Victoria

Victoria recensione [Indie]

Victoria recensione film scritto e diretto da Sebastian Schipper con Laia Costa, Frederick Lau, Franz Rogowski, Burak Yigit e Max Mauff

Abbiamo scelto Victoria per la rubrica Indie di questa settimana non per l’originalità della sua trama né per la fama dei suoi attori. L’abbiamo selezionato perché è stato realizzato in un unico piano sequenza lungo la sua intera durata, 144 minuti, e ci è sembrata un’idea geniale. Dalle 4:30 alle 6:54 del 27 aprile 2014 Sturla Brandth Grøvlen, l’eccezionale cameraman norvegese della pellicola girata nei quartieri di Kreuzberg e Mitte di Berlino, ha iniziato a riprendere e non si è più fermato, o meglio, lo ha fatto con la fine del film, esattamente due ore e mezzo dopo. Se si pensa al grandioso lavoro svolto dall’operatore, quasi si dimentica quello del regista, Sebastian Schipper, il quale ha dovuto gestire il budget rimanente dalla versione jump-cut, secondo lui non buona, per realizzare un unico piano sequenza all’altezza delle sue aspettative. Dopo due tentativi andati male, finalmente il terzo, l’ultimo possibile, è andato benissimo.

Laia Costa, Frederick Lau e Franz Rogowski
Laia Costa, Frederick Lau e Franz Rogowski

Victoria recensione film
Victoria di Sebastian Schipper con Laia Costa, Frederick Lau, Franz Rogowski e Burak Yigit

In un turbinio di eventi e in un susseguirsi di situazioni sempre più paradossali, la vita di Victoria, giovane ragazza di Madrid che si trova a Berlino per iniziare una nuova vita, viene totalmente sconvolta. Con le sue vertiginose riprese l’operatore coinvolge lo spettatore totalmente, facendolo partecipare sin dall’inizio alle peripezie di Victoria, interpretata dalla brava Laia Costa, che alla fine di una serata passata in discoteca da sola conosce Sonne, ruolo affidato a Frederick Lau, già visto recitare nell’interessante film L’onda del 2008.

Guardare Victoria significa entrare nel vortice infinito del suo mondo o meglio, di quello che le accade in una notte, che all’inizio sembra anche banale. La ragazza madrilena passa infatti dal ballare in un club sola a conoscere Sonne, Boxer (Franz Rogowski) e Blinker (Burak Yigit) che la trascinano in situazioni sempre più pericolose, fino a mettere a rischio le loro vite.

Laia Costa in Victoria
Laia Costa in Victoria

Laia Costa in Victoria
Laia Costa in Victoria

Tutte le azioni sono dirette da Schipper come se volesse spingere lo spettatore a essere proprio lì con gli attori, rendendone attiva e partecipativa la visione. La potenza di questo action-crime sta proprio nel rendere talmente reale la ripresa del piano sequenza da riuscire a farci abbandonare al flusso degli eventi in cui sono coinvolti i giovani attori.

Vittima della sua stessa ingenuità, Victoria si arrende, proprio come lo spettatore, al destino e decide di farsi coinvolgere fino in fondo dalle scelte insensate dei nuovi amici, rivelandosi quasi la più saggia nell’affrontare le due ore e mezzo più lunghe e assurde della sua vita.

La suspense e la tensione che si percepiscono costantemente sono diverse da quelle comunemente create da thriller e film d’azione e sembrano reali nella loro crescente sequenza. Oltre che un bel film, Victoria è anche un eccezionale e quasi unico esperimento di cinematografia: prima della pellicola tedesca solo Arca Russa, film del 2002 diretto da Aleksandr Sokurov, vantava la particolarità di essere stato girato con una steadicam in un intero piano sequenza di 96 minuti.

Arianna

Sintesi

Victoria, due ore e mezzo di un unico piano sequenza, è l’eccezionale esperimento di Sebastian Schipper che cerca di rendere il cinema più reale e partecipativo, facendo vivere allo spettatore le ultime ore della folle notte della giovane Victoria.

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