Ouverture of Something that Never Ended

Ouverture of Something that Never Ended recensione miniserie Gucci GucciFest

Ouverture of Something that Never Ended recensione miniserie Gucci di Gus Van Sant e Alessandro Michele con Silvia Calderoni, Paul B. Preciado, Arlo Parks, Harry Styles, Billie Eilish e Achille Bonito Oliva

È il 2020, siamo nel mezzo di una pandemia globale e tutto il mondo cerca di stare a galla, compreso il mondo della moda e il mondo del cinema che Alessandro Michele, proprio nel catastrofico 2020, ha saputo coniugare benissimo in Ouverture of Something that Never Ended.

Non è il primo esempio di moda e cinema, già nel 2011 Miu Miu aveva lanciato il progetto Women’s Tales. Stavolta è un’unione proficua perché serve a creare un linguaggio nuovo.

Il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, decide di dare un taglio alle blasonate sfilate di moda e di presentare la sua collezione diversamente, attraverso la miniserie in sette episodi rilasciata sul canale YouTube di Gucci e sul sito dedicato GucciFest.

Silvia Calderoni
Silvia Calderoni (Credits: Gucci)

L’intento è raccontare la propria poetica ricostruendo una sorta di enciclopedia di Gucci attraverso il one man show di Alessandro Michele, che cura il progetto a 360 gradi con la preziosissima mano del regista Gus Van Sant. Questa scelta non è puramente casuale ma sposa appieno la morale del progetto ovvero il mix tra sacro e profano, pop e indie, alto e basso. Gus Van Sant ha diretto pellicole di grande successo come Elephant e Will Hunting e altre di nicchia ad esempio Psycho, e ha quasi sempre dato grande spazio ai giovani.

Ouverture of Something that Never Ended racconta sprazzi di vita quotidiana, il fil rouge è la giovane Silvia Calderoni (nota attrice del teatro underground e con un ruolo nella serie Sky Romulus) e ovviamente gli outfit total Gucci. In ognuno dei 7 episodi troveremo noti personaggi dell’ambiente pop e artistico-culturale.

Paul B. Preciado
Paul B. Preciado (Credits: Gucci)

Episodio 1 – At Home

Assimilabile all’incipit della serie, potrebbe assolvere lo stesso intento dell’incipit di Apocalypse Now che nella director’s cut di Francis Ford Coppola con i primi 20 minuti di “nulla” svuotava la sala dagli spettatori non abbastanza interessati. Un meccanismo che rende questa esposizione elitaria proprio come lo sono le sfilate, accessibili sono agli addetti ai lavori.

Nella prima puntata non c’è dialogo, ma c’è comunicazione.

È una normale giornata nella casa di Silvia e l’unica voce è quella extradiegetica del filosofo, scrittore e studioso del gender studies Paul B. Preciado che ci parla del suo pensiero da una piccola televisione vintage.

Insomma, qui il discorso è (anche) serio.

Arlo Parks
Arlo Parks (Credits: Gucci)

Episodio 2 – At The Cafè

Per la prima volta sentiamo il dialogo, sono voci volutamente doppiate e sottotitolate, creano un senso di esotismo: ci interessa perché lo troviamo lontano dal nostro mondo. Silvia va al bar per incontrare un’amica, Arlo Parks (cantante nera bisessuale), i loro discorsi appaiono privi di senso, si parla di un mondo dove si mangiano i fiori, ed è normale, e dove ognuno parla con l’altro ma ascolta solo se stesso. Sono i giovani che non si comprendono o noi non li comprendiamo?

Harry Styles in Ouverture of Something that Never Ended
Harry Styles in Ouverture of Something that Never Ended (Credits: Gucci)

Episodio 3 – At The Post Office

Probabilmente uno dei più significanti per quanto riguarda la poetica che vuole comunicare Alessandro Michele. Silvia va alla posta spedire una cartolina e assiste al discorso telefonico fra Achille Bonito Oliva (critico d’arte e saggista) e il cantante pop Harry Styles. Sacro e profano.

Achille parla in italiano, Harry gli risponde in inglese, eppure la morale sullo statuto dell’arte nel mondo odierno la capiscono loro e la capiamo anche noi.

Ouverture of Something that Never Ended recensione miniserie Gucci di Gus Van Sant e Alessandro Michele
Ouverture of Something that Never Ended miniserie Gucci di Gus Van Sant e Alessandro Michele (Credits: Gucci)

Episodio 4 – The Theatre

Silvia si esibisce nel Bolero di Ravel durante una audizione con la coreografa tedesca Sasha Waltz. È una performance di gruppo che mira a unire in un unico corpus tutti i corpi, e dopo un anno di pandemia e distanziamento sociale, le emozioni sono più reali che mai. Presente anche un attore nero del teatro off Broadway, Jeremy O. Harris.

Billie Eilish in Ouverture of Something that Never Ended
Billie Eilish in Ouverture of Something that Never Ended (Credits: Gucci)

Episodio 5 – The Neighbours

Dopo che Gus Van Sant gira il “remake” di Psycho, anche qui non può mancare il suo omaggio a Hitchcock, l’episodio sembra La finestra sul cortile, ma in questo caso c’è una signora che si lamenta della musica della band al piano di sopra, Silvia li difende, “Sono ragazzi”. Anche qui parlano in lingue diverse ma si capiscono.

La guest star di questo episodio è Billie Eilish proveniente dal piccolo televisore vintage di uno degli inquilini. Va in onda il videoclip di Therefore I Am diretto da Harmony Korine con Spot, il cane robotico prodotto da Boston Dynamics.

Florence Welch dei Florence and the Machine
Florence Welch dei Florence and the Machine (Credits: Gucci)

Episodio 6 – At The Vintage Shop

La frontwoman dei Florence and the Machine, Florence Welch vaga all’interno di un negozio vintage scrivendo frasi di speranza e lasciandole di nascosto nelle giacche o nelle borse delle persone al suo interno. Qui è evidente un altro elemento della poetica di Alessandro Michele, ovvero dichiarare che il suo non è un lavoro di creazione ex novo quanto più di restauro, e un negozio vintage non poteva incarnarlo meglio.

Il cameo di Gus Van Sant
Il cameo di Gus Van Sant (Credits: Gucci)

Episodio 7 – A Nightly Walk

La comunicazione ha sempre in ruolo centrale, ma stavolta in maniera differente. Silvia comunica con Lu Han (ex membro della band sudcoreana Exo) attraverso il citofono, lei parla in italiano lui in cinese e stavolta non si capiscono.

Ma non è chiaro se il motivo di questa incomprensione sia dato dalla lingua o più probabilmente dallo strumento del citofono (vedi cellulare) che allontana e distorce le emozioni.

Un secondo riferimento a Hitchcock è il cameo di Gus Van Sant che esce dal palazzo.

Ouverture of Something that Never Ended è un’operazione tanto intellettuale quanto pop dove il linguaggio cinematografico si mette a servizio della costruzione identitaria di un brand di moda dando vita a un’incantevole miniserie.

Ah, anche i costumi sono molto belli.

Sintesi

Sacro e profano, pop e indie, alto e basso. Alessandro Michele, creative director di Gucci, e Gus Van Sant creano una miniserie dove la moda e il cinema si mettono l'uno a servizio dell'altro per creare un linguaggio nuovo. Una novità non solo per la messa in scena degli abiti ma anche per la rappresentazione della poetica di un brand.

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