Downsizing recensione

Recensione del film Downsizing di Alexander Payne con Matt Damon, Kristen Wiig, Christoph Waltz, Jason Sudeikis e Laura Dern.

Downsizing
Matt Damon e Kristen Wiig in Downsizing di Alexander Payne.

Downsizing era forse uno dei film più attesi della 74esima edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Un po’ perché raccoglieva un’eredità pesante, aprire la kermesse a un anno di distanza da La La Land, forse un onere più che un onore, un po’ perché segnava il ritorno di Alexander Payne dopo Nebraska, probabilmente la sua opera summa.

Un progetto stravagante quello scelto dal regista originario di Omaha: raccontare, in un futuro prossimo, una scoperta finalizzata alla salvezza del pianeta, rimpicciolire gli uomini per diminuire in questo modo l’impatto ambientale. Mescolando fantascienza (per la verità molto diluita), commedia sociale e on the road, Payne torna alle radici del suo cinema e, pur in un contesto differente da quello a cui ci ha abituati, porta nuovamente sugli schermi il tema del viaggio.

La scelta di una coppia (Matt Damon – Kristen Wiig) di sottoporsi al “trattamento” rappresenta un vero e proprio salto nel buio, l’unica possibilità per la middle class americana di vivere il “sogno”, trasferendosi dove “l’erba è sempre più verde”.
Un’idea vincente quella del regista di Paradiso amaro, abbracciare il genere per analizzare la società e le sue contraddizioni. Ed è proprio nella prima parte che Downsizing funziona: Payne libera il suo estro creativo e si diverte a giocare con gli spazi, con le attese, con l’angoscia della scelta.

La satira sociale si alterna alla disamina ecologica e Leisureland, la città eletta a luogo deputato per l’accoglienza dei nuovi “lillipuziani”, diventa una novella El Dorado, il punto di partenza per una nuova vita. Tutta la fase preparatoria, quella della trasformazione, rappresenta il vero fulcro del film e pone le basi per la costruzione di un castello dalle fondamenta solide.

Downsizing
Matt Damon in Downsizing di Alexander Payne.

Paradossalmente, invece, Downsizing perde di interesse proprio quando dovrebbe prendere il volo. In seguito al rimpicciolimento del protagonista e alla scelta della moglie di non seguirlo in questo viaggio senza ritorno, è come se Payne si smarrisse nella tela fin lì tessuta. Non funziona l’idea di rendere Leisureland una sorta di lente di ingrandimento della nostra società. Non funzionano le divagazioni di stampo filosofico-new age. Nemmeno l’inevitabile love story riesce a dare nuova verve al film.

Come in molti dei suoi lavori precedenti, Nebraska escluso, Payne alla lunga diventa meno consistente, si perde nelle derive indie e si trascina verso un finale confortevole. Non lo salva nemmeno un Christoph Waltz come sempre sopra le righe, in grado di catturare l’attenzione dello spettatore con il personaggio più interessante di tutto il film.

Downsizing vive più della premessa che dell’effettivo svolgimento. E nella memoria resterà la favolosa sequenza del rimpicciolimento, un mix di scienza e gustosa faciloneria. Provaci ancora, Alexander!

Sergio