Jurassic World: Il Regno Distrutto recensione

Jurassic World: Il Regno Distrutto
Juan Antonio Bayona dirige Jurassic World: Il Regno Distrutto

Il cambiamento è come la morte.
Non sappiamo cos’è finchè non ce la troviamo di fronte.
(Jeff Goldblum, Jurassic World: Il Regno Distrutto)

Il filmmaker Juan Antonio Bayona, sponsorizzato dall’amico Guillermo Del Toro e reduce dai successi di The Orphanage e The Impossible, mette il suo talento creativo e le sue notevoli inclinazioni verso l’horror ed il disaster movie dai toni drammatici al servizio della saga Jurassic Park con un intenso sequel di Jurassic World, che apre nuovi ed inaspettati scenari allo sviluppo del franchise.

La deliziosa Bryce Dallas Howard ritorna nelle vesti di Claire Dearing, strenua paladina dei diritti dei dinosauri alla sopravvivenza e tutela dopo la loro de-estinzione.
Contro di lei la cupidigia e la bramosia di potere dell’uomo, intento a sfruttare i dinosauri a proprio vantaggio e piacere, sia esso economico, bellico o di intrattenimento.

Jurassic World: Il Regno Distrutto
Bryce Dallas Howard, Chris Pratt e Isabella Sermon

Ma non è stata forse la stessa Claire a promuovere la creazione dell’Indomitus Rex, sfruttando specie viventi tenute in gabbia per generare profitti nel parco divertimenti Jurassic World su Isla Nublar?

Ed Owen Grady (Chris Pratt), addestratore dei Velociraptor ed in particolare di Blue, il Raptor dall’intelligenza e sensibilità evoluta addomesticato ed educato a ricevere ordini, ha agito solo per passione e amore nei confronti di quegli animali, senza davvero mai pensare ai possibili risvolti delle sue ricerche di controllo sui dinosauri?

Nessuno è innocente in Jurassic World, sottile è la linea di confine tra il salvatore ed il tiranno, ed è su queste basi e sul dilemma morale della resurrezione biologica dei dinosauri che Jurassic World: Il Regno Distrutto sviluppa e ribalta la sua storyline.

Jurassic World: Il Regno Distrutto
Jurassic World: Il Regno Distrutto

La morale del film è impersonificata in Jeff Goldblum, che ritorna nei mitici panni di Ian Malcolm, stavolta rigidi e seriosi, a sottolineare le motivazioni più oscure delle de-estinzione dei dinosauri e la minaccia di un cambiamento cataclismatico causato da noi stessi.

Bayona eccelle nella costruzione della suspense, dall’avvincente prologo alle scene horror ad alta tensione che vedono protagonista l’Indoraptor, e nell’artistica e muscolare gestione della macchina da presa, con alcune inquadrature, come il ritorno di Claire e Owen su Isla Nublar, che emozionano ricordando lo Spielberg di Indiana Jones.

Ma Jurassic World: Il Regno Distrutto è anche e soprattutto un film d’intrattenimento destinato al grande pubblico e ai giovanissimi, obiettivo al quale il talentuoso regista spagnolo si adatta senza particolari patemi firmando il suo primo blockbuster da un miliardo di dollari.

Jurassic World: Il Regno Distrutto
Bryce Dallas Howard e Justice Smith
Jurassic World: Il Regno Distrutto
Recensione di Jurassic World: Il Regno Distrutto di Juan Antonio Bayona