L’ultima missione: Project Hail Mary recensione film di Phil Lord e Christopher Miller con Ryan Gosling, Sandra Hüller [Anteprima]

Ci sono pellicole difficili da dimenticare, film che sono destinati a lasciare il segno. L’ultima missione – Project Hail Mary rientra sicuramente in questa categoria.
Phil Lord e Christopher Miller danno vita alla trasposizione cinematografica del romanzo di Andy Weir (autore già portato sullo schermo da Ridley Scott con The Martian) attraverso il racconto della storia di Grace, un uomo che si sveglia dopo un coma farmacologico di durata imprecisata su una navicella nello spazio senza alcun ricordo di come ci sia arrivato e di chi sia veramente, le uniche persone insieme a lui sono decedute.
Nel corso del tempo comprende le ragioni della sua presenza sull’astronave e di essere l’unica persona in grado di salvare la Terra da una minaccia incombente, o così sembra, fino all’arrivo di Rocky, un alieno pietriforme che condivide con l’uomo il medesimo scopo: salvare il proprio pianeta. Dalla loro alleanza nascerà un forte legame che li condurrà verso il lieto fine.
I ricordi di Grace emergono come frammenti sottoforma di intermittenze televisive in un racconto che gioca costantemente sui ritmi di narrazione tramite continui flashback e bruschi ritorni alla realtà che danno spinta a una storia fantascientifica che riesce allo stesso tempo ad essere profondamente ancorata alla realtà grazie allo spessore umano che la contraddistingue.
La sceneggiatura stratificata e minuziosa nella descrizione di tutte le varie fasi dell’esperimento, non risulta manchevole nemmeno quando il racconto sposta l’attenzione, in maniera egregia e senza mai perdere il focus sul topic principle, sulla narrazione del legame che si instaura tra Grace e Rocky. Non solo una storia di amicizia quanto una celebrazione di valori e intenzioni che supera qualsiasi barriera fisica e ideologica mostrando ciò che sta alla base della vita: la condivisione e il senso di appartenenza. I due personaggi condividono lo scopo di salvare le rispettive terre natali per garantire un futuro ai propri abitanti e questo li spinge a unire le proprie forze andando contro alle rispettive diversità, trovando la chiave di lettura alla propria storia.

Ryan Gosling dona al personaggio di Grace una stratificazione emotiva e psicologica da vero fuoriclasse dimostrando ancora una volta la sua grande capacità di muoversi all’interno di un vasto spettro di interpretazioni, senza rimanere incasellato nel clichè del belloccio senza spessore. Nota di encomio anche per James Ortiz, voce e puppetry dell’alieno Rocky, il quale riesce a infondere nella creatura un’umanità e una profondità che spesso risulta mancante in veri e propri attori in carne ed ossa, bucando lo schermo.
Estetica, spettacolarità ma anche onestà intellettuale: Project Hail Mary è una pellicola che decide di non sacrificare la scienza a favore di un prodotto che punta solo sull’intrattenimento, deriva della quale soffrono diversi film di genere. Ogni singola fase dell’esperimento Hail Mary viene descritta con minuziosità senza mai risultare prolissa, anche grazie ad un uso sapiente dell’ironia, fresca e mai prevedibile attraverso piccole gag comiche, la quale contribuisce a rendere la permanenza sulla poltrona rossa ancora più piacevole e interessata.
A questo insieme si aggiunge una fotografia maestosa studiata al millimetro che alterna l’uso di soggettive ad inquadrature panoramiche, il tutto accompagnato dall’utilizzo diegetico di musiche dai toni epici e coinvolgenti in grado di accendere il senso di meraviglia anche nell’ individuo meno incline a questa tipologia cinematografica.
Nel film di Phil Lord e Christopher Miller riescono a vivere con grande sinergia anime che risulterebbero a primo sguardo incompatibili dando prova che è possibile la creazione di un prodotto completo in grado di suscitare stupore e allo stesso tempo insegnare qualcosa, se non la scienza nella sua interezza (obiettivo sicuramente ambizioso) quantomeno l’empatia e la capacità di abbracciare la diversità, attraverso lo sguardo dei due protagonisti.
L’ultima missione: Project Hail Mary è una boccata d’aria in grado di far riscoprire quel senso di meraviglia che spesso tendiamo a chiudere nel cassetto, facendoci uscire dalla sala intellettualmente ed emotivamente più ricchi e consapevoli.



