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Jumbo recensione film di Zoé Wittock con Noémie Merlant [TSPLUSF 20 Anteprima]

Jumbo recensione film di Zoé Wittock con Noémie Merlant, Emmanuelle Bercot, Bastien Bouillon e Sam Louwyck al Trieste Science + Fiction Festival 2020

Oggetti inanimati, avete un’anima che si attacca alla nostra… e la costringe ad amare?
(Jumbo di Zoé Wittock)

Sognare ad occhi aperti attraverso un surreale caleidoscopio di colori: l’opera prima di Zoé Wittock, presentata quest’anno sia al Sundance Film Festival che alla Berlinale, prima di arrivare in anteprima italiana al Trieste Science + Fiction Festival, osa e va ben oltre le convenzioni raccontando le passioni, ossessioni e perversioni di una giovane donna timida ed introversa nei confronti degli oggetti, ed in particolare verso Move It, ribattezzato Jumbo, attrazione del luna park presso cui lavora.

Jeanne (Noémie Merlant, già sugli scudi nell’acclamato Ritratto della giovane in fiamme) sogna di fuggire da una quotidianità soffocante e priva di motivazioni verso la sua “Destinazione Felicità”, lontana dalla monotonia della vita di un piccolo centro abitato e del solitario lavoro di guardia notturna nel parco divertimenti su cui si regge la cittadina.

Noémie Merlant in Jumbo
Noémie Merlant in Jumbo
Jumbo recensione film di Zoé Wittock con Noémie Merlant
Jumbo di Zoé Wittock

Non è colpa mia. Semplicemente mi rende felice.
Non ho scelto io. È così e basta. Voglio solo che tu mi capisca, che mi ascolti.
(Noémie Merlant in Jumbo di Zoé Wittock)

Zoé Wittock, autrice anche della sceneggiatura, esordisce con un’opera tanto follemente quanto romanticamente fuori dagli schemi, tuffandosi con originalità e spessore nel mondo e nelle sfumature psicologiche dell’oggettofilia, ossia il sentimento di amore per gli oggetti, con annesso desiderio sessuale verso gli stessi, pari a quello che si potrebbe provare per un altro essere umano, tuttavia rivolto e scaturito esclusivamente verso oggetti inanimati.

Nella vita sentimentale di Jeanne non c’è spazio per gli uomini, attratta com’è dall’acciaio e dalle luci delle giostre, che le procurano ebbrezza emotiva, desiderio erotico e piacere sessuale. Commovente l’approccio con la madre Margarette (Emmanuelle Bercot) alla quale Jeanne vorrebbe presentare il suo amore, che non è umano eppure vive, che non ha sangue ma olio lubrificante, nel quale vorrebbe immergersi e perdersi.

L'opera prima di Zoé Wittock
L’opera prima di Zoé Wittock

Non lo senti tra le mani? È freddo, è caldo, è duro, è liscio, tutto quello che vuoi. Ma esiste. Ed è bello.
(Noémie Merlant in Jumbo di Zoé Wittock)

L’oggettofilo traspone per difesa e compensazione i suoi sentimenti su oggetti inanimati che egli crede abbiano un’anima, che non lo deluderanno né tradiranno mai, trattandoli come veri e propri amanti e partner sessuali, accumulandoli inoltre in modo del tutto ingiustificato ed irrazionale, lontano dal piacere semplicemente estetico dell’oggetto o dal desiderio di possesso tipici del collezionismo.

Noémie Merlant
Noémie Merlant
Jumbo di Zoé Wittock
Jumbo di Zoé Wittock

Jumbo è spudorato e allo stesso tempo delicato nel trasmetterci il bisogno ed il piacere mentale e sessuale di Jeanne per gli ingranaggi del suo amore inanimato, in un delicatissimo eppure rispettato equilibrio tra ridicolo e volgare.

Il dramma dell’accettazione, del non essere compresa e di non poter esternare le proprie emozioni di una figlia, lo sconforto e il senso di inadeguatezza di una madre che non sa come guarirla: Zoé Wittock crea un’opera tragica e grottesca con una sensibilità e una sofisticatezza uniche, impreziosita dalla persuasiva e lodevole interpretazione di Noémie Merlant e che ci lascia al contempo un profondo senso di dolcezza e tristezza.

Da fuori sembrano solo macchine. Ma se le guardi da fuori, cambiano forma. E ti fanno volare.
(Jumbo di Zoé Wittock)

Sintesi

Con la sua opera prima Zoé Wittock esordisce in modo tanto folle quanto romanticamente fuori dagli schemi, tuffandosi con originalità e spessore nel mondo e nelle sfumature psicologiche dell'oggettofilia. Zoé Wittock crea un'opera tragica e grottesca con una sensibilità e una sofisticatezza uniche, impreziosita dalla persuasiva e lodevole interpretazione di Noémie Merlant e che ci lascia al contempo un profondo senso di dolcezza e tristezza.

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