Taormina Film Fest 65: inaugurazione con Pierfrancesco Favino

Taormina Film Fest 65: inaugurazione con di Pierfrancesco Favino e Il Traditore di Marco Bellocchio, vincitore di sette Nastri d’argento

Di Tonino Cafeo

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Si è aperta ieri con due eventi speciali, uno legato all’attualità l’altro alla storia del cinema, la 65a edizione del Taormina film Fest.

La prima giornata della rassegna ha proposto al suo pubblico la visione de Il Traditore, di Marco Bellocchio, film dedicato alla figura del boss di Cosa Nostra Tommaso Buscetta, appena premiato con ben sette Nastri d’ argento, e quella di L’Appel du Sang (Il richiamo del sangue), di Louis Mercanton, girato a Taormina nel 1919 e presentato con l’accompagnamento musicale dal vivo a cura del maestro Giovanni Renzo.

Quella del 2019 è dunque, nelle intenzioni dei direttori artistici Silvia Bizio e Gianvito Casadonte, l’edizione della rinascita del Taofest, che – superata la crisi del 2017 – punta “ad avvicinare il più possibile il cinema alla città e ai giovani” attraverso incontri e masterclass che saranno tenuti dai più importanti attori e registi presenti per l’occasione nella città dello Ionio e attraverso una selezione di film provenienti da ogni parte del mondo. Un fitto calendario che mette insieme opere di fiction e documentari, impegno civile e intrattenimento di qualità, anteprime dei blockbuster della prossima stagione – come Spider-Man: Far From Home, di Jon Watts (al Teatro antico venerdì prossimo) – e pellicole storiche ritrovate e restaurate.

Rocío Muñoz Morales
Rocío Muñoz Morales è la madrina del Taormina Film Festival 2019

Il primo degli incontri dedicati agli studenti è stato tenuto brillantemente da Pierfrancesco Favino. Il protagonista de Il Traditore, accompagnato dal regista Marco Bellocchio e da una parte della squadra che ha realizzato il film, non si è risparmiato, rispondendo alle sollecitazioni di Gianvito Casadonte e alle domande dei giornalisti ma soprattutto a quelle delle ragazze e dei ragazzi che hanno riempito la platea della sala A del Palacongressi.

Il Traditore, nelle parole di Favino, è “un film collettivo”, in cui ogni membro del cast – dall’ottimo Luigi Lo Cascio (Totuccio Contorno) a Nicola Calì (Totò Riina) – ha dato il suo contributo, messo a valore da un regista – Bellocchio – che ha fatto la storia del cinema italiano dalla fine degli anni ’60 ma che sa “restare in ascolto”, dando attenzione a tutto ciò che ognuno dei suoi attori può portare.

Pierfrancesco Favino al Taormina Film Festival 2019
Pierfrancesco Favino al Taormina Film Festival 2019 durante la masterclass

Raccontare con successo la vita del primo pentito di Cosa Nostra può esporre al rischio di creare un mito, se si pensa alle fiction tv come Il Capo dei Capi, ma Pierfrancesco Favino è stato ben attento a evitare sovrapposizioni di piani diversi. “l’eroe del film”, ha precisato, “non poteva che essere uno”: il giudice Giovanni Falcone, che “non è scappato davanti alle proprie responsabilità ed ha pagato con la vita” l’impegno nella lotta alla mafia. Il suo Tommaso Buscetta invece resta “un criminale”, sebbene dotato di grande carisma. Un essere umano raccontato con un’attenzione maniacale ai dettagli (Favino recita in dialetto palermitano “del quartiere Porta Nuova” e in un fluente portoghese) e una immedesimazione nel ruolo pressoché perfetta, grazie a un mestiere che permette di “oggettivarsi nel personaggio”, perché per Favino la professione dell’attore non può fare a meno “ della trasformazione” che a sua volta deriva dall’ ”imitazione, che è la prima esperienza cognitiva che ogni essere umano ha fin da bambino”.

“Il talento è un dono”, ha concluso l’attore romano, “più ne hai, più hai responsabilità”.

La giornata si è conclusa al teatro Antico con il conferimento del Taormina Arte Award al regista australiano Bruce Beresford, di cui è stato subito dopo proiettato Ladies in black, del 2018, con Julia Ormond, preceduto dal corto del calabrese Carlo Carlei, Battaglia al Maxxi.

Tonino Cafeo

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