, la piccola Alice è lanciata verso il mondo delle pubblicità e l’altro figlio, Tobia, ha di fronte un futuro roseo nel calcio.
Ma improvvisamente la tragedia: il cane di famiglia aggredisce Alice. La ferita è talmente grave che la bambina potrebbe perdere la gamba. Mentre Anna è in ospedale, le appare una figura misteriosa e inquietante (interpretata da Valeria Bruni Tedeschi), che le propone un patto per salvare la gamba di Alice.

Da quel momento, s’innesca un effetto domino che cadrà sulla famiglia Colonna come una maledizione.

Paolo Strippoli è alla sua quarta opera e, fresco del successo de La valle dei sorrisi, torna sul grande schermo, con una nuova incursione nel genere horror.

Nel cast, dominato dalle figure femminili, troviamo Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano e Valeria Bruni Tedeschi. A completare il cast, ci sono Andrea Genovese (nei panni di Tobia) e Adriano Giannini (nei panni di Walter).

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Una scena de L’estranea (2026)

L’estranea è un film che strizza l’occhio alle atmosfere di Dario Argento e che riprende un tema già intravisto ne Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos. Ma Strippoli rielabora questi riferimenti, con una nuova sensibilità più nostrana.

La narrazione rimbalza continuamente tra il presente e il passato, ben distinti anche dall’uso dei colori: il passato è brillante, con colori accesi ed evoca una felicità dei tempi passati, che però si spegne progressivamente, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando un temporale, sempre più violento, sta funestando Roma, mentre Anna racconta la sua storia ad Alice.

Una narrazione che è anche divisa in capitoli: La figlia, Il figlio, Il padre, La madre ed Epilogo.

La figura dell’estranea, interpretata magistralmente da Valeria Bruni Tedeschi, è una figura complessa, quasi faustiana, che propone dei patti, ma senza esplicitarne i dettagli. E questo scatena una concatenazione di eventi che fa perdere il controllo ad Anna. Tutto va in pezzi: lo status della famiglia Colonna, i parenti, ma anche la sua sanità mentale. Il regista ha affermato che il film è la rappresentazione di una delle sue più grandi paure, la perdita di controllo.

La vita di Anna è apparentemente perfetta: ricchezza, una casa perfetta, un marito che la ama, un figlio che sarà una promettente stella del calcio, una figlia già lanciata nel mondo della pubblicità, un sogno che anche lei aveva avuto quando era giovane, ma che ha dovuto abbandonare. Basta, però, un attimo per poter cambiare le cose: il cane che aggredisce Alice è il primo tassello che fa cadere quel castello di carte.
Quando Anna è in ospedale, nel primo incontro con l’Estranea, afferma che uno dei più grandi dispiaceri sia sapere che la piccola Alice perderà il suo primo ingaggio per una pubblicità. Perché è quello che interessa ad Anna: l’apparenza.
E l’estranea lo sa, per questo le propone quel patto che scalfisce quell’apparente perfezione. Quella decisione, che sembrava inizialmente così giusta e naturale, inizia a far vacillare gli equilibri, in primis quello con suo marito Walter.

L’estranea parla della famiglia Colonna e della loro storia, ma parla anche di quella borghesia italiana che si rivela un costrutto, una semplice maschera che nasconde l’ipocrisia di quella perfezione tanto sbandierata, ma che si fonda su un terreno instabile.

È un film, però, che mostra i suoi limiti, mentre i minuti scorrono. I primi due capitoli, dedicati ai due figli, sono molto intensi e strutturati e tengono lo spettatore incollato allo schermo per capire se quella spirale di dolore avrà una fine.
Nella seconda metà si appiattisce e si accartoccia su sé stesso, rendendo il simbolismo, presente già dall’inizio della storia, troppo posticcio. Il colpo di scena finale ci lascia un interrogativo importante, ma non abbastanza stimolante da aprire una vera e propria discussione.

Lodevoli, comunque, le interpretazioni dei tre personaggi femminili, capisaldi della storia: Jasmine Trinca, assoluta protagonista della pellicola, riesce a farci immedesimare nelle scelte, convincendo anche noi che stia facendo la scelta giusta, ogni volta.
Romana Maggiora Vergano incarna quell’incredulità che anche noi avremmo di fronte al racconto di questa storia: un’interpretazione fresca che conferma il talento della giovane attrice. E infine Valeria Bruni Tedeschi, una figura mefistofelica sensuale e conturbante, che riesce ad ammaliare Anna, ma anche noi spettatori.

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Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi in una scena de L’estranea (2026)

Sintesi

L’estranea è un film che riesce ad incarnare perfettamente l’ipocrisia della borghesia, ma che mostra anche cosa succede quando si perdono il controllo e la lucidità, soprattutto in una società che fa del controllo la sua anima.

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