The Last Duel

The Last Duel recensione film di Ridley Scott con Matt Damon, Adam Driver e Jodie Comer [Venezia 78]

The Last Duel recensione film di Ridley Scott con Matt Damon, Adam Driver, Jodie Comer, Ben Affleck, Harriet Walter, Marton Csokas e Nathaniel Parker

The Last Duel, recensione: il Medioevo e il #MeToo di Ridley Scott

Dicembre 1386, Francia: uno scudiero e un cavaliere si affrontano di fronte a re Carlo VI in un duello all’ultimo sangue volto a stabilire se la moglie di uno dei due abbia mentito oppure no. La consuetudine medioevale vuole infatti che nel caso di gravi disaccordi tra uomini di elevato rango, sia la volontà di Dio a stabilire chi abbia ragione: chi muore ha torto, chi vince il duello e sopravvive ha ragione.

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Tra i due uomini c’è Marguerite de Carrouges (Jodie Comer), nobildonna figlia di un traditore redento dalla Corona, che sostiene le sia stata usata violenza dall’ex amico del marito Jacques LeGris (Adam Driver). L’onore di lei è perduto, ma può essere riguadagnato nel duello. Nulla però può salvarla dalle voci, dalle maldicenze, dalla sfiducia delle altre nobildonne, che non le credono quando sostiene di essersi ribellata all’aggressione. Denunciare pubblicamente quanto accaduto la espone a rischi notevoli, in primis all’incognita della reazione del marito: non può sapere infatti se il geloso e collerico Jean de Carrouges (Matt Damon) le crederà oppure no. Non è da escludere che possa ucciderla in un impeto di rabbia.

Jodie Comer
Jodie Comer (Credits: 20th Century Studios)

Ridley Scott cavalca l’onda dei tempi

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C’è un fortissimo eco di tematiche, sensibilità e persino slogan del #MeToo in The Last Duel, il nuovo film di Ridley Scott che utilizza la sua durata considerevole (152 minuti) per raccontare le tre verità che si contraddicono a vicenda: quella del marito tradito dall’amico, quella dello stupratore che vede se stesso come un amante ricambiato e quella della donna, l’ultima a raccontare la sua verità. La sua versione, sin dall’inizio del capitolo dedicato, Scott la trasforma da verità di uno dei soggetti in campo a verità assoluta. Non che si faccia fatica a credere a Marguerite, anzi è desolante assistere imponenti allo svolgersi di una vicenda medioevale sessista e possessiva che – duello a parte – la cronaca nera trasla facilmente nel presente.

Dieci, cinque anni fa questo film sarebbe stato dirompente, forte. Ora suona un po’ come una storia tirata fuori dal cassetto per seguire la sensibilità del momento, con un approccio un po’ stonato che mette in bocca a una nobildonna trecentesca frasi che potremmo leggere nei tweet delle attiviste contemporanee.

Tutto sommato, The Last Duel è un film riuscito, grazie all’eterna capacità di Ridley Scott di dirigere scene e leggere conflitti con la cinepresa. Le grandi scene di battaglia e il lungo e brutale duello sono girati con grande abilità e nobilitano un film che, a differenza di altre sue prove con un’ambientazione simile (Le crociate), non scivola mai nella noia. Se come prevedibile Matt Damon e Ben Affleck più che vassalli medioevali sembrano figuranti a una rievocazione storica, Adam Driver e Jodie Comer hanno fattezze credibili per il nostro immaginario dell’amor poco cortese francese del Medioevo, oltre a dare spessore recitativo alla pellicola ben più della solita accoppiata Affleck – Damon.

Adam Driver
Adam Driver (Credits: 20th Century Studios)

Matt Damon e Jodie Comer
Matt Damon e Jodie Comer (Credits: 20th Century Studios)

Il duello vale la visione del film

Più di ogni altra cosa, The Last Duel dimostra quanto ci sia ancora tanta strada da fare, specie se comparato a un altro titolo della Mostra riguardante il corpo femminile ingabbiato e vessato dalle convenzioni sociali come il francese L’événement. Chi ha scritto questo film propone la soluzione di comodo di dare ragione a priori alla protagonista, scivolando spesso in scene stonate (la confessione della suocera, il rifiuto dell’amica). Pur affrontando un tema importante, The Last Duel manca completamente di complessità a livello narrativo, nella smania di fare bene e appuntarsi al petto la spilletta femminista.

Registicamente parlando invece prova l’inossidabile tempra di Ridley Scott filmmaker: la costruzione del duello finale è potente, complessa, capace di tenere lo spettatore sul bordo della poltroncina in attesa di conoscerne l’esito. Con delle scelte di cast meno di grido ma più coerenti e una scrittura più sfumata e capace di problematizzare un confronto (quello tra percezione maschile e quella femminile degli intercorsi sessuali) mai davvero risolto, avrebbe potuto essere il film riflessivo e di denuncia che ci viene presentato.

Questa invece è la classica ricostruzione storica hollywoodiana tanto piena di buone intenzioni quanto di semplificazioni.
Per godersela davvero, è bene prenderla per quello che è.

The Last Duel: il poster
The Last Duel: il poster del film (Credits: 20th Century Studios)

Sintesi

The Last Duel si basa su una storia vera che potrebbe incrinare la visione stereotipata e oscurantista che spesso si ha del Medioevo, ma nel portarla su grande schermo il film utilizza l'approccio pressapochista e storicamente discutibile comune a tante grandi produzioni di Hollywood. Conviene dunque godersi la regia, i duelli, le interpretazioni di Comer e Driver, lasciando che siano altri film più complessi e articolati a prendersi sulle spalle l'onere di riflettere su una questione così delicata come lo stupro.

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