Tenebre e ossa

Tenebre e ossa recensione serie TV con Jessie Mei Li e Ben Barnes [Netflix Anteprima]

Tenebre e ossa recensione serie TV Netflix di Eric Heisserer con Jessie Mei Li, Ben Barnes, Archie Renaux, Freddy Carter, Amita Suman, Kit Young, Danielle Galligan tratta dai romanzi di Leigh Bardugo

– Ci nascondevamo. Eravamo già abbastanza diversi, non volevamo essere ancora più soli.
– Tu sei una Grisha, tu non sei sola.
(Jessie Mei Li e Ben Barnes in Tenebre e ossa)

Romanzo bestseller d’esordio della scrittrice israelo-americana Leigh Bardugo, nel frattempo entrata anche in orbita DC Comics con la novellizzazione di Wonder Woman: Warbringer, Tenebre e ossa gode di nuova linfa e rinnovata popolarità grazie all’acquisizione dei diritti del GrishaVerse da parte di Netflix, che in un panorama editoriale italiano sempre più in difficoltà ha permesso quest’anno al fandom in Italia di ricevere la pubblicazione del secondo e terzo capitolo della trilogia Grisha Assedio e tempesta e Rovina e ascesa, in attesa che arrivi magari anche la duologia King of Scars e Rule of Wolves.

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Con Tenebre e Ossa Netflix dimostra la sua predilezione per il genere confermandosi come la casa del fantasy, che così tanta fortuna e popolarità ha riscosso grazie all’adattamento dei romanzi di Andrzej Sapkowski con il serial The Witcher, che ha anche segnato un deciso innalzamento artistico delle produzioni originali firmate dalla major.

Jessie Mei Li
Jessie Mei Li (Credits: David Appleby/Netflix)

Ben Barnes
Ben Barnes (Credits: David Appleby/Netflix)

Siamo tutti il mostro di qualcuno.
(Tenebre e ossa)

Una Faglia d’Ombra colma di oscurità e popolata da creature mostruose, i volcra, ha spaccato in due la monarchia di Ravka, inaccessibile agli uomini così come lo è per gli spettatori della serie curata dallo showrunner Eric Heisserer la complessa mitologia di Tenebre e ossa: tra Evocatori e Fabrikator, Chiamatempeste, Evocaluce, Inferni, Eretici Neri o Oscuri che governano le tenebre, Plasmaforme, Materialki, favole come quella dei cervi di Morozova, le vite dei santi, amplificatori, piccola scienza e magia oscura che si nutre dei Grisha, si ha l’impressione che eccessiva sia la compressione della narrativa di Leigh Bardugo e dei suoi miti, rendendone così ostica e soprattutto sprecata la fruizione.

LEGGI ANCORA: Spiegazione, trama e personaggi del GrishaVerse dai libri di Leigh Bardugo alla serie Netflix

Acuta è la riflessione sul progresso che renderà “superati” e poco utili persino i Grisha, uomini e donne speciali, non maghi bensì manipolatori della scienza o meglio della piccola scienza, che non evocano dal niente bensì manipolano ciò che già esiste intorno a loro, e che decidono di mostrarsi per spirito di sopravvivenza, affinché il mondo li guardi e conosca la loro potenza, diventando protetti e temuti e non più perseguitati.

Jessie Mei Li e Archie Renaux
Jessie Mei Li e Archie Renaux (Credits: David Appleby/Netflix)

Il cardinale nord indica una direzione sulla mappa.
Il vero nord è casa, è dove ti senti al sicuro e amato. Tu sei sempre stata il mio vero nord.
(Archie Renaux in Tenebre e ossa)

Alcune scene molto potenti, come la prima evocazione della luce del sole da parte di Alina (Jessie Mei Li) nel bel mezzo della Faglia popolata da mostri per salvare il suo Malyen (Archie Renaux), ci accompagnano nel viaggio di formazione della protagonista, già diversa e discriminata per la sua razza Shu, che dovrà imparare a credere in se stessa e al suo dono, i miracoli di luce custoditi tra le sue mani, vincere la paura della verità e assumersi il peso e la responsabilità di salvare un Paese intero, facendo finalmente emergere la vera se stessa.

Discriminata dalla gente di Ravka e perseguitata dagli stessi Grisha che la vogliono piegare ai loro scopi, Alina è temuta perché incarna la fede, capace di sopravanzare eserciti, rovesciare re e generali, sgretolare nazioni e far nascere imperi.

Tenebre e ossa recensione serie TV Netflix
Kit Young, Amita Suman e Freddy Carter (Credits: David Appleby/Netflix)

Tenebre e ossa recensione serie TV Netflix
Jessie Mei Li e Zoë Wanamaker (Credits: David Appleby/Netflix)

I santi diventano martiri prima di diventare eroi.
(Archie Renaux in Tenebre e ossa)

Se i vaghi rimandi ai concetti di santità e alla mitologia tutta delle opere di Leigh Bardugo non aiutano a dare profondità alla paura della verità che attanaglia la protagonista Alina, che sceglie di proteggere se stessa negando se stessa in un mondo dove è già discriminata per la sua fisionomia ed il colore della sua pelle, l’innesto in parallelo delle avventurose vicende tratte da un romanzo non appartenente alla trilogia Grisha seppur ambientato nello stesso universo, Sei di corvi, aggiunge vivacità e una buona dose di azione al racconto, pur smontatosi rapidamente verso l’adolescenziale.

Non aiutano ad elevare il racconto la cura altalenante degli effetti magici e delle manipolazioni orchestrate dai Grisha, la backstory ridotta ai minimi termini del Generale Kirigan, il fuoriclasse del cast Ben Barnes alias il principe Caspian de Le cronache di Narnia apprezzato anche in Westworld, alle cui origini vengono effettivamente dedicati dodici minuti scarsi e nulla invece al suo antenato Morozova depositario della magia oscura, e un finale frettoloso che lascia la serie Netflix Tenebre e ossa sospesa tra le trame dell’intentato, con l’opportunità comunque di riprendere l’esplorazione del mondo favolistico di Leigh Bardugo nella seconda stagione già ufficiosamente confermata.

Tenebre e ossa: le frasi della serie Netflix

Il mondo è duro e crudele, ma avevamo l’uno l’altra  e ci bastava. Questo era tutto.
(Jessie Mei Li in Tenebre e ossa)

Se una volta i santi esistevano, ci hanno abbandonati da tempo.
(Archie Renaux in Tenebre e ossa)

Mai prendere decisioni per paura, solo per ripicca.
(Daisy Head in Tenebre e ossa)

Il nero è il suo colore, non il mio.
(Jessie Mei Li in Tenebre e ossa)

Sujaya Dasgupta
Sujaya Dasgupta (Credits: David Appleby/Netflix)

Sintesi

Mitologia un po' sprecata dall'eccessiva compressione che ne rende ostica la fruizione, backstory del villain ridotta ai minimi termini e un finale frettoloso depotenziano la trasposizione Netflix del GrishaVerse di Leigh Bardugo, serial che vira rapidamente verso l'adolescenziale all'insegna della diversità e del viaggio di formazione.

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