Thor: Love and Thunder

Thor Love and Thunder recensione film di Taika Waititi con Chris Hemsworth Natalie Portman e Christian Bale [Anteprima]

Thor: Love and Thunder, l'opera pop-rock di Taika Waititi con Chris Hemsworth e Natalie Portman, è la figurazione del vuoto. La recensione in anteprima

Thor: Love and Thunder recensione film di Taika Waititi con Chris Hemsworth, Natalie Portman, Tessa Thompson, Christian Bale e Russell Crowe

Dopo ventotto lungometraggi all’attivo e una sequela di prodotti televisivi più o meno legati (o fatti integrare forzosamente) all’Universo Cinematografico Marvel, resta difficile parlare di un film-tassello come Thor: Love and Thunder senza domandarsi dove si stia spingendo l’industria dell’intrattenimento. Il ritorno economico è evidentemente il carburante che alimenta la complessa macchina cinematografica, ma siamo arrivati veramente al punto in cui le case di produzione si sentono talmente sicure di se stesse e del loro successo da non preoccuparsi più minimamente della coerenza e integrità delle proprie opere? Questa è una domanda che ci è ronzata spesso nella testa durante la visione di Thor: Love and Thunder, l’ultima fatica di Taika Waititi con protagonisti i Thor Chris Hemsworth e Natalie Portman. La risposta non è facile da definire, ma non perché sia difficile carpirla, quanto piuttosto perché è ormai talmente ovvia e retorica che è doloroso solo pensare che non c’è via di fuga da questo carosello dell’indifferenza.

Thor: Love and Thunder prende le redini del grande disegno Marvel praticamente da dove ci eravamo lasciati in Avengers: Endgame, ovvero con Thor che si è unito ai Guardiani della Galassia per ritrovare se stesso. Questo incipit lasciatoci presagire dall’ultima apparizione del dio del tuono prima della Fase Quattro sembrava veramente, genuinamente, se non interessante, almeno stuzzicante, dato che portava due dei micro-universi narrativi più scanzonati del MCU a fare squadra. Ebbene, questa speranza viene disintegrata sostanzialmente nei primi cinque minuti di film dove, con i soliti pretesti “alla Marvel”, Thor torna a essere il protagonista della sua pellicola, lasciando alle ammucchiate di fine Fase una riconciliazione collaborativa che sa più di una semplice comparsata. A ogni modo, la missione del figlio di Odino, questa volta, è quella di salvare tutte le divinità dell’universo dalla furia di un personaggio oscuro (nel vero senso della parola, dato che si sposta tra le ombre), Gorr, il macellatore di dei (Christian Bale). Ad aiutarlo ci saranno l’amico roccioso Korg (Taika Waititi), la sovrana di Nuova Asgard Valchiria (Tessa Thompson) e la neo-Thor Jane Foster (Natalie Portman).

Chris Hemsworth
Chris Hemsworth (Credits: Jasin Boland/Marvel Studios)
Natalie Portman
Natalie Portman (Credits: Jasin Boland/Marvel Studios)

Questa è la narrazione nelle sue fondamenta. Nulla di troppo diverso dal solito, quindi, direte voi. Senza dubbio, ma una volta messo piede sulle fondamenta, se si guarda in alto per ammirare la struttura completata, ci si accorge che quest’ultima è completamente assente o, meglio, talmente esigua da risultare irrilevante, inefficace, vacua. Questa è una tangente che le produzioni Marvel hanno preso ormai da diversi anni, ma che solo recentemente ha subito un’impennata radicale. Lo si è visto con Spider-Man: No Way Home, forse l’esempio massimo di prodotto al servizio dei fan che sia stato concepito in tempi recenti, ma anche con Doctor Strange nel Multiverso della Follia, il nemico pubblico numero uno di ogni narrazione che voglia tenere fede alle decisioni prese, senza avere ripensamenti in un futuro imprecisato, prossimo o remoto che sia. E questo Thor: Love and Thunder non fa differenza. Anzi, contribuisce a creare ancora più scappatoie per i team che si troveranno a dover maneggiare questo groviglio che ormai è diventato un cappello magico, un cilindro dal quale tutto può essere estratto. I fan vorrebbero rivedere quel personaggio? Eccolo qui, vivo e vegeto come se niente fosse, scritturato per altre tre pellicole, dopo le quali passerà a miglior vita per la seconda o terza volta, almeno fino alla prossima riesumazione. Abbiamo bisogno che questo personaggio faccia una cosa che sembra impossibile? Nessun problema: un flashback qui e una spintarella la, ed ecco il miracolo! Anni di costruzione di un universo che, pian piano, inizia a collassare su se stesso in maniera irreversibile. L’unica soluzione è non avere soluzioni e rintanarsi dietro escamotage narrativi talmente deboli e sottili che ci si può guardare attraverso e vedere le gocce di sudore di chi non sa più cosa dire e come farlo.

Christian Bale è Gorr
Christian Bale è Gorr (Credits: Marvel Studios)

Molti potrebbero rinfacciare il fatto che questi sono prodotti di puro intrattenimento, creati per “spegnere il cervello” e assistere a lucine che inondano lo schermo in una sorta di allucinazione psichedelica da nuovo millennio. Pur non conoscendo film d’intrattenimento ad alto budget che rinunciano completamente alla parte narrativa in favore di una completa assuefazione sensoriale di seconda categoria, va sottolineato che anche a livello audiovisivo siamo ormai alla frutta. Questo non tanto perché non esistano più idee interessanti, ma perché assistiamo alla lotta infinita su schermo tra due interpretazioni del mondo cinematografico diverse: da un lato abbiamo una forza autoriale stilisticamente affermata e scalpitante (Taika Waititi, Sam Raimi, Chloé Zhao, solo per citarne alcuni), mentre dall’altro troviamo una linea produttiva ferrea e ingorda, desiderosa di accontentare tutti per motivi commerciali. Cosa comporta questo scontro? Comporta un annichilimento totale di ogni intuizione, fiducia, efficacia comunicativa. E in questo panorama post-atomico l’unico a sopravvivere è lo scarafaggio capitalistico pieno di piani per un futuro che replichi quel passato che tanto gli ha giovato, forte della sua (apparente) immortalità. Così, in Thor: Love and Thunder assistiamo a questa ordalia persa già in partenza dalla scintilla autoriale, soffocata, strozzata dai freni produttivi. Il Taika Waititi di Vita da vampiro – What We Do In The Shadows e Jojo Rabbit ha combattuto con le unghie e con i denti per trasparire da questa pellicola (ma anche dalla precedente, Thor: Ragnarok), spesso utilizzando anche “sotterfugi” visivi che potessero risultare accettabili da parte dei piani alti (come ha fatto Raimi in Doctor Strange, d’altronde). Tuttavia, nonostante questa “rivoluzione autoriale intestina”, non è riuscito ad emergere, schiacciato dal peso insostenibile della vacuità di ciò che viene messo in scena (di cui anche lui detiene parte della colpa, dato che ha firmato la sceneggiatura insieme a Jennifer Kaytin Robinson).

Thor: Love and Thunder recensione film di Taika Waititi con Chris Hemsworth
Tessa Thompson (Credits: Jasin Boland/Marvel Studios)

Ne risulta un film svuotato sia della rilevanza narrativa che di quella stilistica. Cosa rimane, quindi? Una sequela di effetti visivi sempre più sciatti (ormai anche su quel versante non si cerca più di innovare o, quantomeno, di stupire) che fanno da cornice a sequenze di combattimento perlopiù gratuite e dialoghi ai quali è difficile attribuire una vera significazione narrativa. Potremmo anche aggiungere le interpretazioni sopra le righe da parte di attori navigati che non possono che approcciarsi a progetti come questo se non con il sorriso (come biasimarli, dopotutto?), ma che diventano superflue quando le relazioni intessutesi non portano assolutamente da nessuna parte, in un costante stallo dettato dall’insignificanza di ogni azione compiuta che, iperbolicamente, porta a provare più empatia per oggetti inanimati che non per persone in carne e ossa (e non è un eufemismo). Più film passano, più apparizioni si accumulano e più questi individui fittizi sembrano sgonfiarsi e perdere efficacia espressiva. Il legame che si instaura tra personaggio e spettatore è destinato a sgretolarsi se quest’ultimo è consapevole che tutto è possibile, che non esiste una fine se non è egli stesso a decretarla tale, direttamente o indirettamente. La sospensione dell’incredulità viene meno. E quella che prima era una contrattazione continua con la pellicola (alla quale si affidava il proprio stupore, pur sapendo che, molto probabilmente, le cose sarebbero andate per il verso giusto all’eroe di turno), ora scompare nella costante consapevolezza che quanto abbiamo visto può essere completamente sovvertito, variato, adattato alle esigenze commerciali. Non c’è più spazio per scolpire le decisioni nella pietra. Non c’è più spazio per la meraviglia, per l’incertezza, per la fatalità.

Sintesi

Cos’è questo Thor: Love and Thunder? Un’operazione nostalgica che guarda con usuale malinconia agli anni Ottanta? Un ulteriore tassello di un universo narrativo multimiliardario? Un film “leggero e divertente” creato per il solo piacere di farlo? Non crediamo che sia nulla di tutto ciò. Thor: Love and Thunder sembra più che altro una creatura amorfa e sofferente, nata “storta”, amata da chi l’ha svezzata, ma trattata con negligenza da chi l'ha concepita. Non è neanche più una “montagna russa”, una giostra, un giocattolo. Ormai siamo arrivati ai livelli di un buco nero che risucchia la nostra esistenza per un paio d’ore. Usciamo poi dalla sala e aspettiamo con innaturale trepidazione il prossimo capitolo.

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