Mona Lisa and the Blood Moon

Mona Lisa and the Blood Moon recensione film di Ana Lily Amirpour con Kate Hudson [Venezia 78]

Mona Lisa and the Blood Moon recensione film di Ana Lily Amirpour con Kate Hudson, Jeon Jong-seo, Craig Robinson, Ed Skrein e Evan Whitten

Mona Lisa and the Blood Moon, la recensione di un film mancato

Nel 2016, al Lido The Bad Batch scatenò qualche (solita) polemica per la violenza gratuita con cui la regista raccontava la storia di una donna violata in una cruda e allegorica America post apocalittica, tra bande cannibali, Jason Mamoa e ambigui santoni scivolosi. Nel 2021 Ana Lily Amirpour ci riprova e racconta di Mona Lisa, una giovane coreana senza passato né certificato di nascita che fugge da un manicomio per cercare la libertà in una New Orleans funky e oleosa, anche grazie all’aiuto di una spogliarellista ma soprattutto di alcuni misteriosi poteri soprannaturali.

È la sinossi di Mona Lisa and the Blood Moon, la nuova opera di Amirpour che però di realmente nuovo ha ben poco: le stimmate del suo cinema, che conta ben pochi film ma una buona dose di coraggio (A Girl Walks Home Alone at Night e appunto il citato The Bad Batch, più un nutrito gruppo di corti) e l’intuizione di anticipare e probabilmente spingere i legittimi movimenti di rivendicazione degli ultimi anni.

Jeon Jong-seo
Jeon Jong-seo (Credits: Lucky Red)
Mona Lisa and the Blood Moon recensione film di Ana Lily Amirpour con Kate Hudson
Craig Robinson (Credits: Lucky Red)

Perché di donne sole e coraggiose ormai è pieno il cinema, così come di emarginati in cerca di riscatto e drop out (anche allo steso Lido del 2021, basta la banda di Mainetti per Freaks Out): Mona Lisa and the Blood Moon diventa allora solo l’ennesima, a volte sfiancante, sfilata di cliché in salsa tarantiniana: non basta la commistione di generi a salvare dal rischio banalità.

Il sangue, la macelleria, i superpoteri; e ancora le donne, le minoranze, le suggestioni, i cromatismi, una colonna sonora asfissiante. Sono tutti ingredienti che devono essere il contorno, o il colore, di un’idea forte di cinema, di una storia che abbia una necessità, autoriale o sociale: eppure, niente di ciò che davvero serve c’è nel terzo film della regista britannica naturalizzata statunitense, che sembra ripetere stancamente quello che ha già raccontato spostando la storia da un qualsiasi futuro distopico ai giorni nostri.

Kate Hudson e Jeon Jong-seo cercano di dare il giusto slancio a tutto, ma possono fare poco contro un mare che si rivela una palude.

Stantio.

Mona Lisa and the Blood Moon recensione film di Ana Lily Amirpour con Kate Hudson
Evan Whitten (Credits: Lucky Red)

Sintesi

Di donne sole e coraggiose ormai è pieno il cinema, così come di emarginati in cerca di riscatto e drop out: Mona Lisa and the Blood Moon diventa solo l’ennesima, a volte sfiancante, sfilata di cliché in salsa tarantiniana. Non basta la commistione di generi a salvare dal rischio banalità.

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