Mortal Kombat

Mortal Kombat recensione film di Simon McQuoid con Lewis Tan e Jessica McNamee [Sky Anteprima]

Dal 30 maggio in prima assoluta su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW Mortal Kombat: la recensione

Mortal Kombat recensione film Sky di Simon McQuoid con Lewis Tan, Jessica McNamee, Hiroyuki Sanada, Joe Taslim, Josh Lawson, Tadanobu Asano e Ludi Lin

Come può essere così freddo qui dentro?
(Mortal Kombat)

Il celeberrimo marchio del drago a simboleggiare la storia dei videogiochi picchiaduro e non solo, emblema del franchise creato nel 1992 da Ed Boon e John Tobias per Midway Games che ha venduto oltre 46 milioni di copie in tutto il mondo, con il penultimo capitolo Mortal Kombat X a superare in vendite addirittura il rivale videoludico più celebre e temuto, il leggendario Street Fighter IV di Capcom.

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Il nuovo Mortal Kombat cinematografico manda l’hype fuorigiri attraverso la genesi delle sue due storiche icone Scorpion (Hiroyuki Sanada) e Sub-Zero (Joe Taslim) e, al calar del gelo, l’antefatto mette subito in chiaro i capisaldi della pellicola di Simon McQuoid: violenza senza compromessi, feroce brutalità e scene d’azione, coreografate da Chan Griffin (Alien: Covenant, Shazam!, Thor: Ragnarok), in generale di più che buona fattura con una scarsa incidenza di fastidiose e ormai desuete riprese accelerate.

Mortal Kombat recensione film Sky con Lewis Tan e Jessica McNamee
Lewis Tan è Cole Young (Credits: Warner Bros.)

Jessica McNamee è Sonya Blade
Jessica McNamee è Sonya Blade (Credits: Warner Bros.)

Io non mi chiamo più Bi-Han: io sono Sub-Zero.
(Joe Taslim in Mortal Kombat)

L’esageratissima entrata in scena da apocalisse di Sub-Zero sulla Terra del presente ribadisce che, tra fiotti di sangue, coreografie senza esclusioni di colpi, Fatality e citazioni da leggenda come Get Over Here!, Flawless Victory e Finish Him!, Mortal Kombat penderà dalle apparizioni e dalle gesta dei suoi due personaggi più popolari e amati, Sub-Zero e Scorpion, trascurando invece la mitologia del franchise, dispiegata frettolosamente e senza grande convinzione, con la profezia del torneo mortale e la Terra minacciata di essere ridotta in schiavitù dal suo peggior nemico, il brutale e sanguinario Outworld o Mondo Esterno retto da Shang Tsung (Chin Han) e dai suoi spietati guerrieri, tra regni e specie di cui la razza umana non era a conoscenza.

E mentre la storia non si perde certo in grandi livelli narrativi o prova a dare spessore ai suoi tanti protagonisti, molti dei quali maltrattati dall’esordiente Greg Russo e Dave Callaham, tra gli autori del poco felice Wonder Woman 1984, è proprio il caso di esclamare Kano wins!: risulta infatti trascinante il personaggio interpretato da Josh Lawson per dialoghi, battute e carisma, autentico catalizzatore del film, più delle backstory e delle dolorose vicissitudini che smuovono le azioni e gli animi degli altri protagonisti.

Josh Lawson è Kano
Josh Lawson è Kano (Credits: Warner Bros.)

Mortal Kombat recensione film Sky con Lewis Tan e Jessica McNamee
Ludi Lin è Liu Kang (Credits: Warner Bros.)

Forse il tuo arcana è essere preso a calci in cxxo da un cappello.
(Josh Lawson in Mortal Kombat)

Le sequenze di training dei campioni umani col marchio del drago sotto gli insegnamenti di Lord Raiden (Tadanobu Asano) aderiscono ai canoni del genere, incentrate sulla ricerca dell’arcana ossia la scoperta del potere interiore come viatico indispensabile per elevare le proprie condizioni fisiche e mentali, superare debolezza e arroganza ed essere pronti a morire per i propri cari e a trionfare al Mortal Kombat.

Anche in questo caso tuttavia il cammino dei protagonisti alla ricerca delle loro motivazioni più profonde raggiunge risultati emozionali altalenanti, con la scoperta dell’arcana interiore di eroi ed antieroi che gode di meno enfasi e dedizione rispetto alle gesta di Sub-Zero o Scorpion, mentre i poteri acquisiti di Cole Young (Lewis Tan) – l’armatura dorata in grado di assorbire l’energia cinetica degli attacchi degli avversari per potenziare i colpi di Cole e i due tonfa, con e senza lama, che si generano sulle braccia – non ci hanno convinto in pieno per design e resa visiva.

Assai sbilanciato risulta anche il trattamento riservato ai personaggi, con Mileena (Sisi Stringer), Nitara (Mel Jarnson) Reiko, Kabal e Goro a farne maggiormente le spese, mentre tra attesissime Fatality con protagonisti Liu Kang (Ludi Lin) e Kung Lao (Max Huang), e momenti splatter con sbrindellamenti vari Mortal Kombat si chiude con un finale abbastanza grossolano, figlio sia dell’incapacità di gestire la moltitudine di personaggi portati sullo schermo sia della mancanza di coraggio nel costruire e proporre con convinzione un racconto che andasse a sviluppare lo svolgimento del torneo di arti marziali più famoso della storia dell’intrattenimento in un successivo capitolo.

Mortal Kombat recensione film Sky con Lewis Tan e Jessica McNamee
Tadanobu Asano è Lord Raiden, Chin Han è Shang Tsung (Credits: Mark Rogers/Warner Bros.)

Generale Reiko, Mileena (Sisi Stringer) e Kabal
Generale Reiko, Mileena (Sisi Stringer) e Kabal (Credits: Warner Bros.)

Mortal Kombat: le frasi del film

Vivo in questa topaia: credi che abbia tre milioni di dollari?
(Jessica McNamee in Mortal Kombat)

Questo non mi sembra un torneo, per ora mi sembra più un’imboscata.
(Josh Lawson in Mortal Kombat)

Ecco perché tu non hai il marchio: non sei abbastanza spregevole.
(Josh Lawson in Mortal Kombat)

Tutti gli artisti migliori sono un po’ deviati.
(Josh Lawson in Mortal Kombat)

Niente male questa ferraglia!
(Mehcad Brooks in Mortal Kombat)

Sintesi

Il nuovo Mortal Kombat cinematografico manda l'hype fuorigiri attraverso la genesi dei suoi due personaggi più popolari e amati Scorpion e Sub-Zero, tra buone coreografie action, fatality e sequenze iconiche, dispiegando tuttavia frettolosamente la propria mitologia in una storia sbilanciata nel trattamento riservato ai protagonisti e dal finale grossolano e poco coraggioso.

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