Residue

Residue recensione film di Merawi Gerima [Netflix Anteprima]

Residue recensione film di Merawi Gerima con Obinna Nwachukwu, Dennis Lindsey, Taline Stewart, Derron Scott, Melody Tally e Ramon Thompson

Le Giornate degli Autori di Venezia 2020 accolgono l’esordio del portavoce del movimento Black Lives Matter, Merawi Gerima, che con Residue porta al Festival un film toccante e fonte di discussioni necessarie.

Residue: la sinossi

Perché sei tornato?
Odiavi questo posto… hai portato l’unica arma che avevi, una videocamera.
Davvero pensi che un film può salvarci?

Taccuino alla mano, videocamera pure, Jay (Obinna Nwachukwu) è appena tornato ad Eckington, il quartiere natale nella città di Washington D.C., nella quale è cresciuto.
Son passati chissà quanti anni: era partito con la propria famiglia per la California, inizialmente per cambiare zona. Doveva essere un trasferimento temporaneo, ma nel caldo e sempre estivo Stato americano adesso ci abita e studia cinema. Sempre insieme alla videocamera, sua fedele compagna che vorrebbe usare per mostrare quello che è diventato il luogo che l’ha allevato nell’infanzia ed adolescenza. Ma le strade del quartiere, che da sempre accoglie famiglie afroamericane, non lo permettono, meglio tenerla nascosta, meglio non fare troppe domande. Scrivere sì, si può, ma senza dare troppo nell’occhio.
Non è mai stato un luogo semplice, l’ennesimo quartiere marcio e povero degli Stati Uniti, ma le cose sono andate peggiorando.

Obinna Nwachukwu
Obinna Nwachukwu

Una dicotomia strana quella che sta avvenendo: ora si fa chiamare NoMa (North Massachusetts), e sta avendo un progressivo cambiamento sociale, si sta gentrificando per utilizzare un termine più specifico, poco a poco viene popolato da un tipo di ceto più borghese, più bianco. La delinquenza però permane, la violenza resiste, la droga dilaga, e in maniera maggiore rispetto a quando Jay era piccolo. O forse era lui ad essere ingenuo e non accorgersene?

Quegli abbracci fraterni con gli amici del posto, quelle risate e quegli spintoni, si trasformano ora in sguardi sinistri, sospettosi, in sussurri e intimidazioni, in spinte volontariamente violente tra stessi fratelli di colore. Ogni tanto poi qualche bianco si permette di fare lo snob della situazione e a Jay non va giù; come dargli torto.
Gli amici del posto, poi, che fine hanno fatto? Ma soprattutto dov’è Demetrius (Julian Selman)? Jay e lui erano migliori amici, se lo ricorda bene; ma nessuno sembra volergli dire dove sia finito. Ci sono ancora Delonte (Dennis Lindsey), che forse sa dov’è Demetrius ma non lo vuole dire, forse perché ce l’ha con Jay per essere scappato via dal ghetto, i suoi genitori, qualche vicino, mentre Mike (Derron Scott), altro suo grande amico, è invece appena tornato dalla prigione; altri purtroppo stanno ancora dietro le sbarre per possesso di stupefacenti.

Residue recensione film di Merawi Gerima
Residue di Merawi Gerima

Stare pulito e a posto in quartieri come questo non è cosa per tutti, quasi nessuno ci riesce. È un luogo che ti porta anche a reagire, difenderti, cercare lo scontro e farti valere; ma non ne vale la pena: il più piccolo disguido può essere la scusa buona per finire in manette.
Con il MacGuffin dello scrivere un film sul luogo d’infanzia, Gerima porta avanti una narrazione fluida e coinvolgente, lasciando anche tanti quesiti irrisolti che conducono ad un finale amaro e prevedibile.
Dov’è Demetrius? È scappato? Giace sotto terra da qualche parte? Spetta a noi deciderlo.

Residue: la critica

Oscillare tra flashback e presente è una costante nel mondo del cinema, chiunque ci mette la propria visione, il proprio stile. È forse il termine giusto da utilizzare, appunto, con Gerima, che dimostra di saper straniare lo spettatore e dividere il pubblico. Perché i ricordi di Jay sono quasi documentaristici ma al contempo fotografati come se visti dal fondo di una bottiglia, spesso sfocati e sbiaditi, come sono i ricordi di tanti di noi; a volte nitidi a volte onirici.

Obinna Nwachukwu
Obinna Nwachukwu

La naturalezza delle interpretazioni di tutto il cast – neorealisticamente preso dalle strade – è lampante e in grado di conferire veridicità e spessore all’intera opera, ma il repentino cambio di registro da poeticamente “malickiano” – tra tante virgole – a quasi cassavetesiano o alla Maurice Pialat, quasi da cinéma vérité, potrebbe indispettire.
È la psiche di Jay – verrebbe da dire – quella a cui assistiamo, che a volte sembra anche entrare in crisi, per sensi di colpa e impotenza nel rendersi utile.

Spoglio di qualsiasi colonna sonora, il classico film da ghetto afroamericano trova in Residue una variante sperimentale e diversa. E colorata ma anche naturalistica è la sua fotografia, firmata Mark Jeevaratnam, che oscilla, muta, plasma il racconto; notevole e luminosa nella scena in cui Jay e l’amico Dion (Jamal Graham) – da anni in galera – si rincontrano dopo 10 anni, in un bosco; ambientazione fittizia, ovviamente, perché presente solo nelle fantasie di uno dei due. Forse metafora dello voler scappare dalle quattro mura del carcere che li circonda o forse come idea da inserire nella sceneggiatura di Jay.
Jay che poi altri non è che Gerima stesso, che il film che vorrebbe far scrivere al proprio protagonista ce lo presenta eccome, ce lo fa sentire, ce lo fa quasi percepire.

Residue di Merawi Gerima: Il Postter
Residue di Merawi Gerima: Il Postter

Sintesi

Merawi Gerima mette in scena un'opera toccante e fonte di discussioni necessarie: tra rivalsa sociale, gentrificazione e Black Lives Matter, Residue è poetico, neorealista e sperimentale.

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