Prey

Prey recensione film di Dan Trachtenberg con Amber Midthunder [Disney+ Anteprima]

Prey recensione film di Dan Trachtenberg con Amber Midthunder, Dakota Beavers, Stormee Kipp, Michelle Thrush, Julian Black Antelope e Dane DiLiegro

Uno dei franchise più accidentati della storia del cinema è quello di Predator, iniziato nel 1987 con un muscolare action movie interpretato da Arnold Schwarzenegger. Il concept alla base della saga è semplice, potente e, verrebbe da dire, darwiniano: il cacciatore che diventa il cacciato, il predatore che diventa la preda in nome del buon vecchio principio del “c’è sempre un pesce più grande”. Il pesce più grande in questione, il Predator del titolo, è un cacciatore di una razza aliena, che vaga tra i pianeti alla ricerca di nuove creature da cacciare e da tramutare in trofei.

La saga di Predator è accidentata per una sua certa instabilità produttiva: dopo il successo del primo capitolo, venne presto realizzato un Predator 2 per la regia di Stephen Hopkins; stranamente non vi faceva ritorno Schwarzenegger con il suo maggiore Dutch, ma il protagonista era un detective della polizia impegnato a indagare in uno scontro tra gang in una Los Angeles distopica. Nei primi anni duemila arrivarono i due capitoli della saga crossover Alien vs. Predator, accolti con un buon successo di pubblico ma completamente cassati dalla critica, e presto ripudiati anche dai fan dei due franchise. La saga di Predator andò incontro a una reinvenzione con Predators, prodotto da Robert Rodriguez e interpretato da Adrien Brody, che pure venne accolto in maniera mista dai fan; una bocciatura quasi unanime invece accolse The Predator, quarto e confusionario capitolo della saga uscito nel 2018, con tutto che il regista, Shane Black, era stato uno dei comprimari dell’originario Predator del 1987, e ci si aspettava che conoscesse a fondo la materia che andava ad affrontare.

Amber Midthunder
Amber Midthunder (Credits: Disney+/Hulu)
Prey recensione film di Dan Trachtenberg con Amber Midthunde
Prey di Dan Trachtenberg con Amber Midthunder (Credits: Disney+/Hulu)

Se una caratteristica costante della saga di Predator sta nel fatto che i singoli capitoli sono slegati tra loro, con nuovi gruppi di umani impegnati ad affrontare uno o più nuovi esemplari della razza di cacciatori alieni, questo quinto Predator, Prey, non è da meno, e sposta l’ambientazione diversi secoli nel passato. Il nuovo capitolo della saga, diretto da Dan Trachtenberg e distribuito qui in Italia su Disney+, segue il percorso di una giovane guerriera indigena, che, desiderosa di riconoscimento come guerriera e non come “donna di casa”, si ritroverà a proteggere la sua tribù di Comanche da un Predator dall’aspetto particolarmente mostruoso e repellente. Prey è dunque ambientato nell’America non ancora colonizzata dei primi del Settecento: e questa ambientazione permette al film di concedersi un prevedibile ma apprezzabile easter egg, perché a un certo punto della trama fa capolino una pistola da conquistador che appariva già alla fine di Predator 2, quando veniva consegnata a Danny Glover da un branco di Predator in segno di stima per aver saputo uccidere uno di loro.

Prey è un film con una qualità rara, soprattutto di questi tempi: già dalla sinossi si percepisce chiaramente come, nella reinvenzione di un titolo risalente agli anni ottanta, si siano innestate numerose tematiche assolutamente contemporanee – l’empowerment femminile; l’ambiente; le minoranze razziali; il “fardello coloniale” che ha dato vita all’America. Tuttavia, e, verrebbe da aggiungere, per una volta, queste tematiche non pesano affatto sulla struttura narrativa, non si avvertono come forzate aggiunte al canone che, bene o male, ormai si è formato attorno alla saga di Predator. Se si eccettuano alcuni rari momenti, il character arc della protagonista risulta pienamente empatizzabile, e si intreccia compiutamente con la lotta per la sopravvivenza che deve ingaggiare contro il Predator. Gli altri personaggi attorno a lei risultano più abbozzati, ma i film di Predator certo non attirano per la loro introspezione psicologica, ma per le scene d’azione e di caccia, che qui risultano sempre ben realizzate.

Amber Midthunder
Amber Midthunder (Credits: Disney+/Hulu)
Il nuovo Predator interpretato da Dane DiLiegro
Il nuovo Predator interpretato da Dane DiLiegro (Credits: Disney+/Hulu)

Un altro elemento di sorpresa in questo Prey sta nella regia di Trachtenberg, sicuramente una delle più mature che abbiano affrontato il franchise di Predator. Già noto per il suo lavoro sul terzo capitolo della saga di Cloverfield, con Prey Trachtenberg dispiega una regia sempre sicura e a tratti contemplativa. Non mancano elementi puramente malickiani – il riferimento va soprattutto a The New World – sia nelle composizione delle inquadrature, che in diverse “riflessioni visive” che puntellano la prima parte della storia: già prima dell’epifania del Predator, che si mostra in tutto il suo aspetto solo a metà film, diverse volte la macchina da presa indugia su scene di animali che si cacciano a vicenda. Prima vediamo un topo mangiare un insetto che viene mangiato a sua volta da un serpente che poi il Predator, invisibile, dilania; poi vediamo un lupo inseguire un coniglietto per poi essere a sua volta braccato, e ucciso, dagli artigli del Predator. Piccole riflessioni di questo tipo, anche se a latere rispetto alla narrazione, aggiungono solidità tematica alla trama, e contribuiscono a cementare una certa densità narrativa della pellicola.

Prey conferma una cosa molto semplice: la saga di Predator, se affidata alle giuste mani, può ancora dare luce a film di spessore, e poco importa se sul grande o sul piccolo schermo. In attesa della serie televisiva su Alien, l’altro grande franchise degli anni settanta-ottanta caduto negli ultimi anni in complesse vicende di development hell e costanti rinvii, la buona accoglienza riservata a Prey da parte dei fan della saga e degli utenti di Disney+ lascia presagire che finalmente Predator abbia trovato la sua rotta.

Sintesi

Nelle mani di Dan Trachtenberg la saga di Predator ha finalmente trovato la sua rotta: Prey innesta numerose tematiche assolutamente contemporanee che ne valorizzano il canone, dall'empowerment femminile alle minoranze razziali, tra empatia per il character arc della protagonista, densità narrativa, scene d'azione ben realizzate e una regia sempre sicura e a tratti contemplativa.

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