The Killer

The Killer recensione film di David Fincher con Michael Fassbender [Venezia 80]

In diretta dal Festival di Venezia 80 The Killer di David Fincher, la recensione in anteprima

The Killer recensione film di David Fincher con Michael Fassbender, Tilda Swinton, Charles Parnell, Arliss Howard, Lacey Dover, Monique Ganderton, Suzette Lange, Kellan Rhude, Monika Gossmann, Brandon Morales, Kerry O’Malley e Sala Baker

Chi avrebbe mai potuto immaginare che essere un serial killer fosse così monotono: in The Killer il regista David Fincher mostra come essere un sicario possa diventare logorante. E non perché il tuo lavoro sia uccidere un obiettivo, ma perché i momenti di iato, le sospensioni temporali in cui nulla succede rischiano di stancare la mente e portarti a commettere un imperdonabile errore.

Il killer in questione è interpretato da un impenetrabile Michael Fassbender: impegnato a sorvegliare un obiettivo da eliminare, in una fumosa e dormiente Parigi. Il protagonista commetterà un fatale errore che darà l’avvio a una lunga caccia all’uomo. A distanza di 24 anni da Fight Club (accolto con non pochi fischi), David Fincher torna in concorso al Festival del Cinema di Venezia per presentare la sua (im)personale e glaciale visione su cosa significa essere un killer nel XXI secolo.

Michael Fassbender
Michael Fassbender è un assassino in The Killer (Credits: Netflix ©2023)

Zero empatia e precisione: così Fincher costruisce il suo killer (mancando l’obiettivo)

Tratto dall’omonima graphic novel scritta da Matz (Alexis Nolent) e disegnata da Luc Jacamon, The Killer si spoglia di tutti gli elementi che hanno reso glamour e accattivante la figura del sicario di professione, per mostrarne i lati meno noti: la ripetitività dei gesti, le lunghe ore di attesa, la noia. Non c’è spazio per dubbi o esitazioni nei pensieri del Killer, narrati in voice over dalla monocorde voce di Fassbender. Nessuna empatia, nessuna umanità: il killer raccontato da David Fincher – che torna a collaborare con lo sceneggiatore Andrew Kevin Walker (Se7en) – non mostra alcuna pietà verso le sue vittime, ma è pronto a dare la caccia al cliente che l’ha ingaggiato, quando i suoi affetti vengono minacciati.

Michael Fassbender è un assassino in The Killer
Michael Fassbender è un assassino in The Killer (Credits: Netflix ©2023)

The Killer è un film glaciale come il suo interprete e altrettanto ripetitivo come il mantra che Fassbender è solito pronunciare nella sua mente, prima di ogni uccisione. Pur essendo suddiviso in capitoli, la pellicola di Fincher presenta una struttura ripetitiva: trova il nemico, cerca informazioni, entra nel suo territorio, eliminalo, ricomincia. Una coazione a ripetere che causa una monotonia nel ritmo e che non fa presa sul pubblico.

Benché rispetti alla perfezione la natura del personaggio e tutto – dalla fotografia con la sua palette di colori grigi e freddi, alla colonna sonora, altrettanto monocorde, se non per le hit dei The Smiths – contribuisca a creare una generale impressione di impersonalità e assenza di emozioni, The Killer manca il suo obiettivo e implode su se stesso in un finale che si rivela frettoloso e asettico. Privo di tensione e incapace di comunicare con il suo pubblico, The Killer resta godibile, certamente, ma altrettanto anonimo e dimenticabile. Più dei cappellini da turista tedesco indossati da Michael Fassbender.

Sintesi

Tratto dall'omonima graphic novel di Matz e Luc Jacamon, con The Killer David Fincher spoglia la figura del sicario di tutti gli elementi che l'hanno resa glamour e accattivante per mostrarne i lati meno noti, dando vita ad ad un film tanto glaciale quanto ripetitivo, impersonale e privo di emozioni.

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