Black Widow

Black Widow recensione film di Cate Shortland con Scarlett Johansson [Disney+ Anteprima]

Natasha Romanoff può finalmente brillare come protagonista: sono tante le risposte che Black Widow regala ai fan, raccontando il passato di una dei primi Avengers e facendoci sentire la sua mancanza ancora di più. La recensione di Black Widow

Black Widow recensione film di Cate Shortland con Scarlett Johansson, Florence Pugh, David Harbour, Rachel Weisz, William Hurt e O-T Fagbenle

Il dolore ci rende più forti.
(Black Widow)

Sono passati due anni dall’uscita nelle sale di Avengers: Endgame e Spider-Man: Far From Home e nonostante la visione delle serie tv rilasciate dai Marvel Studios, sulla piattaforma Disney+, per tutti i fan della Saga dell’Infinito la nostalgia nel recarsi in una sala cinematografica e sentire l’opening theme circondarti nel buio permaneva. Gli Avengers sono una parte centrale del panorama cinematografico internazionale sin dal maggio del 2008 e tredici anni, ventitré film dopo, siamo già pronti a tornare al cinema per conoscere quella che sarà la quarta fase cinematografica firmata Marvel, fase che ad oggi vede in programma l’uscita di ben dieci film, partendo da Black Widow (7 luglio 2021) fino a Guardiani della Galassia Vol. 3 (5 maggio 2023).

Black Widow, diretto dalla regista australiana Cate Shortland, è ambientato dopo gli eventi narrati in Captain America: Civil War e racconta il passato di Natasha Romanoff (Scarlett Johansson) facendo finalmente luce su qual è la nota rossa sul suo fascicolo, la stanza rossa, l’origine del suo addestramento come killer e che cosa successe a Budapest. Tutto inizia nel 1995 in Ohio quando una bambina dai capelli blu raggiunge la sorellina dai lunghi capelli biondi mentre intorno a loro appaiono a poco a poco delle lucciole, è allora che conosciamo Melina Vostokoff (Rachel Weisz) e Alexei Shostakov (David Harbour), i loro genitori. La loro vita famigliare prende una piega inaspettata quando si ritrovano a dover scappare dagli Stati Uniti, sulle note di American Pie, raggiungendo Cuba.

Scarlett Johansson, David Harbour e Florence Pugh
Scarlett Johansson, David Harbour e Florence Pugh (Credits: Marvel Studios/Disney+)

Black Widow recensione film di Cate Shortland con Scarlett Johansson
Rachel Weisz, Scarlett Johansson e Florence Pugh (Credits: Marvel Studios/Disney+)

Alexei e Melina sono agenti russi infiltrati, si tratta di Guardiano Rosso – la risposta russa a Captain America – e una vedova nera, le loro figlie sono agenti della stanza rossa, bambine comprate, rapite o abbandonate che vengono scelte per affrontare un addestramento come killer, solo una su venti sopravvive per vivere una vita plagiata e controllata dal leader dell’organizzazione Dreykov (Ray Winston).
Dalla nascita della stanza rossa, solo una vedova è riuscita a scappare, Natasha Romanoff, la quale si è lasciata alle spalle una vita di dolore e sofferenza, insieme alla bambina che la considerava davvero come una sorella Yelena Belova (Florence Pugh). È quest’ultima che dà avvio alla storia quando cerca l’aiuto di Natasha inviandole un’ “arma” capace di liberare tutte le vedove.

L’ultima opera di Shortland è stata capace di condensare al suo interno elementi narrativi nuovi unendoli all’estetica visiva e sonora dei lungometraggi Marvel che l’hanno preceduta. Un’operazione che è stata resa possibile grazie a tutti coloro che hanno lavorato al progetto. Da primo il produttore Kevin Feige, direttore creativo di Marvel Comics, Marvel Television e Marvel Animation, Lorne Balfe, autore della musica, a cui seguono gli effetti speciali di Geoffrey Baumann e la scenografia di Charles Wood, il quale aveva già lavorato alla realizzazione di sei film Marvel, tra cui Avenger: Infinity War ed Endgame, alla sceneggiatura, infine, vi è Jac Schaeffer, colei che ha creato la serie televisiva WandaVision ed era nel team degli sceneggiatori di Captain Marvel.

Scarlett Johansson in Black Widow
Scarlett Johansson in Black Widow (Credits: Marvel Studios/Disney+)

Florence Pugh
Florence Pugh (Credits: Marvel Studios/Disney+)

La musica maestosa non dimentica di lasciare spazio a brani pop dal grande significato topico, le scene d’azione e di spionaggio riportano alla memoria Captain America: The Winter Soldier in una sceneggiatura che ci regala allo stesso tempo molti sorrisi. Black Widow è l’unione perfetta di tutti quelli elementi classici che hanno caratterizzato in diverse formule i film degli Avengers. Grazie a sceneggiatura e regia omogenee e capaci di valorizzare le differenze di tono narrativo senza rendere la visione dissonante, possiamo trattenere il fiato mentre Natasha e Yelena combattono per la salvezza delle vedove e poco dopo ridere dei loro battibecchi famigliari, specialmente grazie a Florence Pugh, che dimostra nuovamente il suo talento come attrice, passando da scene d’azione intense a momenti ilari in cui prende in giro la sorella maggiore per le sue pose da combattimento.

Il lungometraggio sulla prima eroina degli Avengers, tuttavia, non dimentica che a essere protagonista di quest’opera è una personaggia quale Vedova Nera, figura che è stata più volte al centro di critiche e controversie: accusata di essere poco rappresentata, di essere stata realizzata unicamente per accontentare il male gaze e di essere una figura funzionale unicamente al percorso eroico di «quelli grossi» citando la stessa Yelena. Riflessioni legittime considerando quanto poco conoscevamo della storia di Natasha Romanoff rispetto alle sue controparti maschili, per fortuna i Marvel Studios negli anni hanno accolto queste critiche. Non solo le personagge sono cresciute di numero, ma, cosa più importante, hanno trovato più spazio perché le loro storie potessero essere raccontate, con l’eccezione di Sharon Carter, ma questa è un’altra storia. Il passato di Natasha ora è svelato, imparando a conoscere aspetti del suo carattere che erano stati nascosti per troppo tempo, e la sua mancanza adesso sarà ancora più dolorosa.

Taskmaster
Taskmaster (Credits: Marvel Studios/Disney+)

Scarlett Johansson e O-T Fagbenle
Scarlett Johansson e O-T Fagbenle (Credits: Marvel Studios/Disney+)

Ma come raccontare la sua storia specialmente dopo gli eventi di Infinity War, come far si che il suo lascito sia ricordato per sempre? Per quanto “forzata” la sequenza che vede riunirsi tutte le eroine della Marvel in Endgame, è una immagine che rappresenta perfettamente il racconto femminile contemporaneo. Sotto l’influenza della quarta ondata femminista e del concetto di intersezionalità il cinema internazionale ha modificato il racconto delle personagge, non più come figure uniche che riescono a emergere, ma come un’unione collettiva, una narrazione che è riconoscibile ad esempio all’interno del famosissimo Mad Max: Fury Road.

Natasha Romanov non è più sola e non è più l’unica, al suo fianco ha una sorella e la loro missione è salvare tante altre ragazze come loro, giovani bambine prese come oggetti, considerate cose sacrificabili e manipolabili, a cui è stato strappato il libero arbitrio. Natasha non è più la sola vedova che conosciamo, esse sono molte e questo film, con forza, racconta la loro storia.

Non lasciare che ti prendano il cuore.
(Black Widow)

Sintesi

L’ultima opera di Cate Shortland condensa elementi narrativi nuovi che raccontano il passato di Natasha Romanoff unendoli all’estetica visiva e sonora che ha caratterizzato in diverse formule i film degli Avengers, acuendo la mancanza della Vedova Nera di Scarlett Johansson sullo schermo e aprendosi ad una rilettura delle eroine Marvel.

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