Francis Ford Coppola film e talento tra bellezza intelletto ed emozione [Grandi Registi]

Francis Ford Coppola: la bellezza, l’intelletto e l’emozione dei suoi film. Il talento del regista della saga de ll Padrino, Apocalypse Now e La conversazione

Francis Ford Coppola nasce a Detroit, il 7 aprile 1939. Il suo è un nome che segna la storia del cinema per sempre. Regista e sceneggiatore, si destreggia tra emozione, intelletto e bellezza, i suoi film sono indimenticabili. La sua grande passione per il grande schermo e la sua immensa dote artistica fanno di lui un vero talento.

È affascinante scoprire la nascita, l’evoluzione, la scoperta di questo suo talento. La sua è una storia fatta di alti e bassi, con successi e fallimenti, tentativi e conquiste. Una storia dalla quale si può imparare tanto, una storia da conoscere.

La vita

Roger Corman
Roger Corman (Credits: Wikimedia Commons/Roger Corman/Ukrainian Film Festival Ltd.)

Francis Ford Coppola è il secondogenito dei tre figli di Carmine Coppola, un compositore e direttore d’orchestra newyorchese, figlio di immigrati italiani originari di Bernalda (in provincia di Matera), e Italia Pennino, anch’ella newyorchese, figlia a sua volta di genitori italiani originari di Napoli. Le sue origini per metà italiane lo hanno portato ad avere molte influenze (mettere link al paragrafo di dopo) nella sua cinematografia. 

All’età di due anni, la famiglia si trasferisce a New York per il lavoro del padre. Coppola passa un’infanzia difficile a causa della poliomielite: è costretto, infatti, a passare lunghi periodi chiuso in casa. La mente di Coppola, già da allora sempre alla ricerca di stimoli e di vie di fuga, trova un modo per evadere da quello stato di chiusura. Sviluppa una passione per i teatrini di marionette e inizia a realizzare, già dalla tenera età di 10 anni, i primi film amatoriali con la cinepresa da 8mm del padre. Un talento che sta iniziando a muovere i primissimi passi. 

A quindici anni, Coppola si ritrova in un teatro a vedere la versione teatrale di Un tram che si chiama desiderio, con Marlon Brando e Vivien Leigh. È così che nasce per Coppola anche la passione per il teatro. Tutto ciò che è spettacolo lo affascina, e ciò verrà a galla già dai suoi primi film.

La scuola, invece, lo interessa un po’ meno. È uno studente mediocre, anche se lo incuriosisce molto l’ingegneria e la tecnologia. Ha però idee molto confuse. Inizialmente punta alla carriera musicale, ma poi vince una borsa di studio all’Accademia militare di New York. Frequenta ben 23 scuole diverse prima di diplomarsi alla North High School. Prende poi una strada differente, sotto pressione di suo fratello August, che però si rivela la strada giusta. Tenta dapprima la carriera da scrittore, poi si laurea in teatro alla Hofstra University, e infine si ritrova a studiare cinematografia alla UCLA. Qui realizza numerosi cortometraggi e brevi film, e piano piano la sua passione per il cinema cresce. Coppola ha finalmente modo di dare sfogo al suo grande talento.

Marlon Brando ne Il Padrino
Marlon Brando ne Il Padrino

L’esordio

È agli inizi degli anni sessanta che la sua carriera da regista comincia. Roger Corman lo chiama e lo sceglie in qualità di assistente. Insieme dirigono il film a basso costo Tonight for Sure (1962). Non è un grande successo, e la critica lo atterra. Nonostante ciò, Coppola rimane comunque soddisfatto: è la sua prima vera pellicola, di cui redige anche la sceneggiatura, insieme a Jerry Shaffer

Con Corman nasce una vera e propria collaborazione: i due realizzano svariati film a basso costo, dove Corman ricopre la parte del produttore e Coppola si occupa della scrittura e della regia. È il caso dell’horror Terrore alla 13ª ora (1963), il secondo del regista: una rielaborazione del romanzo di Charles Hannawalt, anche direttore della fotografia. La pellicola ottiene maggiore successo rispetto al primo, ma Coppola decide di prendersi un periodo di pausa, e si ritira per ben tre anni, nonostante fosse appena agli esordi della sua carriera. Intanto, però, Coppola si sposa con Eleanor Jessie Neil, con la quale avrà tre figli, ed è ancora oggi sposato.

Nel 1966 torna scrivendo la sceneggiatura di Parigi brucia? e Questa ragazza è di tutti. Dimostra così le sue grandi doti da scrittore, e soprattutto da inventore, pensatore, creativo.  L’anno seguente, poi, torna in qualità di regista, scrivendo e dirigendo Buttati, Bernardo!. Il film ottiene un buon successo, e l’attrice Geraldine Page ottiene persino una nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista. Coppola realizza poi Sulle ali dell’arcobaleno, mentre nel 1969 firma la sua prima grande pellicola, Non torno a casa stasera. La pellicola inizia a rivelare lo stile dettagliato e classico di Coppola, che a volte può risultare sgradito agli occhi di coloro a cui non piace analizzare. Coppola, però, analizza, spiega, mostra, definisce, emoziona.

Al Pacino ne Il Padrino
Al Pacino ne Il Padrino

Gli anni Settanta e i primi successi

Nel 1970 Francis Ford Coppola vince il primo premio Oscar dei tanti che riceverà nella sua brillante carriera: è il premio per la miglior sceneggiatura per Patton, generale d’acciaio. Un film che mostra la guerra per quella che è, che mostra Patton per quello che è stato, senza i filtri che solitamente Hollywood cerca di imporre. Crudo e sincero. L’opera è infatti un po’ controversa per il pubblico, spaccato in due tra chi loda la verità cruda raccontata da Coppola e chi disprezza l’elogio alla guerra.

L’anno seguente Coppola raggiunge il punto più alto della sua carriera. La Paramount Pictures chiama Francis Ford Coppola a dirigere Il Padrino, tratto dall’omonimo romanzo di Mario Puzo. Un film spettacolare, secolare, infinito. Tutto è curato nei minimi dettagli, dalla sceneggiatura redatta da Coppola insieme allo stesso Mario Puzo, fino agli attori, alla regia, alla fotografia, al montaggio. Prima grande opera d’arte di Francis Ford Coppola riconosciuta in quanto tale. 

Un’opera non facile da realizzare. Il cineasta stesso dichiara che è il film più difficile che abbia mai realizzato, a causa dei numerosi contrasti con la produzione riguardanti le scelte di Coppola sugli attori e le location e i conseguenti foraggi di budget. Nel 1972, però, l’opera esce al cinema e frantuma tutti i record di incassi di allora, superando persino il kolossal Via col vento. È una sorpresa per la casa di produzione, che aveva in tutti i modi cercato di ostacolare le idee di Francis Ford Coppola, ma non per il regista, fiducioso del suo istinto e delle sue idee.

Il film è amato non solo dal pubblico, ma anche dalla critica, che lo definisce la pellicola più bella incentrata sulle losche attività della mafia. Riceve inoltre ben 10 nomination agli Oscar, vincendone 3, lasciando un segno indelebile nella storia del cinema. In molti si ispirano ad esso, ed è ad oggi un capolavoro cult che va assolutamente guardato.

La Conversazione con Gene Hackman e John Cazale
La Conversazione con Gene Hackman e John Cazale

Massimo splendore

A seguito del suo grande successo, Coppola scrive la sceneggiatura de Il grande Gatsby, e poi, nel 1973, inizia a dedicarsi ad un nuovo grande film. Ne è regista, sceneggiatore e, per la prima volta, anche produttore: si tratta de La conversazione. Un altro cult che riscuote un enorme successo, sia dal pubblico che dalla critica, ricevendo ben tre nomination agli Oscar (miglior film, miglior sceneggiatura, miglior sonoro) e la Palma d’Oro al Festival di Cannes, oltre a ricevere numerosi altri premi internazionali.

Coppola si ispira a Blow-Up di Michelangelo Antonioni. Un film che riesce ad emozionare e a colpire lo spettatore, dove sensazioni e bellezza si intrecciano allo stile intelligente di Coppola, e la macchina da presa diventa quasi una videocamera sulla vita tormentata del protagonista.

La post produzione è quasi completamente affidata a Walter Murch dato che Coppola è da subito impegnato con un nuovissimo e ambizioso progetto, il sequel de Il Padrino, commissionato da Paramount subito dopo la fine delle riprese de La conversazione.

Inizialmente Coppola è molto restio ad accettare di dirigere, a causa dei vari contrasti avuti con la produzione per la realizzazione del primo. Alla fine, però, accetta, ponendo le sue condizioni: esige maggiore libertà sulla realizzazione della pellicola. La produzione accetta, fiduciosa a seguito del successo del primo capitolo. Nonostante ciò, non mancano comunque i battibecchi, non solo con la produzione, ma anche con gli attori stessi. Al Pacino, nel ruolo di Michael Corleone, costringe Coppola a stravolgere la sceneggiatura cambiando le sue battute, non ritenendole all’altezza del primo film. Nonostante le varie discussioni, Coppola trova abilmente delle soluzioni, come riesce straordinariamente a fare sempre. 

Tutta la lavorazione della pellicola termina nel giugno 1974, pochi mesi dopo l’uscita de La conversazione. Nonostante le varie preoccupazioni, la pellicola ha un successo addirittura maggiore rispetto alla prima. È amata dal pubblico e dalla critica: riceve 11 nomination agli Oscar vincendone 6. Ancora oggi Il Padrino – Parte II è considerato uno dei migliori sequel mai realizzati, con la struggente contrapposizione tra le storie del padre, Vito Corleone, e del figlio Michael.

Apocalypse Now di Francis Ford Coppola
Apocalypse Now di Francis Ford Coppola

Una grande sfida per Coppola

Nella metà degli anni settanta, Coppola ha una nuovissima e ambiziosa idea. Vuole girare una pellicola ispirata al libro Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, ambientata, però, nel periodo della guerra del Vietnam. È dal 1969 che Coppola ha in mente di girare questo film, ma per varie circostanze, inizia la lavorazione anni dopo. Un grande progetto ha bisogno di grandi spese: come sempre Coppola trova un modo di affrontare i problemi, trovando la soluzione adatta. Crea una serie per la TV e il mercato VHS comprendente i due capitoli della saga de Il padrino. Grazie a ciò, riesce ad ottenere il budget necessario per cominciare a girare il suo nuovo lavoro.

Coppola decide di produrlo in collaborazione con la United Artists, a causa dei vari contrasti avuti con la Paramount. Coppola dichiara addirittura di non voler mai più lavorare con loro, che per lui rappresentano un ostacolo alla propria libertà artistica. Le lavorazioni del film iniziano nel 1976. Si intitola Apocalypse Now.

Così come l’opera mostra l’apocalisse in terra (del Vietnam), anche la realizzazione può essere definita allo stesso modo. Tante sono le disgrazie e le complicazioni. Il primo di tutti a causare problemi è Marlon Brando, che interpreta il colonnello Kurtz: si presenta sovrappeso sul set (nel film Coppola decide di mostrarlo sempre in penombra e mai per intero proprio per questo), ha elevate pretese economiche che causano uno sforamento di budget, e ha vari contrasti con il regista. Il set, poi, viene colpito da dei tifoni, che lo distruggono. Martin Sheen ha un infarto, e si è costretti ad utilizzare una controfigura. Il governo delle Filippine, dove il film è girato, causa problemi e prolungamenti delle riprese.

Il tempo passa e gli attori perdono entusiasmo. Alcuni si danno persino ad abusi di droga, anche Coppola stesso, che dichiara di avere un esaurimento nervoso e di aver pensato al suicidio. Una realizzazione più che travagliata, quasi un incubo, ma Coppola e la sua troupe ce la fanno.

Tre anni dopo l’inizio delle riprese, nell’agosto 1979 il film esce nelle sale. Inizialmente appare sconcertante, sia per la critica che per il pubblico. Il modo in cui Coppola decide di mostrare la guerra non è mai stato visto prima d’ora al cinema. Il regista mostra il Vietnam per quello che è stato, crudo e soprattutto crudele. Senza filtri o addolcimenti o alcun tipo di censura. Ciò causa uno scalpore non trascurabile: “La mia pellicola non è un film. La mia pellicola non parla del Vietnam. È il Vietnam”.

Qualche mese dopo l’uscita, però, la critica comprende l’innovazione stilistica e artistica di Coppola, e il film vince ben due premi Oscar: miglior fotografia a Vittorio Storaro e  miglior sonoro a Walter Murch.

Aurore Clément e Francis Ford Coppola
Aurore Clément e Francis Ford Coppola sul set di Apocalypse Now (Credits: Wikimedia Commons/Nathalie2010)

I debiti e la crisi

Dopo Apocalypse Now, Coppola è ufficialmente riconosciuto come uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi. Tutti hanno grandi aspettative sui suoi prossimi film, e tutti si aspettano che continui sul filone di Apocalypse Now. Coppola, però, stupisce di nuovo. Decide di sperimentare ancora, seguendo il suo istinto. Realizza Un sogno lungo un giorno, il suo primo musical. Questo azzardo e nuovo tuffo di carriera di Coppola, però, non piace. La pellicola è un vero e proprio flop, sia di incassi che per la critica, e Coppola di ritrova indebitato. In quel periodo, quindi, inizia a realizzare esclusivamente lavori per poter risanare i debiti.

Realizza quindi I ragazzi della 56ª strada, che è un grande successo: Coppola ritorna “quello di sempre”, amato dal suo pubblico. Riesce in parte a risanare i suoi debiti, ma con il seguente Rusty il selvaggio, che non ottiene i successi sperati, si ritrova nuovamente indebitato. Una grande batosta per lui, che insieme a Stewart Copeland, aveva trovato un’idea innovativa, realizzando una colonna sonora principalmente a percussione per simboleggiare il tempo che si esaurisce. Coppola, però, tenta ancora una volta di risalire realizzando Cotton Club (1984), il film con più alto budget della carriera, e uno dei suoi lavori più rilevanti. Ma nonostante venga apprezzato dalla critica, lo è di meno da parte del pubblico, e ancora una volta il regista guadagna meno di quanto ha speso. Altri debiti, e Coppola decide di abbandonare la macchina da presa per un bel po’.

Dopo un periodo torna, realizzando altre pellicole che però non hanno successo. L’unica che riesce a spiccare è Peggy Sue si è sposata, che ottiene ben tre nomination agli Oscar e guadagna il doppio del budget. I film seguenti, tuttavia, continuano ad essere deludenti per la critica e per il pubblico, che non apprezzano le sperimentazioni di Coppola, ed il regista si ritrova punto e a capo. Riesce, tuttavia, a riavvicinarsi alla Paramount Pictures, che insieme alla MGM, distribuisce in USA e in Canada Tucker – Un uomo e il suo sogno. Quest’ultimo è dedicato al figlio primogenito, Gian-Carlo Coppola, morto in un incidente stradale qualche anno prima.

Matt Dillon in Rusty il selvaggio di Fancis Ford Coppola
Matt Dillon in Rusty il selvaggio di Fancis Ford Coppola

La rinascita

L’avvicinamento alla casa di produzione porta il cineasta a ricevere una proposta più che ambiziosa. Nel 1989 la Paramount Pictures propone a Coppola di realizzare il terzo capitolo della saga de Il Padrino, con lo stesso cast dei due precedenti. Coppola inizialmente rifiuta, ripensando alle sue precedenti esperienze affatto positive. Ma in una situazione come la sua, con i piedi in equilibrio su un filo ed il peso dei debiti sulle spalle, sarebbe stato da sciocchi rifiutare di girare un film che avrebbe quasi sicuramente riscosso un enorme successo. Coppola, quindi, accetta.

Francis Ford Coppola, Sofia e Eleanor Coppola
Francis Ford Coppola, Sofia e Eleanor Coppola (Credits: Wikimedia Commons/Dick Thomas Johnson/26th Tokyo International Film Festival)

L’epilogo della saga piace e viene apprezzato dalla critica, che però sottolinea l’inferiorità rispetto ai due capitoli precedenti. Emerge soprattutto come il punto debole della pellicola sia la figlia del regista, Sofia Coppola, che interpreta la figlia di Michael Corleone. La sua è considerata un’interpretazione così pessima e fuori luogo da ricevere persino un Razzie Award come peggior attrice non protagonista e peggior esordiente del decennio. Nonostante ciò, Il Padrino – Parte III è un successo mondiale, e guadagna più del doppio del budget iniziale. Coppola, finalmente più tranquillo, può dedicarsi nuovamente a progetti più ambiziosi e creativi, senza dover badare a richieste e obblighi. Può tornare a dare sfogo alla sua arte senza limiti. 

È il caso di Dracula di Bram Stoker, incentrato sul famoso vampiro, pellicola sensazionale, elegante e intelligente, che vince tre premi Oscar. Nello stesso anno Francis Ford Coppola riceve il Leone d’Oro alla carriera. Dopo di ciò, realizza alcune pellicole che secondo la critica non sono degne di nota. Ma ciò non conta, Coppola ormai fa cinema per amore e passione. Nel novembre 2010 viene insignito del Premio alla memoria Irving G. Thalberg, il suo sesto premio Oscar, in riconoscimento di una gloriosa carriera come regista, sceneggiatore e produttore. Nel 2023, infine, uscirà la sua nuova opera, la sua nuova sfida, Megalopolis.

Francis Ford Coppola's Oscars on Display At the Coppola Winery
Gli Oscar di Francis Ford Coppola (Credits: David Amundsen on Flickr/Francis Ford Coppola’s Oscars on Display At the Coppola Winery)

Il carattere di Francis Ford Coppola

Una carriera brillante, nonostante i fallimenti, che sono però una colonna portante di quello che Coppola è riuscito a diventare. Dietro i tanti film, i fan, i premi, gli applausi, i rifiuti, c’è una persona che da sola è riuscito a portare in alto le sue idee.

Un volto che sembra quello di un uomo fatto di pietra, con film che lo raccontano, ma il cuore è tenero e pronto a donare. Sangue e morte spesso dominano le sue opere, eppure la mente che c’è dietro è quella di un uomo timido e riservato, ma sempre pronto ad aiutare chi si trova in difficoltà.

Empatia infinita, Coppola è quel tipo di persona molto rara al giorno d’oggi che si preoccupa delle conseguenze che hanno le sue azioni sugli altri. Ciò accade persino sul lavoro: ha più volte dichiarato di avere difficoltà nell’impartire ordini agli attori e alla sua troupe, non vuole risultare scorbutico. Per lui la maniera ottimale per interagire con gli attori è farli sentire a proprio agio, rilassati e mai spaventati. Concede spesso agli attori qualche settimana prima delle riprese per permettere loro di entrare bene nel personaggio, lascia che lo diventino e lo restino, chiedendo di interagire con lui come se fossero il personaggio e non loro stessi. Poi inizia le riprese con gli attori che conoscono alla perfezione, forse anche meglio del regista, chi devono interpretare. Tutto per far sì che ognuno si senta a suo agio, e che lui possa girare la sua opera come vuole davvero.

Non sempre, però, questo suo approccio empatico funziona, e si ritrova a dover combattere per le sue idee. Quando si parla di quello, infatti, le difende a spada tratta. Ama fare cinema, e crea film con una gioia negli occhi, una gioia simile a quella che i bambini hanno negli occhi mentre giocano con il loro giocattolo preferito. Molti lo definiscono ingenuo, candido e innocente per il suo modo di fare. È un pregio, un particolare grazie al quale è facile volergli bene.

È un uomo equilibrato, nel bene e nel male. Riesce ad essere impulsivo e razionale allo stesso tempo, in uno scoordinato contrasto. Crea guai, ingarbugliandosi con gli altri per la sua grande determinazione, e infine trovando soluzioni ai suoi stessi nodi e a quelli degli altri. Coppola trova un modo per tutto. Con lui nulla sembra essere impossibile, soprattutto quando si parla di cinema, e quando si parla di arte: “Oggi l’arte non è più per il Papa o per chi che sia, ma è al servizio dell’umanità.”

Coppola inoltre spicca per la sua grande forza, per il suo tener duro, per il non mollare, sia mentalmente che fisicamente. Molti lo hanno definito rancoroso, opportunista, avaro, egoista, finto, fortunato. Termini a lui appioppati per i suoi tentativi di salvare la sua più grande passione che in fin dei conti non ha perso mai. Ma è la luce negli occhi di Coppola che ha incantato il mondo intero. Con i suoi successi e i suoi fallimenti, con i suoi traguardi e i suoi sbagli, Coppola è umano. Non si è mai arreso, crede nel cinema, nei sogni, nel futuro, nel successo. Ed il suo è più che meritato.

Coppola e il rapporto con l’Italia

Non è nato in Italia, ma Coppola ha un rapporto speciale con il nostro Paese. Con la sua famiglia originaria di lì, il regista ha inevitabilmente subito influenze dalla cultura italiana, che non solo ha portato nel suo cinema, ma anche nel suo modo di fare. 

Come non citare il grandissimo Il Padrino: riconosciuto come uno dei più grandi film sulla mafia italiana, è realizzato da un americano. Sembra buffo, ma non lo è. Coppola è così affascinato dalla cultura italiana, sia nel bene che nel male, tanto da trasformarla in arte. E lo fa per ben tre volte. Per realizzare alcune scene, è voluto andare in Italia, nei luoghi reali, senza badare ai costi. È poi da ricordare anche il mitico Black Stallion, prodotto da Coppola, girato in parte nel nord della Sardegna, tra Costa Paradiso e Rena Majore. A Costa Paradiso ricordano ancora l’arrivo di Coppola che chiedeva una location adatta per girare le scene più belle.

Ma non si tratta solo di finzione, perché anche dietro le quinte, l’Italia continua ad incantare il regista e chi gli sta intorno. Coppola è solito riunirsi con il cast, la troupe ed anche i suoi amici, organizzando grandi cene dove ama cucinare la pasta, ridere e scherzare. 

Dell’Italia gli piace tutto, dalle persone al cibo. In particolare, ha uno stretto rapporto con la Basilicata. Il regista ha infatti un progetto di rilancio del metapontino: a Bernalda (in provincia di Matera), ha acquistato un antico palazzo per trasformarlo in albergo esclusivo. Ha inoltre avviato un centro di formazione per sceneggiatori, scrittori di teatro, musicisti e artisti, che si trova a Torremare, nei  pressi di Metaponto. Un grande amore quello di Coppola per il Paese tricolore.

Francis Ford Coppola
Francis Ford Coppola (Credits: C2 Montréal on Flickr/© Karel Chladek – C2-MTL/Francis Ford Coppola)

Perché Francis Ford Coppola è Francis Ford Coppola

Alcuni attribuiscono il successo della sua carriera e la sua fama a quello che da loro è chiamato “colpo di fortuna”. Ma Coppola è molto di più di una manna dal cielo, è anzi lui stesso ad essere la manna dal cielo per il cinema internazionale. 

Il successo di Francis Ford Coppola va propriamente separato dalla sua effettiva bravura. Pellicole considerate un flop da parte del pubblico sono state invece molto apprezzate dalla critica, e viceversa. Ma entrambi hanno da sempre riconosciuto la mente del regista come uno straordinario talento. Che si tratti poi di fortuna o meno, l’abilità fondamentale è quella di saperla sfruttare e di far nascere dei frutti. Abilità che a Coppola non manca. Per lui, però, è fondamentale anche sperimentare e provare, rendere realtà quelle sue idee disprezzate dal mercato perché ritenute troppo spaventose e ardue. Coppola con il suo coraggio ha piegato le rigide regole del cinema hollywoodiano, facendole diventare nuove regole dettate dai suoi lavori. Si fida del suo istinto, e non delle sue paure, e riesce a realizzare i film che vuole, come li vuole. 

Le sue opere sono spesso molto articolate, non seguono i canoni classici e tradizionali. Osano, anche se non sempre riescono. Attraverso le sue storie e il suo modo geniale ed elegante di usare la macchina da presa, le luci, i colori, Coppola riesce a dare vita a film in cui intelletto, bellezza, stile e emozione si uniscono per dar vita a dei capolavori. Coppola si adoperava per poter rendere le sue pellicole esattamente come voleva, belle e tristi, malinconiche o arrabbiate, sempre stupende. Scuotono la mente e il cuore allo stesso tempo. Egli trova un eloquente equilibrio estetico tra intelletto e emozione, destreggiandosi abilmente tra sentimentalismo e astrazione

I mondi da lui creati danno vita a caratteri e storie diverse. I personaggi di Francis per lui sono come dei figli. Li crea, gli dà un’anima, li fa agire, li fa ridere e distruggersi, li fa sbagliare, li fa vivere. Indipendentemente dallo stato sociale dei suoi personaggi, Coppola li tratta tutti con lo stesso rispetto. È un artista che difende l’uguaglianza e documenta le corrosive iniquità della società. 

Il regista è affascinato dalla famiglia, dai loro membri, dalle strutture, dalle dinamiche e dai rituali. Famiglie non solo di sangue le sue, come quella dei Corleone, ma anche quelle che si creano da obiettivi condivisi, come in Tucker – Un uomo e il suo sogno e circostanze casuali, come in Apocalypse Now. Coppola è molto interessato a come le persone possono, o non possono, vivere e lavorare insieme. Questa è un’altra caratteristica peculiare del regista, che crea storie senza precedenti.

Coppola ha detto una volta che tutto il suo successo è scaturito dal fatto che la sua mente pensa come quella di un ragazzino di sedici anni. Un’età in cui è ancora permesso sognare senza limiti, e immaginare di poter volare e vivere come si vuole. Coppola la pensa così tutt’ora, e riesce a realizzare i suoi sogni, perché ci crede.

Curiosità

  • Coppola ha ricevuto il secondo nome Ford in onore di Henry Ford, non solo perché nato presso l’Henry Ford Hospital, ma anche perché suo padre, musicista, ha lavorato in quel periodo presso l’omonima fabbrica di automobili in qualità di flautista, arrangiatore e direttore d’orchestra per The Ford Sunday Evening Hour, una serie radiofonica serale di musiche da concerto. 
  • Suo fratello August, docente di letteratura, è il padre del noto attore Nicolas Cage, mentre sua sorella è un’altra nota attrice, Talia Shire, madre dell’attore Jason Schwartzman e del cantante Robert Carmine.
  • James Caan, Lainie Kazan e Joe Frank sono stati compagni di scuola di Francis Ford Coppola
  • Apocalypse Now è stato rivisitato tre volte: nel 2001 è stata pubblicata la versione restaurata e allungata di 47 minuti, Apocalypse Now Redux, con un nuovo montaggio e con l’inserimento di materiale scartato per la versione originale, che cambia il finale. In occasione del 40º anniversario dalla prima uscita in sala, il 28 aprile 2019 il regista ha presentato al Tribeca Film Festival di New York una nuova versione della durata di 183 minuti, intitolata Apocalypse Now – Final Cut, che, a detta sua, rappresenta l’edizione definitiva.

Cinque film di Francis Ford Coppola da non perdere assolutamente

  • Apocalypse Now
  • Il Padrino
  • La conversazione
  • Rusty il selvaggio
  • Tucker – Un uomo e il suo sogno

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