Intervista a Luigi Cozzi, maestro del cinema horror e di fantascienza [degenere]

Intervista a Luigi Cozzi, maestro del cinema horror e di fantascienza, da Dario Argento a Paganini Horror, Scontri stellari oltre la terza dimensione, Hercules con Lou Ferrigno e il ricordo di Christopher Plummer

Luigi Cozzi: l’intervista

Come nacque la sua passione per il cinema di genere? Quali furono i suoi primi passi nel mondo del cinema e dell’editoria cinematografica?

Luigi Cozzi: La mia passione per il cinema di genere è nata fin da quando ero piccolino. Il film che fece scattare la scintilla fu il 20.000 leghe sotto i mari prodotto da Walt Disney, mi affascinò e mi conquistò al mondo della fantasia. Tutto è partito da lì. Nel cinema ho cominciato “dal fondo”: nei primi anni sessanta c’era soltanto la pellicola 8 mm per i cineamatori, i dilettanti, e ho cominciato a fare i miei primi film da autodidatta così. Poi sono passato al 16mm e infine sono entrato nel mondo professionale del 35mm. Contemporaneamente mi occupavo di critica, scrivevo degli articoli, li pubblicavo sulle riviste di cinema di quel tempo e mi specializzavo sempre di più in campo cinematografico.

Come ha conosciuto Dario Argento e come siete arrivati a collaborare al soggetto di Quattro mosche di velluto grigio?

Luigi Cozzi: Era la fine del 1969 o l’inizio del 1970, mi ero trasferito da Milano a Roma e lavoravo nella redazione di Ciao 2001. In quegli anni Ciao 2001 era la rivista più venduta sui cantanti e le canzoni pop, ma ero riuscito a convincere il direttore di darmi una pagina ogni settimana per scrivere di cinema. Vidi in prima visione in sala L’uccello dalle piume di cristallo, il primo film di un debuttante sconosciuto, questo Dario Argento. Lo trovai un film bellissimo e pensai che era finalmente il segnale di un cinema diverso, un cinema nuovo, e volli conoscere chi lo aveva fatto. Telefonai alla produzione e mi diedero il numero di Dario per andare a intervistarlo. La nostra intervista diventò un colloquio a due di più di due ore perché scoprimmo che avevamo più o meno le stese passioni. Alla fine dell’intervista Dario mi disse “richiamami domani o dopodomani che andiamo a cena insieme oppure ci vediamo un film”. Così siamo diventati amici, ci siamo frequentati per diversi mesi e a un certo punto mi ha proposto di collaborare con lui alla scrittura del suo nuovo film. Io ovviamente accettai di corsa: volevo entrare nel cinema e quella era l’occasione più giusta per me. Siamo rimasti amici ancora oggi.

Michael Brandon e Bud Spencer in Quattro mosche di velluto grigio
Michael Brandon e Bud Spencer in Quattro mosche di velluto grigio

Cosa ricorda della lavorazione di Quattro mosche di velluto grigio e come si è poi sviluppata la sua collaborazione con Argento nel corso dei decenni?

Luigi Cozzi: Dario mi ha preso dapprima come sceneggiatore per Quattro mosche di velluto grigio, poi alla fine della fase di scrittura, siccome sapeva che io volevo fare regia e già per conto mio avevo girato Il tunnel sotto il mondo, mi propose di seguirlo sul set come assistente. Accompagnai Dario per tutte le riprese, e alla fine mi invitò a restare con lui anche per l’edizione. Finì che rimasi al suo fianco per tutta la lavorazione del film dall’inizio alla fine, fino a quando non andammo insieme a controllare le copie definitive del film al cinema Empire, dove si doveva proiettare il film. Feci un anno intero di lavoro seguendo dall’inizio alla fine Quattro mosche di velluto grigio, conoscendo così di prima mano il campo cinematografico in tutti i suoi settori. Poi ho continuato a collaborare, a scrivere con Dario: per la serie televisiva La porta sul buio mi fece curare proprio un episodio come regista, negli anni ho fatto spesso per lui da seconda unità o da aiuto regia, seguendo tanti film in cinque anni, Le cinque giornate con Celentano, Phenomena, La sindrome di Stendhal. Sempre rimasti amici e collaboratori, non ho potuto collaborare con Dario solo quando ero impegnato con i film che facevo per conto mio, perché intanto mi ero affermato anche come regista.

Lei più volte ha collaborato anche con Daria Nicolodi, recentemente scomparsa, sia nei film di Dario Argento che per il suo Paganini Horror, in cui la Nicolodi figura anche come co-sceneggiatrice. Cosa ricorda di lei? Come si svolse la sua collaborazione per Paganini Horror?

Luigi Cozzi: Daria era una bravissima attrice, una donna molto simpatica e colta e un’amica, una grande amica. Abbiamo collaborato insieme sia per Paganini Horror che per The Black Cat, e fu in entrambi i casi un’esperienza molto bella. Lei ci ha lasciati l’anno scorso, troppo presto.

Scontri stellari oltre la terza dimensione (Starcrash)
Scontri stellari oltre la terza dimensione (Starcrash)

Parallelamente alla sua collaborazione con Argento lei ha avuto una lunga carriera da regista. Quali scrittori e registi pensa l’abbiano maggiormente influenzata come regista? Della sua filmografia, quali sono i film che ricorda con più piacere?

Luigi Cozzi: Gli autori che mi hanno maggiormente influenzato, a parte Dario che considero il mio maestro assoluto, sono Sergio Leone e i classici americani come John Ford e Howard Hawks, insomma i grandi autori americani. In quanto ai film, io ne ho fatti diversi. Quelli più noti sono Starcrash, uscito in Italia come Scontri stellari oltre la terza dimensione, oppure Hercules, con Lou Ferrigno. In Italia fu un grande successo anche Dedicato a una stella. Ricordo con piacere questi e qualche altro, ecco.

In Scontri stellari oltre la terza dimensione c’è anche una breve ma importante parte di Christopher Plummer, venuto a mancare pochi giorni fa. Cosa ricorda di lui sul set?

Luigi Cozzi: Christopher Plummer era un professionista esemplare e un grandissimo attore. Ha recitato benissimo la sua parte e con estrema facilità. Fu possibile coinvolgerlo perché il casting lo fecero in America, e siccome Scontri stellari oltre la terza dimensione sarebbe stato il primo film di fantascienza dopo Guerre Stellari che in quei mesi stava incassando l’ira di Dio anche il mio film era molto considerato dai produttori, che sapevano che avrebbe fruttato buoni incassi. Plummer accettò di fare la parte e fu preso con un contratto di tre giorni, come partecipazione speciale, ma quando abbiamo girato era talmente bravo che in un giorno e mezzo l’ha finito. Ho lavorato di nuovo con Cristopher Plummer anche in Nosferatu a Venezia. Un attore eccezionale, come del resto la sua carriera dimostra pienamente.

Scontri stellari oltre la terza dimensione (Starcrash)
Scontri stellari oltre la terza dimensione (Starcrash)

Nel 1977 arrivò nelle sale italiano il cosiddetto Cozzilla, un rimaneggiamento dell’originale Godzilla giapponese del 1954 da lei ricolorato e integrato con spezzone di altro materiale. Come nacque questa idea? Quali furono le sue integrazioni e da quali “fonti” provenivano? Quale tecnica adottò per la ricolorazione?

Luigi Cozzi: In quel periodo, tra il ‘75 e il ‘77, curavo per l’Ente Cinema di Stato, l’Italnoleggio, una serie di rassegne di film di fantascienza: se ne fece una al Planetario di Roma, poi a Milano e in altre cinquanta città, perché quelle società possedevano cinema d’essai sparse in tutta Italia. Queste rassegne di fantascienza raccolsero un grandissimo successo e andai avanti a farle per due anni. Dato il successo dell’iniziativa, per programmare le successive rassegne comprai diversi film che non erano disponibili sul mercato italiano: una trentina in tutto, fra cui anche l’originale L’invasione degli ultracorpi. Siccome uno dei film di cui mancavano le copie era proprio Godzilla, e De Laurentiis aveva appena annunciato che avrebbe fatto il suo remake di King Kong, acquistai anche quello, ma i distributori mi dissero che essendo un film in bianco e nero non poteva uscire nelle sale in prima visione. Io pensando a una soluzione mi venne in mente di fare una prova col “passo uno”, cioè ritoccando manualmente ogni fotogramma del film: un lavoro pazzesco però trovai chi era disposto a farlo. Un altro problema stava nel fatto che il film originale, che risaliva agli anni cinquanta, era lungo un’ora e venti: vent’anni dopo non venivano più programmati in prima visione film così corti, per cui per risolvere il problema decisi di allungarlo prendendo del materiale di repertorio sulla Seconda Guerra Mondiale e alternandolo con scene del film raddoppiate o ingrandite. Alla fine ricavammo 10 minuti in più. Facemmo l’audio in versione stereofonica e Godzilla uscì così in Italia in questa nuova versione. A Roma andò avanti per due settimane al Royal, che era un cinema importante.

Quando e come è nata l’idea del Profondo Rosso Store? Come si è sviluppata poi la casa editrice?

Luigi Cozzi: L’idea è venuta a Dario, che me ne ha parlato nel 1988. Io sono stato da subito entusiasta e ci siamo messi d’accordo che l’avremmo fatto insieme. Si è sviluppata molto, anche se all’epoca tutti ci davano dei matti adesso sono più di 30 anni che siamo qua. Il negozio è cresciuto: adesso di sotto c’è anche il Museo degli orrori di Dario Argento, con materiali originali presi dai set dei suoi film, e Profondo Rosso è anche una casa editrice con 200 libri nel catalogo. Qualche anno fa siamo diventati anche una produzione cinematografica, abbiamo fatto un film e alcuni documentari.

Intervista a Luigi Cozzi
Intervista a Luigi Cozzi, maestro del cinema horror e di fantascienza (Credits: Olivier Strecker/Wikimedia)

Il suo penultimo lungometraggio è I piccoli maghi di Oz del 2018, un film per ragazzi per certi versi inaspettato nella sua filmografia. Come è nato questo progetto? Come ha interagito con i bambini della scuola elementare Ettore Majorana, protagonisti del film?

Luigi Cozzi: I piccoli maghi di Oz è stato un primo esperimento di portare il cinema nelle scuole, per insegnare ai ragazzi come si fa il cinema, farli partecipare attivamente a come si fa un film. I ragazzi potevano far parte della squadra degli attori o della squadra dei tecnici: ciascuno ha scelto cosa gli piaceva fare di più, e hanno seguito tutta la lavorazione partecipando attivamente alle riprese. È stata una bella soddisfazione ed è stato molto fruttifero, l’esito è stato molto buono per me.

Poche settimane fa è tornato a collaborare con i ragazzi dell’Istituto comprensivo di Montasola Casperia, in Sabina, per un progetto integrativo di cinema nelle scuole in cui sono gli stessi studenti a ricoprire i vari ruoli della troupe cinematografica. Come è stata questa esperienza?

Luigi Cozzi: Fabio Crisante, soggettista de I piccoli maghi di Oz, mi ha coinvolto anche in questo nuovo progetto, un cortometraggio contro il bullismo di cui stavolta ha curato anche il montaggio. Un nuovo progetto scolastico finanziato dal Ministero e dal MIUR, e prodotto dalla CineMart. È andata benissimo, i ragazzi sono stati molto bravi e mi sembra che ne sono usciti molto soddisfatti. Il prodotto lo stiamo montando in questi giorni, ma abbiamo visto con nostro piacere che sta venendo bene. I ragazzi sono affascinati dal cinema e partecipano con entusiasmo.

Lei ha contribuito alla nascita, alla diffusione e allo studio di un periodo d’oro del cinema italiano. Dal suo punto di vista, per quali ragioni creative e produttive il cinema di genere in Italia è andato via via scemando a partire dagli anni novanta?

Luigi Cozzi: Non è stato il cinema di genere ma è stato il cinema italiano in generale che, secondo me, è andato affondando. Tutte le produzioni si sono svendute alla televisione. La produzione per le sale è praticamente finita. Io mi ricordo che in quegli anni, gli anni novanta, tutte le società con cui avevo fatto cinema io hanno chiuso, e quindi è finito un movimento. Oggi in Italia i film non prodotti o dalla Rai o da Mediaset o dagli altri enti credo siano due o tre all’anno: non c’è più nessuno che fa film per le sale, fanno film per le televisioni e quindi devono sottostare alle regole del mercato televisivo, non a quelle della sala cinematografica. Invece la produzione americana resta ancora divisa chiaramente fra quella destinata alle sale e quella destinata alla televisione.

Allargando lo sguardo anche alle produzioni straniere, come pensa siano evoluti il cinema horror, il cinema fantastico e il cinema di fantascienza negli ultimi anni? Cosa fa paura adesso?

Luigi Cozzi: Adesso la realtà è sicuramente più spaventosa della fantasia, però anche il cinema dell’orrore è diventato, secondo me, un po’ troppo baracconesco. Io sono cresciuto con un cinema dell’orrore fatto di tensione, di atmosfera: oggi è un cinema tutto di effetti. Le produzioni sono ancora troppo influenzate dal fascino degli effetti digitali: curano di più gli i VFX che la storia, i personaggi, le emozioni. Forse siccome oggi fare film costa così tanto nessuno vuole fare film su nuove storie: stanno rifacendo tutti vecchie storie e vecchi film che commercialmente, almeno in partenza, sono più sicuri, ma così la creatività a lungo andare svanisce.

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