Uccisa due volte - Il caso Pomarelli

Uccisa due volte Il caso Pomarelli recensione film sull’omicidio di Elisa Pomarelli [Sky]

Uccisa due volte - Il caso Pomarelli, la recensione del documentario, importante testimonianza di lesbicidio e femminicidio

Uccisa due volte – Il caso Pomarelli recensione film documentario sull’omicidio di Elisa Pomarelli diretto da Alessandro Galluzzi e scritto da Matteo Festa

Su Crime+Investigation (Sky, Canale 119) è disponibile il documentario Uccisa due volte – Il caso Pomarelli. Una nuova produzione Indigo Stories che ripercorre l’omicidio di Elisa Pomarelli, avvenuto il 25 agosto 2019 e ancora in corso a livello giudiziario: il 6 luglio è previsto il processo d’Appello. Il titolo non fa che richiamare l’ingiustizia per una vita spezzata, il danno che ancora continua a fare un’informazione veicolata nel modo sbagliato e una mancata tutela da parte del sistema penale nei confronti della comunità LGBTQIA+.

Per chi non conoscesse questo fatto di cronaca nel documentario troverà un racconto dettagliato degli avvenimenti, dalla sparizione al processo. Tra testimonianze, registrazioni audio e video di repertorio seguiamo quanto accaduto partendo dal luogo, ruolo chiave dell’indagine. Siamo a Borgotrebbia, un piccolo paesino tra le colline piacentine che in un giorno d’estate di tre anni fa viene sconvolto dalla sparizione di Elisa e di Massimo, quello che all’epoca per lei era solo un amico con cui condividere la passione per la natura e la campagna. Man mano che i giorni passavano la notizia si diffondeva, non solo per il via vai dei mezzi di soccorso, ma anche per i telegiornali locali e non che s’interessavano alla vicenda. Quella che era la quotidianità di un paese che vedeva vivere gli uni a contatto con gli altri viene completamente stravolta, gli equilibri cadono e le certezze saltano.

Elisa Pomarelli con la sorella Debora
Elisa Pomarelli con la sorella Debora (Credits: Sky/Indigo Stories)

Inizialmente la sparizione di Elisa si pensa dovuta a un sequestro da parte di Massimo, ma quando dopo 13 giorni di latitanza lui si costituisce dichiarandosi colpevole di omicidio, anche le poche speranze che c’erano sono costrette a cadere come castelli di sabbia. Partirà quindi il processo nel 2020, quasi un anno dopo e in seguito a una prima perizia psichiatrica dove l’uomo viene dichiarato capace d’intendere e di volere, e condannato il 19 luglio 2021 con il rito abbreviato a 20 anni.

La costruzione del documentario è interessante, il ritmo incalzante riporta gli eventi in modo chiaro, non tralasciando aspetti significativi. A intervallare i fatti di cronaca sono stati inseriti filmati in cui si vede un’attrice incarnare Elisa, pur non mostrandola mai in volto. È come se ancora fosse presente, in cammino, alla ricerca di giustizia e di pace, motivo per cui la vediamo tra i boschi e la natura, luoghi a lei familiari e che la rendevano felice. È un documentario che colpisce, non ci si capacita di come ancora si possa morire per mano di persone che non accettano la tua libertà. Questo non è solo un femminicidio ma anche un lesbicidio, per quanto non sia ancora tutelato, esiste, ed Elisa Pomarelli ne è la prova. La giovane aveva dichiarato a Massimo il proprio orientamento sessuale, mai accettato pienamente da lui che si ostinava a vederla e presentarla agli altri come la sua fidanzata. Fa sicuramente rabbia vedere il tragico epilogo, così come tutte le notizie sono state gestite e diffuse dai media che hanno contribuito a creare una narrazione piena di pregiudizi, non facendo altro che avvallare una percezione dannosa della vittima.

Uccisa due volte Il caso Pomarelli recensione film Sky sull'omicidio di Elisa Pomarelli
Uccisa due volte – Il caso Pomarelli (Credits: Sky/Indigo Stories)

I titoli dei giornali online appaiono forti e chiari, lui definito come un “gigante buono”, un uomo innamorato che ha vegliato il corpo, che ha pianto per Elisa, che ha agito dettato da un raptus o in reazione a un comportamento di lei. Ma ad ucciderla per la seconda volta è anche la sentenza: all’imputato non vengono riconosciute le aggravanti previste per femminicidio (per cui viene dato l’ergastolo), tra cui quella di stampo omofobico, in quanto manca ancora una legge contro l’omolesbobitransfobia. Una sconfitta per la giustizia, per i famigliari, per la vita di una donna, ma anche per l’intera comunità LGBTQIA+ sempre meno rappresentata e tutelata.

Per quanto sia un racconto che lascia un forte amaro in bocca, una delle poche cose che allevia il dolore sono i legami familiari, infatti tra le interviste delle persone coinvolte non manca Debora, la sorella. Emerge con forza l’intimo legame che le univa nel passato ma che continua nel presente attraverso la battaglia che porta avanti. Debora non smetterà mai di lottare per la giustizia, rendendo il ricordo di Elisa ancora vivido, ma in questo lungo percorso non è sola, con lei ci sono i genitori, l’altra sorella e le donne dell’associazione Non una di meno. Vite di persone che s’intrecciano e si sostengono, cercando come possono di cambiare le cose in un paese dove la parità di diritti sembra ancora un’utopia.

Sintesi

Alessandro Galluzzi e Matteo Festa raccontano attraverso il documentario Uccisa due volte - Il caso Pomarelli non solo l'ingiustizia per una vita spezzata da un omicidio che è anzitutto femminicidio e lesbicidio, ma anche il danno che ancora continua a fare un'informazione veicolata nel modo sbagliato e una mancata tutela da parte del sistema penale nei confronti della comunità LGBTQIA+.

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