One Life

One Life recensione film di James Hawes con Anthony Hopkins [Anteprima]

Un film con un buon impianto tecnico e interpretazioni all'altezza, ma che non riesce a trovare una propria identità: la recensione di One Life

One Life recensione film di James Hawes con Anthony Hopkins, Johnny Flynn, Jonathan Pryce e Helena Bonham Carter

Tratto da una storia vera.

Una scritta che vediamo in moltissimi film e non poteva mancare in One Life, che racconta la storia di Nicholas Winton, insignito del titolo di cavaliere per aver salvato 669 bambini ebrei dalle mire dei nazisti.

James Hawes, regista televisivo qui al suo esordio sul grande schermo, mette in scena la vicenda con mestiere, giocando sull’alternanza di due piani temporali: 1938, in cui vediamo il compimento dell’eroica impresa, e 1988, dove seguiamo un invecchiato Winton che vorrebbe conoscere il destino di coloro che ha salvato.

Il risultato non può non commuovere. Ma tale reazione è dovuta più a quella scritta di apertura che a effettivi meriti drammaturgici del film. La messa in scena, nel suo essere innegabilmente quadrata, rinuncia a qualsiasi tocco iperbolico o romanzato.

Se da un lato la scelta può apparire onorevole, in quanto evita di sottomettere la testimonianza storica al patetismo in cui possono scivolare i prodotti hollywoodiani di questo genere; dall’altro lato non permette all’opera di arrivare troppo a fondo nel cuore dello spettatore, che appunto sarà più toccato dalla veridicità dei fatti che dalla potenza delle immagini che scorrono sullo schermo.

L’alternanza temporale appare inoltre poco sfruttata e fondamentalmente fine a sè stessa. La parte del passato è indubbiamente più riuscita, grazie a un’ottima gestione del ritmo e della carica drammatica.

Un po’ meno riuscita la porzione del presente narrativo, sorretta principalmente dalla performance (ottima come sempre) di Anthony Hopkins (il doppiaggio di Carlo Valli riesce inoltre a compensare la mancanza del compianto Dario Penne).

Ma il salto da un’epoca all’altra avviene senza un vero costrutto, salvo ricordare allo spettatore che il film gioca su due linee temporali. Soprattutto non viene usato per parlare del tema del ricordo e della memoria, da sempre nucleo centrale della tematica della Shoah (non a caso il 27 gennaio è indicato proprio come “Giorno della Memoria”). Esso è appena accennato tramite il quaderno (contenente le foto dei bambini salvati) di Winton, che però nella cornice narrativa ha solo il ruolo di macguffin per giungere al climax finale.

Il rispetto quasi totale verso i fatti storici si rivela in definitiva un’arma a doppio taglio. Viene offerto solo un coinvolgimento superficiale senza cercare una propria forza espressiva ed evita di approfondire varie tematiche che vengono appena accennate e poi lasciate cadere nel dimenticatoio.

Nel medesimo periodo in cui Napoleon rinuncia alla fedeltà storica per costruire un proprio discorso tematico/estetico, One Life rinuncia a crearsi una propria identità per seguire la storia, col risultato che quella che gli slogan pubblicitari avevano presentato come “La straordinaria storia di un uomo ordinario” finisce per diventare “Una storia straordinaria rappresentata in modo ordinario”.

Il film è comunque adatto per la visione nel periodo natalizio, in cui i racconti di solidarietà umana risultano più che mai in tema.

Sintesi

One Life è un film con un buon impianto tecnico e interpretazioni all'altezza, ma che rimane troppo impegnato a riprodurre fedelmente la Storia per trovare una propria identità che lo distingua tra i tanti film dedicati al delicato tema della Shoah.

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