After Life 3

After Life 3 recensione serie TV di Ricky Gervais con Penelope Wilton [Netflix]

After Life 3 recensione serie TV Netflix di Ricky Gervais con Penelope Wilton, Ashley Jensen, Tom Basden, Tony Way, David Earl, Joe Wilkinson, Kerry Godliman, Jo Hartley, Diane Morgan e David Bradley

After Life non è mai stata una delle produzioni Netflix con una grande platea di fan. Sbarcata sulla piattaforma nel 2019 aveva ricevuto buone critiche senza assurgere a fenomeno di massa, nonostante non fosse questa l’intenzione dell’autore.
La seconda stagione aveva confermato le aspettative riposte e nessuno si sarebbe sorpreso se le cose fossero finite lì, dal momento che Ricky Gervais, di solito, non supera mai le due stagioni per una stessa serie. Per nostra fortuna, invece, si è convinto a fare una terza e ultima stagione.

La storia ha sempre mostrato come il protagonista affronti il dolore causato dalla morte della moglie. Era lei che dava un senso alla sua vita e, dopo la sua scomparsa, Tony (Ricky Gervais) non vede alcun motivo per cui vale la pena andare avanti. Una situazione che si è evoluta lentamente e, in un certo modo, l’elaborazione del lutto e la transizione del personaggio vengono finalmente portate a compimento.

Ricky Gervais e Tony Way
Ricky Gervais e Tony Way (Credits: Natalie Seery/Netflix)
After Life 3 recensione serie TV Netflix di Ricky Gervais
After Life 3 serie TV Netflix di Ricky Gervais con Penelope Wilton, Ashley Jensen e Tom Basden (Credits: Natalie Seery/Netflix)

LEGGI ANCORA: After Life, la recensione della seconda stagione
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Anche stavolta Gervais si tiene lontano dal percorso più scontato e lo rende evidente sin dal primo episodio. Il suo Tony non sta ancora bene ma ha imparato a indossare in una certa misura il suo dolore. L’elemento comico del suo personaggio risiede ancora nella schiettezza con cui dice le cose, ma questa volta non la usa più per ferire gli altri.

Questa è l’evoluzione del protagonista, una crescita interiore su ciò che ha imparato nel corso delle vicende. Tutto è rappresentato in modo misurato, sia nei momenti dolorosi che quelli in cui predomina l’umorismo, riuscendo sempre a raggiungere un perfetto equilibrio. Possiamo quindi confermare che gli inglesi sono padroni di un calibrato senso dell’emozione: siamo infatti rimasti sorpresi dalla facilità con cui riescono con nonchalance – recentemente anche in Ted Lasso – a farci ridere e piangere allo stesso tempo.

Ricky Gervais e Ashley Jensen
Ricky Gervais e Ashley Jensen (Credits: Natalie Seery/Netflix)
David Bradley
David Bradley (Credits: Ray Burmiston/Netflix)

Con la sua amarezza, la sua disperazione, la sua fatica esistenziale e la sua depressione latente o intermittente After Life ci ha accompagnato negli ultimi tre anni e, alla fine, possiamo dire che è stato un gran bel viaggio nella complessità e nelle sfumature dell’essere umano. Nel tempo si è arricchita sempre di più dell’intimità di ogni personaggio.

La conclusione della serie non è un lutto ma al contrario il culmine di un percorso di guarigione e riconciliazione con la vita stessa. Tony è ancora Tony, ma qui completa il suo arco narrativo in modo appagante, sia attraverso i dialoghi sia nei cambiamenti del suo approccio alla vita. I primi episodi mostrano un livello affine alle precedenti stagioni ma l’apice si raggiunge nell’episodio finale, che riesce a commuovere lo spettatore senza forzature né effetti inutili, ma con grande garbo.
Una splendida chiusura, difficile da dimenticare.

Tony è l’amico che vorremmo avere, che tutti noi dovremmo avere.

Sintesi

After Life 3 trasmette empatia e grande calore umano; qualità necessarie per confortare gli altri e, al tempo stesso, lenire le nostre ferite interiori. Con la terza e conclusiva stagione la serie di Ricky Gervais chiude con grazia il suo percorso, grazie ad un finale toccante e indimenticabile.

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