Nymphomaniac Volume 1 e 2 recensione

Nymphomaniac recensione
Nymphomaniac di Lars von Trier con Charlotte Gainsbourg, Stacy Martin, Stellan Skarsgård, Shia LaBeouf e Mia Goth

Nymphomaniac recensione film di Lars von Trier con Charlotte Gainsbourg, Stacy Martin, Willem Dafoe, Stellan Skarsgård, Christian Slater, Uma Thurman, Shia LaBeouf, Jamie Bell, Mia GothConnie Nielsen

In ogni classifica dei film più controversi della storia del cinema fa la sua bella figura Nymphomaniac, il capitolo finale della Trilogia della Depressione di Lars von Trier – composta inoltre da Antichrist e Melancholia – diviso in due parti presentate nel 2013 una alla Berlinale, l’altra alla Mostra del cinema di Venezia. Descritto dal suo stesso autore come un porno di cinque ore e mezza, Nymphomaniac è il resoconto dettagliato di cinquant’anni di vita della ninfomane Joe, interpretata da Charlotte Gainsbourg e, nei flashback della sua giovinezza, dall’allora debuttante Stacy Martin; a dialogare con lei il raffinato intellettuale Seligman (Stellan Skarsgård), che una mattina di inverno la raccoglie dalla strada ferita dopo una colluttazione e la rifugia a casa sua. È per ringraziarlo della sua ospitalità che Joe inizia il racconto della sua ninfomania, della quale ha appena deciso di disfarsi.

Nymphomaniac recensione
Shia LaBeouf e Stacy Martin

Nymphomaniac è l’apice assoluto, e allo stesso tempo la sintesi, di tutto il cinema di Lars von Trier. Chi lo apprezza, adorerà questo film. Chi non lo apprezza, lo schiferà. Tutte le cifre stilistiche dell’autore danese sono concentrate in quest’opera monumentale: la protagonista femminile, l’uso della camera a mano, un’attenzione alla sessualità umana tanto ricorrente quanto glaciale, un senso dell’umorismo esasperatamente cinico, le citazioni ad altri film di Tarkovskij o dello stesso Trier, le disquisizioni filosofiche ed euristiche. Tutti i volti ricorrenti della sua filmografia – oltre alla Gainsbourg e a Skarsgård, ritroviamo anche Udo Kier, Willem Dafoe, – interpretano personaggi più o meno importanti del film, con le preziose new entry di Uma Thurman, che ritornerà nel successivo La casa di Jack (2018), di Shia LaBeouf e di Mia Goth. Diviso in otto capitoli, il film è un folle mosaico di ricordi e situazioni, un’opera-cattedrale che non teme di confrontarsi direttamente con La Ricerca di Proust.

Troppa importanza e’ stata data, sia dal pubblico che dagli addetti al marketing, a quanto “scandaloso” fosse Nymphomaniac e al suo essere un “porno d’autore”. Questa è stata una mossa commerciale che ha permesso al film di avere un relativo successo commerciale, ma ha distolto molto l’attenzione dalla sua a mio parere elevatissima qualità artistica; e benché Lars von Trier sia stato a più riprese accusato di essere misogino, Joe è un personaggio femminile di altissima fattura, con alcuni afflati marcatamente femministi.

Mia Goth in Nymphomaniac
Mia Goth in Nymphomaniac
Sophie Kennedy Clark e Stacy Martin
Sophie Kennedy Clark e Stacy Martin

Fra le scene più indimenticabili e potenti del film non possiamo non citare quella in cui Joe, costretta a partecipare a una terapia di gruppo per donne ninfomani, si ribella e lascia la stanza sbandierando la sua indipendenza mentre accusa le altre di avere soltanto bisogno di un “c*zzo che le riempia”; la sequenza della morte del padre; la scena in cui Joe si pratica un aborto da sola, sul tavolo della cucina, che ha causato lo svenimento di diversi spettatori – tutti uomini – alla premiere danese del film; la visione mistica che accompagna il suo primo orgasmo, da preadolescente, che Seligman “de-simbolizza” nella contrapposizione fra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente.

A differenza di Melancholia, Nymphomaniac decisamente non è il film più adatto per iniziare a conoscere la filmografia di Trier; tuttavia, a parere di chi scrive, Nymphomaniac è il miglior film degli ultimi vent’anni, se non addirittura uno dei migliori film di sempre, un’opera d’arte totale che sa unire il sacro all’osceno, la narrazione alla filosofia, il cinema alla vita, la disperazione e il nichilismo più totali alla purezza espressiva e formale – complice anche la fotografia di Manuel Alberto Claro – più splendida, la depressione e le problematiche psichiche di un artista ad una concezione tragica e universale del raccontare.

Ludovico