Armageddon Time

Armageddon Time recensione film di James Gray con Anne Hathaway e Anthony Hopkins [Cannes 75]

Armageddon Time recensione film di James Gray con Anne Hathaway, Anthony Hopkins, Jeremy Strong, Banks Repeta, Jaylin Webb e Jessica Chastain

Il Queens, nuova Belfast

Negli ultimi anni tra i cineasti del passato e del presente è diventato endemico il bisogno e lo sforzo di raccontare se stessi e soprattutto il proprio passato di bambini, come radice del proprio presente di artisti. Un trend noto come autofiction germogliato in letteratura e che sta sempre più prendendo piede anche al cinema.

Operazioni come Dolor y Gloria non hanno bisogno di particolari spiegazioni, considerato il livello raggiunto dal film e la carriera che ha alle spalle un regista come Pedro Almodóvar. Colpito dal dolore cronico, con lo spettro della morte al fianco e senza il cinema a proteggerlo, per il cineasta spagnolo un film del genere è stato un testamento e un meccanismo di difesa. Più interessante invece tentare di capire perché un regista che ha appena passato la cinquantina come James Gray senza già questo bisogno, realizzando un film che somiglia molto a quelli con le stesse premesse dei colleghi sessantenni Alfonso Cuarón e Kenneth Branagh. Dopo Roma e Belfast arriva New York sull’orlo dell’Armaggedon, con Reagan che sale al potere mentre il giovane protagonista del film scopre a poco a poco l’antisemitismo che percorre la storia della sua famiglia e il razzismo verso la comunità cinese e nera di cui macchiano i suoi genitori.

Anne Hathaway e Michael Banks Repeta
Anne Hathaway è Esther Graff e Michael Banks Repeta è Paul Graff in Armageddon Time di James Gray (Credits: Anne Joyce/Focus Features)

Innocenza di comodo

Armageddon Time ha come protagonista l’adorabile Michael Banks Repeta nei panni di Paul Graff, un ragazzino figlio di una famiglia ebrea cresciuto in un ambiente amorevole, inconsapevole delle tensioni familiari, ignaro del vero significato del denaro, lasciato libero di frequentare la scuola pubblica dove studiano anche i ragazzi afroamericani. Sarà la breve amicizia con uno di loro, Johnny (Jaylin Webb), a segnare per sempre la sua vita.

Dolcemente ribelle e naturalmente portato alla creazione e all’arte, Paul è un ragazzino sognatore che il sistema tenta di piegare dentro uno spaventato rispetto per le regole, assistendo poi con sorpresa alle esplosioni della sua ribellione infantile. Il mondo attorno a lui cambia all’improvviso, sottraendogli parte della sua innocenza. Su di lui veglia con affetto il nonno, interpretato da un Anthony Hopkins che gestisce a occhi chiusi un ruolo volto a far commuovere il pubblico; quello del nonnino saggio, gentile, capace di frasi memorabili.

Più sfumati e interessanti invece sono i genitori di Paul, interpretati da Anne Hathaway e da un notevole Jeremy Strong. La madre ma soprattutto il padre di Paul hanno un rapporto con il figlio basato sull’amore ma non privo di durezze e asperità, che costituisce la parte più riuscita del film. Armageddon Time è meno idealizzato e più amaro di Belfast nel guardare alla famiglia del protagonista, salvo però rivelarsi enormemente stucchevole e sin troppo educato quando c’è da affrontare il tema del razzismo sistemico, del privilegio bianco che Paul vivrà sulla sua pelle, salvato moralmente dalla scarsa comprensione che la sua giovane età ancora giustifica. È come se Gray sapesse di dover affrontare questa questione ma non riuscisse mai a dire o girare a riguardo qualcosa di personale e forte, dando risposte molto prevedibili, quasi difensive a priori.

Jeremy Strong e Anne Hathaway
Jeremy Strong e Anne Hathaway (Credits: Anne Joyce/Focus Features)
Jaylin Webb e Michael Banks Repeta
Jaylin Webb e Michael Banks Repeta (Credits: Anne Joyce/Focus Features)

Da Armaggedon Time a Ad Astra

Ovviamente dentro questo film c’è tanto James Gray, uomo, adulto e regista. È facile individuare nei suoi anni spensierati il germe di tanto del suo cinema, persino una sorta di antefatto al suo film Ad Astra (2019); un film sulla durezza dell’amare e dell’essere amati dalla propria figura paterna. Armageddon Time spiega come, nata il gioventù, l’idea che avrebbe fatto da base al suo Ad Astra sia stata violentemente estirpata da una società che avrebbe voluto insegnargli a ogni costo produttività, elitarismo, classismo in salsa capitalistica e a cui alla fine è riuscito a ribellarsi, alla luce di quanto poi successo.

Usare la famiglia Trump come convenientissimo simulacro di tutto ciò di sbagliato c’era e c’è in America secondo il regista è però sin troppo comodo e lascia il sospetto che Gray ricordi ma non scavi davvero dentro di sé, non con quella brutale onestà necessaria a rendere questo genere di film più che nostalgia, trasformandoli in carne viva.

Sintesi

James Gray racconta se stesso ed il suo passato di bambino come radice del suo essere artista, ricordando ma non scavando davvero dentro di sé in una pellicola amara seppur priva di quella brutale onestà necessaria ad andare oltre la nostalgia.

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