Il Ministero dell'Amore

Il Ministero dell’Amore recensione film di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo [RoFF21]

Il Ministero dell'Amore trova una formula interessante per raccontare l'amore in modo molto italiano ma senza affondare il colpo decisivo

Il Ministero dell’Amore recensione film con Pif, Corrado Guzzanti, Alessandra Mastronardi e Angela Finocchiaro

Il Ministero dell'Amore di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (Prime Video)
Il Ministero dell’Amore di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (Prime Video)

Il punto di partenza de Il Ministero dell’Amore è un’idea di una eleganza quasi geometrica: trasporre nell’anima di un uomo medio il funzionamento delle istituzioni repubblicane, con tanto di Costituzione, maggioranza, opposizione, crisi di governo e rimpasti. L’operazione nasce dalla pièce Stare meglio oggi (2013) di Giacomo Ciarrapico, monologo in cui Carlo De Ruggieri dava corpo e voce a un “signor Carlo” il cui mondo interiore era organizzato come una Repubblica.

Il film espande quel nucleo, lo trasferisce in un protagonista diverso — Aldo, cronista parlamentare interpretato da Pif — e lo dilata in una commedia corale in cui il vissuto interiore si fa letteralmente res publica.

Il Ministero dell’Amore è una traduzione espansa del soliloquio originale. Il passaggio dal monologo alla coralità è il vero snodo autoriale, perché comporta una riconfigurazione del dispositivo: da chiuso e claustrofobico (la testa di un uomo) a aperto e popolato (un Parlamento di maschere). Il risultato è convincente nonostante un’altalenanza strutturale che si espone a qualche défaillance.

Dal punto di vista della scrittura, Ciarrapico e Vendruscolo (i due autori di Boris con Mattia Torre) costruiscono un meccanismo solido, che funziona soprattutto quando i ministri interiori prendono possesso della scena.

Corrado Guzzanti, nei panni del Presidente del Consiglio, evoca neanche troppo velatamente Cossiga e una certa stagione politica, stabilendo una referenzialità penetrante oltre la comicità. Accanto a lui, Angela Finocchiaro (leader dell’opposizione), Pietro Sermonti (ministro dell’Amore), Massimo De Lorenzo (Difesa), Carlo De Ruggieri (ministro delle cause perse) e Andrea Pennacchi (sottosegretario) giocano con i modi e le locuzioni del linguaggio giornalistico parlamentare nelle direzioni più disparate. È la cifra registica del film: la macchina comica è più forte della struttura narrativa che la contiene. Quando gli attori “borisiani” sono in scena, il film respira; quando la narrazione torna su Aldo e Claudia, il ritmo si raffredda.

Ed è qui si manifesta il limite cinematografico del film: la compresenza di due registri che non sempre si amalgamano. Il monologo interiore che accompagna Aldo, oltre a ricordare il trascorso televisivo de Il Testimone condotto proprio da Pif, è un meccanismo che finisce per intorpidire il film, soprattutto quando la brillantezza degli inserti parlamentari raggiunge i picchi comici maggiori, momenti in cui gli attori sembrano avere licenza di uccidere.

Non trattandosi però di satira politica diretta, è salvo almeno il rischio di cadere nel macchiettismo, ma è anche l’allontanamento definitivo del testo teatrale, che era esplicitamente cinico e amaro, e invitava a fare i conti in maniera più critica con il proprio governo interiore, con la Costituzione, i cittadini e persino con i servizi segreti del proprio Stato.

Il Ministero dell’Amore ad ogni modo prova a fare qualcosa di diverso, e nella maggior parte dei casi ci riesce. Ha un’idea forte, un cast in stato di grazia e una scrittura sofisticata che non scade nell’intellettualismo. Ma paga il prezzo della sua espansione: la coralità attenua la densità interiore del monologo, la maggiore accessibilità smorza l’amarezza dell’originale, e l’equilibrio tra le due anime del film non è sempre saldo. È un’operazione intelligente, a tratti divertentissima, che sembra aver intercettato nella metafora parlamentare un dispositivo simile al western americano. Peccato davvero solo per un certo didascalismo che non gli permette di essere davvero pungente e esplorarne completamente le potenzialità ma, parafrasando il film stesso, ogni tanto si fanno film e ogni tanto si fa la storia del cinema.

Il Ministero dell'Amore di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (Prime Video)
Il Ministero dell’Amore di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (Prime Video)

Sintesi

Il Ministero dell'Amore prova a fare qualcosa di diverso, e nella maggior parte dei casi ci riesce. Ha un'idea forte, un cast in stato di grazia e una scrittura sofisticata. Un'operazione intelligente che sembra aver intercettato nella metafora parlamentare un dispositivo simile al western americano. Peccato davvero solo per un certo didascalismo che non gli permette di essere davvero pungente e esplorarne completamente le potenzialità ma, parafrasando il film stesso, ogni tanto si fanno film e ogni tanto si fa la storia del cinema.

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