The Nevers

The Nevers recensione Prima Parte Episodi 1-6 serie TV con Laura Donnelly e Ann Skelly [Sky]

The Nevers recensione Prima Parte Episodi 1-6 serie TV di Joss Whedon con Laura Donnelly, Ann Skelly, Amy Manson, James Norton e Tom Riley

La prima parte della prima stagione di The Nevers si conclude con un episodio che conferma l’ottima scrittura di questo prodotto, risponde a (molte) domande lasciate aperte dagli sceneggiatori/sceneggiatrici e apre interessanti sviluppi per il futuro.

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Vi avevamo parlato di The Nevers nella recensione del primo episodio, disponibile su Sky Atlantic, sottolineandone la complessità e l’interessante struttura narrativa. Nel corso delle successive puntate la serie ha confermato le aspettative, portando sullo schermo una narrazione ricca di spunti di riflessione, azione e personaggi ben caratterizzati.

Nel primo episodio avevamo lasciato Amalia (Laura Donnelly) e Penance (Ann Skelly) alle prese con le indagini per scovare Maladie (Amy Manson), la Toccata serial killer più ricercata di Londra. L’obiettivo di Maladie sembra essere Mary Brigthon (Eleanor Tomlinson), una cantante di teatro con il dono di intonare una canzone che solo i Toccati possono udire. L’importanza del messaggio di questa canzone è fondamentale per Amalia e per la missione che le è stata affidata e di cui viene accennato nel finale di metà stagione. Nel frattempo Lord Massen (Pip Torrens) è sempre più persuaso che i Toccati debbano essere ricondotti all’ordine e si infiltra tra le fila di alleati di Amalia e Penance pur di fermarle. A ciò si aggiungono le indagini dell’ispettore Frank Mundi (Ben Chaplin) e il suo legame con Hugo Swann (James Norton), stravagante proprietario di un club di piacere in cui a essere impiegati sono solo i Toccati.

Laura Donnelly e Ann Skelly
Laura Donnelly e Ann Skelly (Credits: HBO/Sky)

The Nevers recensione Prima Parte Episodi 1-6 serie TV di Joss Whedon
Ben Chaplin e Ann Skelly (Credits: HBO/Sky)

The Nevers: un comparto narrativo e attoriale di grande effetto

Tutte queste linee narrative sono state portate avanti con grande maestria, alimentando l’interesse del pubblico. Complice un’ottima sceneggiatura e una regia che – dopo l’allontanamento di Joss Whedon – sembra aver dato il meglio di sé con figure come Jane Espenson (tra i suoi lavori annoveriamo Buffy, Battlestar Galactica, Una mamma per amica, Il Trono di Spade, C’era una volta). A ciò si aggiunge la fotografia che ci regala una Londra vittoriana estremamente curata, nella quale gli elementi steampunk non eccedono ma creano un equilibrio con il racconto ucronico che si presenta ai nostri occhi.
Completano il reparto tecnico i costumi di Michele Clapton, anche questi estremamente accurati, sia per la scelta dei tessuti che dei modelli indossati dalle protagoniste.

Ed è proprio alle protagoniste di questa serie che dobbiamo un’altra parte della sua riuscita: su tutte spicca la bravura di Laura Donnelly che con la sua Amalia è protagonista di un sesto episodio che ci rivela il suo passato e le potenzialità del personaggio. Grazie alle sue doti recitative, Donnelly regala al pubblico un’interpretazione appassionata ed emozionante di un personaggio ricco di sfaccettature, a cui è stata affidata una missione importante e che coinvolge il destino di tutti i Toccati. Anche Ann Skelly riesce a infondere nella sua Penance una dolcezza e un ottimismo che la rendono empatica e la controparte perfetta per Amalia. La serie si chiude con una bellissima inquadratura di loro due, insieme, pronte ad affrontare ciò che verrà. La loro amicizia è una delle colonne portanti di The Nevers e la chimica tra le due interpreti la rende estremamente ben riuscita sullo schermo, tanto che gli interessi amorosi di entrambe, il dottor Horatio Cousens (Zachary Momoh) e l’impacciato Augie Bidlow (Tom Riley), sembrano impallidire di fronte al loro legame di sorellanza.

Amy Manson è la villainess Maladie
Amy Manson è la villainess Maladie (Credits: HBO/Sky)

Laura Donnelly
Laura Donnelly (Credits: HBO/Sky)

A completare il quadro non può mancare l’interpretazione di Amy Manson, che presta volto e corpo alla folle Maladie. Su di lei la serie deve ancora svelare parti del suo passato, ma ciò che sappiamo è che Maladie – il cui vero nome è Sarah – è stata rinchiusa in un istituto di cura poco prima dell’evento del 3 agosto che ha cambiato ogni cosa. Il suo potere la porta a nutrirsi del dolore altrui e, come Amalia, ha una missione da compiere, guidata da voci nella sua testa che lei afferma essere di una qualche divinità.

Completamente priva di controllo, ma astuta e manipolatrice, Maladie è una villainess ben riuscita e complessa, nata da un senso di abbandono e tradimento e da una mancanza di cura. Il suo destino è quello di moltissime donne che, in quel periodo, venivano rinchiuse in istituti di cura da mariti, padri o fratelli che le reputavano inadatte a vivere nella società. Maladie si presenta come colei che, in qualche modo, nella sua follia sembra voler vendicare quelle presenze scacciate dalla società, nascoste agli occhi del mondo. Lo dimostra il desiderio di apparire e di dar spettacolo, persino in quella che dovrebbe essere la sua esecuzione pubblica. Se prima tutti distoglievano lo sguardo dalla donna pazza rinchiusa in manicomio, ora farà in modo che nessuno riuscirà più a smettere di guardarla.

The Nevers recensione Prima Parte Episodi 1-6 serie TV di Joss Whedon
Tom Riley e Olivia Williams (Credits: HBO/Sky)

La Londra steampunk di The Nevers
La Londra steampunk di The Nevers (Credits: HBO/Sky)

Se dobbiamo trovare una pecca in The Nevers, forse, allora bisogna tener conto dell’eccessivo numero di personaggi che sono presenti sulla scena. Tantissimi di essi non vengono adeguatamente approfonditi e la loro presenza diventa, talvolta, non necessaria e a tratti confusionaria. Probabilmente, un cast così numeroso e inclusivo (abbiamo non solo Toccate di diversa nazionalità, ma anche che portano ad esempio sullo schermo una rappresentazione neutra del sex working e di corpi non conformi) si spiega meglio nell’ottica di una serie di 12 episodi e bisognerà aspettare per vedere se effettivamente ognuno di essi avrà lo spazio che merita.

Come accennato scrivendovi del primo episodio, con The Nevers bisogna compiere un atto di fede, ma potete star certi che già per la metà della prima stagione le vostre speranze non saranno disattese e, ne siamo certi, la serie riserva ancora tantissime sorprese.

Sintesi

The Nevers non disattende le speranze del primo episodio e ci regala una prima parte di stagione ben riuscita, in cui regia, reparto tecnico e performance attoriali si uniscono per dar vita ad una serie interessante, ricca di spunti di riflessione e con personaggi accattivanti e ben riusciti. Tutte valide premesse in attesa di vedere dove ci condurrà la creatura di Joss Whedon.

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