La vita va così recensione film di Riccardo Milani con Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio, Geppi Cucciari e Giuseppe Ignazio Loi [RoFF 20]

La vita va così, film d’apertura della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, sarà al 23 ottobre al cinema.
Diretto da Riccardo Milani è ambientato in Sardegna: l’isola, con i suoi valori, le sue tradizioni e i suoi paesaggi, non è solo una semplice ambientazione da cartolina ma una protagonista determinante all’interno degli sviluppi narrativi.
Milani, che firma la sceneggiatura insieme a Michele Astori, propone un soggetto estremamente attuale, in cui si scontrano due visioni diametralmente opposte: quella economico-capitalistica e quella legata a valori agresti — ormai lontani — di attaccamento alla terra e alle proprie origini
Il protagonista è Efisio Mulas, un pastore che ha vissuto per tutta la vita in una piccola casa immersa in un paradiso terrestre, accanto a una spiaggia da sogno e a un terreno ancora incontaminato. A turbare la sua quiete arriva uno dei più grandi gruppi immobiliari d’Italia, deciso a costruire un lussuoso resort proprio sul terreno del pastore, arrivando a offrirgli cifre da capogiro.
La vita va così si fonda su un costante gioco di contrasti tra due mondi opposti, resi attraverso un montaggio parallelo che alterna le due realtà: quella del pastore sardo e quella del ricco imprenditore milanese.
Soprattutto nella sua parte iniziale, il film si muove con sapienza su questo meccanismo, offrendo allo spettatore una narrazione semplice, ma al tempo stesso lineare e coerente.
Non mancano inoltre personaggi variopinti e divertenti, interpretati da un cast in piena forma che, pur giocando con emozioni immediate, riesce a creare una sincera empatia con il pubblico. In questo affresco vivace trovano spazio anche gag esilaranti, che conferiscono al film un tono da commedia energica e appassionata.

Le premesse iniziali però si esauriscono presto e il film perde quella carica vitale che lo contraddistingueva fin dall’inizio. In questo modo, la storia del pastore che combatte contro il grande studio immobiliare, diventa troppo meccanica e, le dinamiche iniziali, finiscono per ripetersi, appesantendo la fluidità del racconto. Quella che inizialmente sembrava una commedia divertente, diventa un sermone dalla morale facile e un po’ retorica.
Al netto di uno sviluppo ed un finale troppo didascalico nella sua morale, La vita va così rimane un’operazione che regala diversi spunti interessanti: dal rapporto con le proprie origini alla descrizione del nuovo progresso, veloce ed inesorabile. Inoltre, la classica storia di Davide contro Golia, del piccolo che si oppone ai soprusi del grande capitale, pur non essendo nuova, è difficile che non appassioni, soprattutto grazie all’attenta attenzione del film nella rappresentazione dell’identità sarda.
La vita va così affronta un tema attuale, raccontando la storia toccante di un uomo che si oppone alla forza dei potenti. Se all’inizio il registro è quello della commedia più vivace, sostenuta da un grande cast e da un ritmo scorrevole, con il passare del tempo la narrazione finisce per inciampare in uno schema un po’ ridondante.
Il finale, poi, straborda in una morale troppo esplicita, rischiando di indebolire le premesse iniziali: sarebbero bastati pochi minuti in meno e un tono più misurato per mantenere intatta la forza del racconto.


