I migliori horror psicologici da vedere [Throwback Thursday]

Avete in programma una maratona di film horror? Vediamo insieme i migliori horror psicologici da non perdere, da Rosemary’s Baby a Noi

Durante le festività avete pensato di prepararvi per una maratona horror coi fiocchi? Tra i vari sottogeneri dell’horror, troviamo gli horror psicologici. Si tratta si pellicole basate sulle paure dei personaggi e sulla loro instabilità emotiva, su tutto ciò che riguarda la mente dei protagonisti.

Se nella maggior parte degli horror, la paura viene scatenata da situazioni di vero e proprio orrore, sangue o jumpscare, negli horror psicologici il terrore si concentra sull’atmosfera, sui suoni inquietanti e sulle paure del protagonista, non per forza di natura sovrannaturale.

I migliori 5 horror psicologici da vedere assolutamente

Rosemary's Baby
Rosemary’s Baby (1968)

Rosemary’s Baby (1968)

Tra i migliori esponenti del genere, troviamo sicuramente Rosemary’s Baby, uno degli horror psicologici più cult, diretto da Roman Polański. È stato il primo film negli Stati Uniti per il regista polacco, considerato da molti come una pietra miliare del cinema, soprattutto horror.
Guy e Rosemary sono una giovane coppia appena trasferitasi a New York. Poiché non conoscono nessuno, accettano l’invito a cena dei loro vicini e Guy rimane affascinato da loro, tanto da chiedere sempre il loro parere su tutto. Guy ottiene improvvisamente un grande e improvviso successo e, nel mentre, Rosemary rimane incinta. La gravidanza, però, non va come previsto: la donna dimagrisce sempre di più ed è vittima di dolori lancinanti e inizia a sospettare di essere vittima di una cospirazione che comprende anche suo marito.
L’intero film si basa sul punto di vista di Rosemary, che cade sempre più in un vortice di ansia e terrore, quando capisce che qualcosa non va. La stessa struttura della pellicola somiglia ad una discesa nell’inferno: dall’atmosfera gioviale e quasi da sit-com si arriva gradualmente ad un finale infernale, con un senso d’inquietudine che diventa sempre più pressante.
Polański attacca la società, la religione, i valori tradizionali della famiglia, rappresentandoli metaforicamente col simbolo supremo del male.

Shining
Shining (1980)

Shining (1980)

Se parliamo di horror psicologici, non può mancare il maestro dell’horror: Stephen King. Da uno dei suoi romanzi più famosi, arriva Shining, film del 1980, diretto da Stanley Kubrick.
Il protagonista è Jack Torrance, un ex insegnante dedito all’alcol, che cerca ispirazione per il suo romanzo. Gli viene data la possibilità di lavorare come guardiano all’Overlook Hotel, un albergo immerso nel nulla più assoluta e decide di trasferircisi insieme alla sua famiglia. Qui, inizieranno a capitare cose strane e inquietanti e suo figlio Danny scoprirà di avere il dono della “luccicanza”, ovvero un’elevata capacità di chiaroveggenza e telepatia, che gli permette di vedere ciò che è successo in quell’hotel in passato. Nel mentre, Jack inizia a perdere il senno e a scivolare sempre più nella follia.
Nonostante la trama sia già inquietante di suo, Kubrick decide di metterci il “carico da 12” con una serie di inquadrature fisse e simmetriche, che alimentano il senso di claustrofobia dello spettatore.
Shining è un horror che rompe gli schemi e che dimostra come sia facile fare paura e tenere gli spettatori sul filo perenne della tensione, con espedienti registici e musicali. La suspense viene calibrata ad arte, citando il modus operandi di Hitchcock.
Kubrick firma un vero e proprio capolavoro del cinema moderno (nonostante la trasposizione non sia piaciuta a Stephen King), manipolando tempo e spazio a suo piacimento e trasmettendo paura e orrore col solo utilizzo della musica o di immagini simboliche.

5 migliori film basati sui romanzi di Stephen King
Kathy Bates in una scena di Misery non deve morire (1990)

Misery non deve morire (1990)

Rimaniamo nel mondo di Stephen King con Misery non deve morire, film del 1990, diretto da Rob Reiner, tratto dal romanzo Misery.
Paul Sheldon è uno scrittore di successo, che deve la sua fama prevalentemente alla saga letteraria con protagonista Misery Chastain. Ma lo scrittore ha deciso di concluderla con la morte della protagonista. Dopo un incidente stradale, viene salvato da Annie Wilkes, grandissima fan dei lavori di Paul. Inizialmente Annie si presenta come una donna molto premurosa, interessata solamente alla salute dello scrittore. Ma, col passare dei giorni, Annie si rivelerà una sadica torturatrice, che non lascerà andare Paul finché non scriverà un nuovo romanzo, nel quale si riveli che Misery non è morta realmente.
A sovrastare la pellicola è sicuramente l’impeccabile performance di Kathy Bates, nei panni di Annie, una donna sadica che farà di tutto per ottenere ciò che vuole.
Anche in Misery non deve morire, l’orrore e la paura si presentano nei rumori e nei silenzi, nei quali si muove con disinvoltura Annie. Il film scava nella sua psiche malata, portando lo spettatore a constatare autonomamente fino a che punto può spingersi una psicopatica come lei.
L’orrore non viene dato dalle torture inflitte a Paul, ma dagli sguardi di Annie e da quel senso di imprevedibilità che trasmettono, sguardi che potrebbero precedere un sorriso quanto l’ennesima tortura.

Il sesto senso
Il sesto senso (1999)

Il sesto senso (1999)

Tra i migliori horror psicologici non poteva mancare Il sesto senso, film del 1999, diretto da M. Night Shyamalan.
Malcolm è uno stimato psicologo infantile che vive a Philadelphia. Un giorno, viene fermato da un suo ex paziente, ormai adulto, che lo accusa di non averlo aiutato coi suoi problemi: perciò, gli spara e si suicida. Malcolm, dopo essersi ripreso, prende in cura il piccolo Cole, un timido bambino che gli confessa di riuscire a vedere le persone morte.
Per i pochi che ancora non l’hanno visto, non faremo menzione al principale colpo di scena della storia.
Il sesto senso riesce a calibrare alla perfezione dramma, thriller e horror, grazie alla presenza di elementi sovrannaturali. Ma il tutto è basato su quel senso opprimente di tensione, che si respira per tutta la durata dell’opera. Tutto si concentra sul personaggio del piccolo Cole, capace di spaventare lo spettatore anche con un solo sguardo alle spalle del suo interlocutore.
Nonostante sia una delle pellicole più spoilerati della storia, Il sesto senso riesce sempre a tenerci sulle spine.

I migliori horror psicologici da vedere
Noi (2019)

Noi (2019)

Chiudiamo la nostra lista di horror psicologici con una pellicola molto recente: Noi di Jordan Peele. Dopo il grande successo di Get Out, il regista torna a terrorizzarci, stavolta col tema del doppio.
Adelaide è una donna che torna nella sua casa d’infanzia sul mare, insieme a suo marito e ai suoi due figli. La donna è tormentata da un trauma irrisolto del passato e continua ad essere ossessionata dal pensiero che stia per succedere qualcosa di brutto alla sua famiglia. Una notte, la famiglia Wilson viene svegliata da alcuni rumori in giardino e trovano quattro figure, che si tengono per mano e che assomigliano inquietantemente a loro.
Jordan Peele usa il tema del doppio per criticare la società, con un messaggio di fondo fortemente politico: Noi è una pellicola che, oltre ad inquietare lo spettatore, lo sprona ad un’analisi profonda, un elemento ricorrente nella cinematografia di Peele, come abbiamo potuto vedere finora.
Noi si basa sui silenzi e sulla tensione che si taglia col coltello: il regista riesce ad attirare lo spettatore nella sua rete, trascinandolo a fondo e spaventandolo, senza ricorrere ad inutili jumpscare.

E voi quale di questi horror psicologici preferite?

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