Tutti per 1 – 1 per tutti: intervista al regista Giovanni Veronesi sul film Sky Original

Giovanni Veronesi: intervista al regista di Tutti per 1 – 1 per tutti, il film Sky Original con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Margherita BuyGiulia Michelini

In occasione dell’uscita di Tutti per 1 – 1 per tutti, la commedia Sky Original con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, Rocco Papaleo e Giulia Michelini che abbiamo recensito in anteprima, abbiamo avuto il piacere di intervistare il regista e sceneggiatore del film, Giovanni Veronesi. Buona lettura!

Giovanni Veronesi: intervista al regista di Tutti per 1 – 1 per tutti

Il tuo nuovo film, seguito di Moschettieri del re – La penultima missione, è ancora più vicino ad un gusto di certa commedia, da Monicelli a L’armata Brancaleone ma ancora più di prima, a partire dalla ricerca musicale, dalle suggestioni magiche… sono ovviamente ispirazioni presenti in fase di scrittura?

Giovanni Veronesi: È un pensiero fisso quello di Monicelli per me! A parte che è stato molto mio amico, nell’ultima fase della sua vita, è uno dei miei registi di riferimento, devo dire che L’armata Brancaleone era un film meno romantico rispetto al mio che è più “family”, era un capolavoro più secco… ma come tutti i film di Monicelli, rispetto ai miei, io sono più morbido, anche se man mano che invecchio vorrei indurirmi – ma è difficile andare contro natura, non ci riesco. La differenza fondamentale penso sia questa: poi è chiaro che Tutti per 1 – 1 per tutti è un viaggio, è un road movie atipico quasi, ha quel linguaggio strano di D’Artagnan simile a quello dei componenti dell’armata di Gassman, questa comicità a volte demenziale a volte paradossale, certi riferimenti al presente…. Insomma, hanno delle analogie.

Giovanni Veronesi
Giovanni Veronesi sul set di Tutti per 1 – 1 per tutti (Credits: Tullio Deorsola/Sky)
Il personaggio di Giulia Michelini ha permesso gli insert magici, e si avverte un influsso assente nel primo film.

Giovanni Veronesi: Certo. Così come il lupo che parla (Sergio Rubini, assente dal set per altri lavori ma presente con la voce che doppia un lupo, ndr): gettandomi nel fosso dell’infanzia, della fantasia e del bambino che ho trovato, ho dovuto scandagliare tutta una serie di cose che prima non c’erano, andando sulla fiaba. I bambini non fanno nessuna difficoltà a credere che un lupo parli, che una persona sia una veggente e veda il futuro, i bambini riescono a risolvere un problema in un attimo.

Hai nominato D’Artagnan: non so se è vero, ma ho notato un’alchimia maggiore tra Favino, Papaleo e Mastandrea, che mi è sembrato venisse da una buona componente di improvvisazione…

Giovanni Veronesi: Guarda, per me l’improvvisazione è lavoro puro: io conto molto sull’improvvisazione. Anche la mia, cioè non parlo solo dell’improvvisazione degli attori, ma tante battute mi sono venute in mente sul set, girando: non è detto che l’improvvisazione sia solo cialtrona. L’improvvisazione è una cosa difficilissima. È molto più difficile della progettazione: perché la progettazione ha del tempo a disposizione, invece se improvvisi devi prima di tutto avere tanta esperienza, conoscere bene il mestiere e avere quel “guizzo”. Nel film, le cose improvvisate – tipo il canto dei sardi, che in sceneggiatura era un altro tipo di canto che abbiamo provato ma non ci piaceva – sono quelle situazioni che a me piacciono tantissimo, perché così il set non diventa solo la realizzazione di ciò che si è pensato ma la creatività di quello che in quel momento senti. Specialmente in un film come questo che è una specie di macchina del tempo dove tu entri la mattina ed esci la sera ma vivi in un mondo dove ci sono le carrozze, i cavalli, duelli notturni e regine. Quindi devi entrare in quel mondo lì e quando ti inventi qualcosa devi farlo non solo pensando alla tua vita, ma che riguarda la tua vita e contemporaneamente inerente a quel periodo storico… ed è molto bello, forse la più bella cosa che il mestiere di regista ti permette di fare.

Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea
Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea sul set di Tutti per 1 – 1 per tutti (Credits: Tullio Deorsola/Sky)
Una delle caratteristiche della cifra stilistica di Veronesi regista è proprio l’estrema scorrevolezza del dialogo, la freschezza delle situazioni, l’incredibile leggerezza delle parole. Dipende quindi solo dall’improvvisazione, o c’è anche una componente pensata?

Giovanni Veronesi: Mah, io credo di essere un dialoghista nato. Io lavoro coi dialoghi e mi chiamano anche tanti amici come Carlo Verdone, Leonardo Pieraccioni: perché sono un dialoghista, un battutista, una persona che col dialogo risolve delle situazioni anche abbastanza intricate. Perciò non sono un autore di immagini, un visionario, sono un autore di parole, sono uno che risolve le cose con i dialoghi.
Poi vengo dalla comicità, dal cabaret, vengo da quella situazione di ironia che si appoggia molto alla parola e poco all’immagine. Naturalmente, il cinema prevede anche che ci siano delle immagini, che le immagini siano trasportate rispetto all’emozione e quindi si cerca sempre di accoppiare alla fine queste due cose.

Giovanni Veronesi sul set di Tutti per 1 - 1 per tutti
Giovanni Veronesi sul set di Tutti per 1 – 1 per tutti (Credits: Tullio Deorsola/Sky)
Negli ultimi tempi, con il tramonto dei cinepanettoni classici (anche se proprio a dicembre è tornato In vacanza su Marte di Neri Parenti con la coppia Boldi-De Sica), sembra che il cinema delle feste sia diventato più pensato, con una produzione più complessa. E penso a pochissimi mesi fa, quando il cinema a Natale ha offerto i Moschettieri di Dumas e una reinvenzione della Befana fatta da un regista che veniva dall’horror (Michele Soavi e la sua La Befana vien di notte, ndr), roba impensabile anni fa sotto le feste…

Giovanni Veronesi: Ma sai, quei film lì non funzionavano più. Avevano fatto la sua corsa. Quindi per forza era necessario inventarsi qualcos’altro, quando finisce la benzina non è che devi cambiare la macchina ma fermarti e fare il pieno per correre meglio spendere dei soldi e investire… senno la macchina non riparte. Sebbene il cinema sia sempre il solito, e a farlo siamo sempre quei “soliti” millecinquecento cineasti che siamo in Italia, abbiamo dovuto cercare di colmare quel vuoto che si era creato. Perché poi quel vuoto sono soldi, è lavoro, è industria, significa investimenti: specialmente durante le feste. Quindi abbiamo cominciato a fare un cinema leggermente diverso, naturalmente poi siamo stati colti dalla pandemia: in un anno in cui il cinema stava andando benissimo! Non so, forse in Italia il signore ci punisce proprio con il cinema, perché i film non sono abbastanza belli…

Giovanni Veronesi
Giovanni Veronesi (Credits: Tullio Deorsola/Sky)
Parlando di questa parentesi (perché lo sarà, deve essere una parentesi) COVID-19, in questo 2020 dopo un primo momento di smarrimento l’industria si è poi adattata allo streaming, tanto che la Warner ha annunciato la diffusione dei suoi titoli 2021 – come Wonder Woman 1984 – sia in sala che via streaming. Che tipo di strascichi porterà il futuro, secondo te, con questo doppio binario sala/streaming?

Giovanni Veronesi: Io premetto che sono a favore della sala…

Beh, anche Tutti per 1 – 1 per tutti è un film che dovrebbe essere visto in sala, per godere appieno delle sfumature delle location, dei costumi…

Giovanni Veronesi: Si, io l’ho visto in sala nelle preview ed è tutta un’altra cosa. Ma a prescindere dal mio film… è una mia convinzione che il cinema va proiettato in sala, le sale devono essere belle, bisogna investire sulle sale… però credo che il futuro ci stia indirizzando da una parte, credo che le nuove generazioni ci vogliano far capire qualcosa e credo che noi non possiamo essere come dei fossili induriti che non vogliono capire che il mondo sta andando avanti.
Quindi, ben vengano le piattaforme, ben vengano soprattutto e prima di tutto degli accordi con gli esercenti che non debbano per forza chiudere delle sale perché la gente guarda la televisione, e ben venga la possibilità di avere un doppio binario: film fatti per le piattaforme e film fatti per il cinema. Chi guarda il film sulla piattaforma e chi lo guarda al cinema. Io credo che questo sia possibile e plausibile, perché le nuove generazioni non sono settoriali come noi: noi o cinema, o televisione; o sceneggiato, o film d’autore. I ragazzi sono abituati a vedere tutto sullo stesso posto, la fruizione ce l’hanno tutta attraverso il loro pc, il loro tablet. Loro la tv non la guardano, non l’accendono neanche. Questo significa che dobbiamo solo fargli capire che la qualità sta da un’altra parte.

Tutti per 1 - 1 per tutti
Sul set di Tutti per 1 – 1 per tutti (Credits: Tullio Deorsola/Sky)
Anche perché, senza fare né nomi né titoli, in quest’anno passato si è visto come alcuni film funzionino meglio, e siano più “al loro posto”, nel passaggio sullo streaming, lasciando magari posto a film più importanti e che hanno uno spessore che necessita le grandi dimensioni. Uno dei punti deboli della filiera produttiva del cinema italiano era proprio la distribuzione: in questo modo è come se si fosse sbloccata una situazione che sembrava senza uscita…

Giovanni Veronesi: Penso che questo sia il futuro. Ma neanche un futuro tanto lontano: un futuro che è dopodomani. Questo virus una cosa buona ha fatto: ci ha fatto capire, a noi che facciamo il cinema, che il cinema non morirà. Comunque. Quindi esercenti e distribuzioni devono trovare un accordo con le piattaforme, per forza. Io naturalmente preferirei uscire in sala: ma devo dire che in questo caso Sky ci ha trattato come orfanelli e ci ha accolto molto, molto bene, perché ci fa uscire la notte di Natale, sta facendo un enorme battage pubblicitario, per la prima volta fa uscire un film per tutti i suoi abbonati, non solo per chi ha il “pacchetto cinema”.

Questa poi è la prima produzione in assoluto di Sky Original come lungometraggio…

Giovanni Veronesi: Si, è soprattutto va su tutti gli abbonamenti. Questa è una grande innovazione, loro mettono a disposizione cinque milioni di decoder…
Il problema della sala è soltanto un problema di qualità: il film visto al buio in sala ha un fascino insostituibile ed eterno…

È un rito collettivo.

Giovanni Veronesi: Ecco. Diciamo che la grande differenza fondamentale è solo questa. Non è poco. Ma non è neanche tutto.

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