Swallow

Swallow recensione film di Carlo Mirabella-Davis con Haley Bennett [Sky NOW]

Swallow recensione film di Carlo Mirabella-Davis con Haley Bennett, Austin Stowell, Elizabeth Marvel, David Rasche, Denis O’Hare e Luna Vélez

Al suo debutto dietro la camera da presa con Swallow, Carlo Mirabella-Davis confeziona un interessantissimo thriller psicologico a tinte horror, che utilizza gli stilemi del genere per riflettere, e far riflettere, sulla condizione di alienazione sociale e perdita dell’Io.

L’uso del genere horror come allegoria sociale è uno strumento di cui i grandi artisti del passato si sono sempre avvalsi, a partire da Mary Shelley (se vogliamo oltrepassare il confine cinematografico e scomodare la letteratura), passando per il maestro George Romero e finendo con il recente Scappa – Get Out. D’altra parte, il genere si presta abilmente alla lettura di sottotesti che possono essere colti dallo spettatore più attento, rimanendo allo stesso tempo un prodotto di puro intrattenimento.

Swallow, presentato al Tribeca Film Festival, si colloca nella cerchia dei body horror, sottogenere dell’horror che utilizza spesso la metafora del mutamento o della deformazione fisica operata sui suoi personaggi come specchio del deterioramento mentale e/o sociale (abbiamo in Cronenberg un illustre esempio della categoria).

Haley Bennett
Haley Bennett in Swallow (Credits: Syncopated Films/Logical Pictures/IFC Films)
Austin Stowell e Haley Bennett
Austin Stowell e Haley Bennett (Credits: Syncopated Films/Logical Pictures/IFC Films)

Hunter (Haley Bennett) è una giovane donna di estrazione umile che conosce un ricco ereditiere con il quale si sposa, e conduce la sua vita dedicandosi a compiacere il marito. Hunter passa le giornate dentro casa pulendo, cucinando e riordinando con certosina precisione, quasi come se dovesse ringraziare per aver avuto accesso a quella vita agiata. Ma le cose prendono una piega diversa quando, una volta appreso di essere incinta, la giovane donna, inizierà ad ingoiare oggetti non commestibili di svariato tipo, mettendo a rischio l’incolumità sua e del suo bambino.

Apparentemente, Swallow sembra voler dipingere, e parallelamente criticare, la vacuità di una classe borghese annoiata, ma andando avanti con la trama l’incipit iniziale viene lentamente scalzato da un bel più evocativo messaggio di riscoperta di se stessi e del proprio diritto di indipendenza. Tutta la storia viene portata avanti da una magistrale interpretazione di Haley Bennett (che si dimostra attrice da tenere d’occhio), che riesce ad evocare perfettamente i turbamenti psicologici del suo personaggio attraverso un attento gioco di sguardi e un’ottima mimica facciale, coadiuvati dai consistenti primi piani che le vengono regalati dal regista.

Le storia si presta a diverse chiavi di lettura, la prima e più immediata è la descrizione di un disturbo realmente esiste: parliamo del picacismo, o pica, condizione mentale nella quale il soggetto sente la necessità di ingoiare sostanze non commestibili, elemento che fornisce il sottotesto orrorifico motore della vicenda senza però essere il core centrale. La condizione ci riporta subito in mente la fase neonatale, un particolare periodo della vita in cui attraverso la bocca attuiamo la scoperta del mondo circostante, la cosiddetta fase orale che Freud descrive nei suoi scritti. Fase neonatale che vedremo svolgere un ruolo fondamentale, nel suo essere traumatico, per l’insorgenza del disturbo.

Haley Bennett in Swallow
Haley Bennett in Swallow (Credits: Syncopated Films/Logical Pictures/IFC Films)
Swallow recensione film di Carlo Mirabella-Davis con Haley Bennett
Haley Bennett (Credits: Syncopated Films/Logical Pictures/IFC Films)

Settata la base, un nuovo livello di lettura va dipanandosi ai nostri occhi: rimpossessarsi di se stessi, del diritto di scelta e della propria individualità. La voglia di ingoiare oggetti delle più disparate forme e dimensioni nasce quasi come una disperata necessità di riappropriarsi del proprio diritto di scelta e indipendenza. Hunter colleziona ed espone in bella mostra gli oggetti che ha precedentemente ingoiato come se fosse testimonianza della sua libertà, monumento di fuga da una realtà che sente non appartenerle veramente ma di cui vorrebbe essere parte.

Ed è qui che si setta l’ultima cifra di lettura, la critica sociale al sogno americano, alla scalata sociale cha appare molto più opprimente e isolante di quanto la si immagini. Hunter vive in un ambiente non suo, costantemente giudicata e tacciata, considerata solo come moglie e, successivamente, madre.

Mirabella-Davies fa un ottimo lavoro di regia, aiutato da una eccellente fotografia di Katelin Arizmendi che gioca su disturbanti cromatismi, alternando campi lunghi che hanno il senso sia di restituire la situazione di isolamento della sua protagonista, sia di mostrare geometrie perfettamente simmetriche delle immagini, in netto distacco rispetto al disordine mentale di cui Hunter soffre, a primissimi piani che, invece, mirano ad esteriorizzare i sentimenti e i turbamenti che la giovane donna non riesce più a nascondere.

Quello che sembrava essere un racconto puramente intimo si rivela una denuncia di una condizione sociale ben più diffusa, come il disturbante, ma poetico, finale lascia intendere.

Sintesi

Swallow si presenta come una miscela tra body horror e thriller psicologico che utilizza gli stilemi del genere per tenere alta la tensione e inquietare lo spettatore. Il disturbo psichico della protagonista lascia spazio all'interpretazione di una denuncia di più ampio respiro che rende la pellicola un prodotto estremamente interessante sia per le riflessioni che induce che per la maniera in cui viene confezionato, in questo senso ottima la regia dell'esordiente Carlo Mirabella-Davis.

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