Ms. Marvel

Ms Marvel recensione serie TV Marvel di Bisha K. Ali con Iman Vellani [Disney+ Anteprima]

Ms. Marvel recensione serie TV Marvel Disney+ di Bisha K. Ali con Iman Vellani, Rish Shah, Yasmeen Fletcher, Matt Lintz, Mohan Kapur, Zenobia Shroff, Saagar Shaikh, Aramis Knight e Laith Naki

Kamala, dimmi, dimmi chi è
L’ombra che riflette me?
(Ms. Marvel)

L’importanza di un titolo come Ms. Marvel va al di là del suo valore artistico e delle sue traiettorie adolescenziali, significativo nella dichiarazione d’intenti dei Marvel Studios di aprire i propri orizzonti alla diversità culturale e all’inclusività, in una serie di prime volte – la prima serie contemporaneamente di matrice islamica, sulla cultura dell’Asia meridionale e supereroistica – che racconta la storia di una famiglia che vive in un paese straniero che considera e chiama comunque casa, mentre proprio quella parte del mondo aspettava tremendamente di essere rappresentata sullo schermo in una produzione occidentale dalla gittata così universale e luminosa come l’universo cinematografico Marvel supportato dalla magia Disney.

Bisha K. Ali, già all’opera in Loki, e i registi di Bad Boys for Life Adil El Arbi e Bilall Fallah danno vita insieme alla deliziosa e spumeggiante Iman Vellani a Kamala Khan – nata nel 2013 su Captain Marvel #17 ad opera di Sana Amanat, G. Willow Wilson e Adrian Alphona -, ragazzina pakistana di sedici anni che vive nel New Jersey con la sua famiglia, ama da impazzire Carol Danvers alias Captain Marvel, ha una fervida immaginazione e vive nel suo mondo fantastico tra fan art, imitazioni di Captain Marvel Zombie, sogni ad occhi aperti e creazione di contenuti multimediali sul suo canale social Baby Bradipo.

Iman Vellani
Iman Vellani (Credits: Marvel Studios/Disney+)
Iman Vellani
Iman Vellani (Credits: Marvel Studios/Disney+)

Kamala cerco di proteggerti da te stessa, ho visto cosa succede quando le fantasie diventano un’ossessione.
(Zenobia Shroff in Ms. Marvel)

Ms. Marvel mostra al pubblico occidentale e mainstream “cose mai viste”, regalandoci uno spaccato raro sulla cultura indo-pakistana, delle sue radici, del suo folklore e delle sue ferite, dalla Partizione dell’India durante la guerra indo-pakistana alle dinamiche della comunità, della religione musulmana e la vita della moschea, inquadrando la quotidianità di una famigliola del New Jersey amorevole ed affiatata, diffidente ed impaurita dal mondo esterno ma trasferitasi ugualmente negli Stati Uniti per perseguire il sogno americano di libertà e di poter essere davvero ciò che si vuole senza restrizioni e condizionamenti.

La serie creata da Bisha K. Ali riesce ad essere ironica con arguzia nel citare Mulan piuttosto che gli inganni dell’apparenza (il volontariato come strumento per fare curriculum, le moschee controllate dall’FBI per partito preso), scagliandosi contro i canoni imposti dalla società odierna, mentre il mondo reale vira finalmente verso le esperienze crude e vissute, ma nonostante ciò noi sembriamo ancora ancorati al passato imposto da chi ci vorrebbe influenzare artificiosamente recitando un pessimo copione.

Yasmeen Fletcher, Matt Lintz e Iman Vellani
Yasmeen Fletcher, Matt Lintz e Iman Vellani (Credits: Marvel Studios/Disney+)
Rish Shah in Ms. Marvel
Rish Shah in Ms. Marvel (Credits: Marvel Studios/Disney+)

Devo decidere tutto il mio futuro prima di pranzo?
(Iman Vellani in Ms. Marvel)

Non solo Kamala, stretta tra genitori iperprotettivi (interpretati dagli irresistibili Mohan Kapur e Zenobia Shroff) che non la considerano normale ma speciale, le proibiscono di divertirsi ed indossare abiti “succinti”, la mettono in guardia dalle sue fantasie che potrebbero diventare un’ossessione, di proteggersi da esse e saperle controllare per tornare alla realtà, mentre cerca di scoprire davvero se stessa e costruire il suo futuro.

Ma anche Nakia, interpretata dalla talentuosa Yasmeen Fletcher, il cui personaggio è cruciale nel solleticare delicatamente l’importanza per le donne di avere il coraggio di rivendicare i propri diritti, la parità dei sessi e delle opportunità, attraverso gli occhi di una giovane donna che sceglie con dignità di indossare il velo, vive nel limbo fastidioso ed orrendo di essere considerata “troppo bianca” dai suoi connazionali e “troppo etnica” da tutti gli altri e denuncia la povertà culturale sui banchi di scuola, dove la Persia e Bisanzio vengono ignorate sulle pagine della storia scritta dagli oppressori.

Divertente nello svolgimento, amabile nei tratteggi e ammirevole negli intenti, Ms. Marvel diventa alla fine molto più che la somma delle sue parti, una miniserie fortemente voluta dal deus ex machina Kevin Feige e che mai come prima d’ora dimostra il vero potere dell’influenza culturale e della conoscenza che la Casa delle Idee può assurgere non solo su carta ma anche sullo schermo.

Sintesi

Divertente nello svolgimento, amabile nei tratteggi e ammirevole negli intenti, Ms. Marvel diventa alla fine molto più che la somma delle sue parti, significativa nella dichiarazione d'intenti dei Marvel Studios di aprire i propri orizzonti alla diversità culturale e all'inclusività, la prima serie supereroistica di matrice islamica e sulla cultura dell'Asia meridionale che mai come prima d'ora dimostra il vero potere dell'influenza che la Casa delle Idee può assurgere anche sullo schermo.

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