The Last of Us

The Last of Us recensione (Aspettando The Last of Us 2)

The Last of Us recensione del videogioco cult della Naughty Dog che ha segnato una generazione, in attesa di The Last of Us 2

C’è una diatriba che ancora oggi divide il mondo videoludico. Un videogioco deve prendere ispirazione dal mezzo cinematografico oppure deve trovare la sua via, originale e fresca, che si discosti definitivamente da questo “vecchio” medium?
Non è una domanda semplice alla quale rispondere. Sicuramente l’industria videoludica deve molto a quella cinematografica, in quanto le sue atmosfere, le sue tematiche, i suoi modi di raccontare (almeno quelli odierni) prendono a piene mani dal cinema.
Tuttavia, un videogioco non ha certo la durata di un film. Di conseguenza, non può essere altrettanto efficace se si seguono per filo e per segno i canoni cinematografici.
Come al solito, la verità sta nel mezzo, ovvero serve un bilanciamento tra le due parti.
Per funzionare, per far arrivare un messaggio, un’emozione, un sentimento di stretto legame con il prodotto, il videogioco può seguire molteplici vie, ma sembra che quella più apprezzata dagli appassionati sia quell’ibridazione tra cinema e videogioco alla quale si guarda con tanto timore quanto fascino. E l’esempio più riuscito, in questo caso, è sicuramente The Last of Us.

Joel e Ellie
Joel e Ellie sono i due improbabili protagonisti di The Last of Us

Ne sono un esempio giochi come l’ultimo God Of War, un mastodontico piano sequenza puro, senza interruzioni, che ci accompagna dall’inizio alla fine del gioco; impresa quasi impossibile da realizzare per il mondo cinematografico, ma attuabile quando si passa alla lavorazione con le stringhe di codice.
Altro esempio è la saga di Uncharted, che deve molto al cinema d’avventura (in special modo al suo “padre spirituale” Indiana Jones); un rischio alquanto elevato ma sempre riuscito, se si pensa alle prime istallazioni del titolo, poi arrivato alla maturità con il suo quarto e più spettacolare capitolo.
Ultimo, ma assolutamente non meno importante, The Last of Us, un gioco che ha unito tutti quando arrivò al tramonto della precedente generazione di console, in esclusiva per PlayStation 3.

The Last of Us
L’atmosfera è una forte componente di The Last of Us che si è rivelata essenziale per l’apprezzamento finale del pubblico

Per molti è stato il “canto del cigno” di quella sfortunata generazione, non all’altezza delle innovazioni viste (e provate) agli albori del 2000. Vedere calare il sipario con un titolo del genere al centro del palco fece risorgere le speranze per Sony che arrancava dietro Microsoft, gloriosa con la sua Xbox 360. Tanto che, durante la generazione successiva, le parti si sono invertite.
Ovviamente il merito non è solo di The Last of Us, ma il suo rilascio così ben calcolato, la sua ricezione da parte di pubblico e critica, la sua qualità effettiva lo fecero diventare un’icona, quasi un vessillo; simbolo di una ritrovata speranza e di un’innovazione che si andava cercando da tempo.

Ellie e Joel
La quiete in un mondo sopraffatto è un altro dei pilastri narrativi dalla forte valenza emotiva

Ma sotto quali aspetti The Last of Us ha innovato? Forse non si dovrebbe parlare di innovazione, ma di “rinnovazione”.
Ciò che ha portato il titolo della Naughty Dog al successo è stato il suo modo di risultare fresco nonostante non introducesse niente di mai visto.
Sotto il punto di vista del gameplay, prende il meglio dalle meccaniche stealth, action e adventure e le porta a un livello di rifinizione quasi impeccabile. Quella che poteva essere definita una “vera svolta” era attribuibile al comparto tecnico, che portava il dettaglio grafico a livelli mai raggiunti su console, con particellari sorprendenti ed effetti visivi strabilianti, oltre ad animazioni facciali da capogiro.

The Last of Us
Le dinamiche stealth non erano altamente innovative, bensì erano l’affinamento di ciò che si era visto in passato

Tuttavia, ciò che ha davvero colpito i giocatori durante le loro prime ore all’interno del mondo di The Last of Us è stata senz’altro la storia e il modo in cui viene raccontata.
I videogiocatori si trovavano per la prima volta davanti a un titolo estremamente cinematografico, con un prologo altamente ansiogeno, dal ritmo martellante. I primi dieci minuti sono ciò che la maggior parte delle persone si ricorda perché, per quei tempi, erano crudi, immediati, “veri”. Arrivavano dritti al cuore dello spettatore / giocatore e colpivano duramente, come mai prima di quel momento, ma non perché non ci fossero altri giochi con storie valide, bensì proprio per il loro modo cinematografico di raccontare gli eventi.

Ellie e Joel in The Last of Us
L’intricata relazione tra Ellie e Joel è ciò che ha maggiormente colpito i giocatori, grazie anche a una costruzione di essa che deve molto ai canoni cinematografici

The Last of Us ha rappresentato senz’altro il livello più alto di ibridazione tra cinema e videogioco, superato, al momento, forse solo da Uncharted 4 (dove Naughty Dog ha sicuramente impiegato la sua pregressa esperienza).
Ma per quel 2013, per quegli anni di passaggio, è stato sicuramente un fulmine a ciel sereno. Basti pensare a come ogni elemento di quelli elencati si concatenava alla perfezione con gli altri.
Il gameplay funzionava anche grazie all’atmosfera, resa possibile dal dettaglio grafico e dallo splendido comparto sonoro (accompagnato dalle delicate note di Gustavo Santaolalla), che a loro volta hanno permesso di dare un taglio più cinematografico all’intera opera, con il risultato di rendere possibile l’implementazione di quel tipo di gameplay. E il cerchio continua, si avvolge su se stesso, si ripiega e si arrotola. Eppure non si rompe mai.
È tutta una questione di equilibrio. Forse il migliore che il mondo videoludico abbia mai sperimentato, almeno fino a oggi. Vedremo cosa accadrà tra poco più di un mese, quando il secondo, attesissimo capitolo arriverà finalmente sugli scaffali.

The Last of Us 2 su PlayStation 4
The Last Of Us 2 arriverà su PlayStation 4 il prossimo 19 giugno

The Last of Us 2
In The Last of Us Parte 2 ci troveremo nuovamente nei panni di Ellie, ma, a quanto pare, non sarà l’unica protagonista

Il fatto che anche questo The Last of Us 2 arrivi alla fine di una generazione fa ben sperare. Un’ultima scossa al mercato prima del lancio delle nuove console è ciò di cui l’industria ha bisogno, anche se questa generazione ci ha regalato diversi titoli altamente validi, la maggior parte dei quali, non a caso, ha guardato al mondo del cinema con grande affetto e riverenza, a riprova del fatto che l’ibridazione non è l’unica via, ma è sicuramente la più efficace.

Sintesi

The Last of Us è stato il punto di svolta per il mondo videoludico contemporaneo. Ha portato un rinnovato interesse per una più oculata e raffinata cura della narrazione, dimostrando come non tanto l'innovazione stessa, quanto il perfezionamento di ciò che si conosce può portare a un effettivo senso di stupore e novità. L'equilibrio tra le varie componenti che caratterizzano la mastodontica opera di Naughty Dog si è rivelato il vero fautore del successo di questo classico videoludico, monito primordiale di una ricerca forsennata dell'ibridazione tra due mondi lontani, ma estremamente affini.

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