Marvel Cinematic Universe – l’Origin Story

Gli anni ’80 e il primo film al cinema

Il successo del Superman di Richard Donner non lasciava più dubbi sulla possibilità di portare i supereroi sul grande schermo, perciò, nel 1981, Stan Lee lasciò la redazione di New York per trasferirsi in California, sperando che la vicinanza con Hollywood agevolasse i rapporti con gli studi cinematografici.

All’apice del successo della disco music, il caporedattore Jim Shooter assegnò a Tom DeFalco e John Romita Jr. il compito di creare un personaggio legato al mondo delle discoteche: il risultato fu Dazzler, una roller girl che aspirava a diventare una star della musica, e che aveva il potere di abbagliare (dazzle) gli avversari emettendo lampi di luce. La strategia era multimediale: produrre non solo gli albi a fumetti, ma anche dischi interpretati da Disco Dazzler, con il supporto della casa discografica Casablanca Records (che aveva già collaborato con Marvel per un albo speciale sui KISS). L’etichetta, peraltro, si era fusa recentemente con lo studio cinematografico indipendente FilmWorks (che aveva realizzato Fuga di Mezzanotte), perciò venne naturale aggiungere al progetto un’ulteriore dimensione: uno special televisivo animato, arricchito dalle voci delle star dell’etichetta discografica, che spaziavano da Robin Williams a Cher, da Donna Summer ai KISS e ai Village People.

Marvel Cinematic Universe - l'Origin Story Dazzler di Tom DeFalco e John Romita Jr.
Dazzler di Tom DeFalco e John Romita Jr.

Dopo che Jim Shooter ebbe preparato un soggetto, l’idea si fece ancora più ambiziosa, contemplando un vero e proprio lungometraggio live-action che attirò l’attenzione di Bo Derek, la quale si dichiarò pubblicamente interessata ad interpretare Dazzler. Con la protagonista di 10 ufficialmente a bordo, l’interesse dell’industria cinematografica per il progetto crebbe a dismisura… solo per essere sgonfiato quando l’attrice impose come condizione irrevocabile che la regia venisse affidata a suo marito John Derek, i cui film precedenti non avevano entusiasmato né pubblico né critica. L’intera strategia promozionale multimediale per la supereroina disco collassò, e Dazzler sopravvisse solo sulla carta stampata, prima da sola e poi come membro degli X-Men.

Dazzler non fu l’unico progetto a coinvolgere Robin Williams: il leggendario attore (per il momento ancora) comico, già noto internazionalmente per il ruolo televisivo dell’alieno MorK e sul punto di esplodere al cinema con Good Morning, Vietnam, era stato scritturato per prestare la voce al primo personaggio Marvel protagonista di una pellicola cinematografica ad alto budget. Non si trattava di uno dei supereroi classici, ma di Howard The Duck, papero proveniente da una Terra alternativa (o un altro pianeta, a seconda delle narrazioni) nella quale l’evoluzione ha favorito i pennuti piuttosto che i primati; esperto nell’arte marziale del Quack-Fu, sulla nostra Terra Howard incontra la modella Beverly Switzler, che diventa la sua coinquilina prima e compagna poi.
Il personaggio aveva colpito George Lucas fin dai primi albi (usciti nel 1973, ad opera di Steve Gerber e Val Mayerik); concluso Il ritorno dello Jedi, e in cerca di nuove idee per film da produrre, il regista propose ai suoi vecchi compagni di film school e co-sceneggiatori di American Graffiti, Willard Huyck e Gloria Katz, di portare Howard sul grande schermo.
Il film, uscito nel 1986, notoriamente fallì a convincere pubblico e critica, in quanto gravato da una sceneggiatura poco avvincente, da un tono inconsistente e molto diverso dalla caratterizzazione satirica della versione a fumetti, ma soprattutto da soluzioni tecnologiche ancora non sufficienti a portare sullo schermo in live-action un papero antropomorfizzato: il protagonista della pellicola, interpretato da un attore fisicamente celato all’interno di Howard (prima il tredicenne Jordan Prentice, poi Ed Gale) e coadiuvato da elementi animatronics, rendeva impossibile la sospensione dell’incredulità, rendendo difficilissimo il compito della povera Lea Thompson che passava dal sedurre suo figlio in Ritorno al Futuro al dover flirtare, nel ruolo di Beverly, con un pupazzo spesso malfunzionante. Le limitazioni dei movimenti e del becco in particolare mal si adattavano al metodo di lavoro di Robin Williams, che una settimana dopo l’inizio della lavorazione abbandonò il progetto, sostituito dall’attore di Broadway Chip Zien. Howard the Duck di fatto troncò la carriera di regista di Huyck, e mise seriamente in pericolo quella di Thompson.

Nonostante il fiasco, le ambizioni Hollywoodiane di Stan Lee e colleghi trovarono, nello stesso anno, nuova linfa quando Cadence Industries cessò le attività e cedette Marvel Comics e Marvel Productions (ora riunite come Marvel Entertainment Group) alla New World Pictures (poi diventata New World Entertainment), compagnia di produzione e distribuzione fondata nel 1970 da Roger Corman e ora gestita da Robert Rehme, e che aveva appena realizzato il controverso successo Soul Man.
Come al solito, la nuova proprietà aveva grandi progetti per i personaggi Marvel, ma, come si suol dire, da grandi progetti derivano grandi responsabilità: specialmente, verificare che tali idee siano attuabili. Invece, a metà degli anni ’80 c’era stato un nuovo giro di vendite  dei diritti, che aveva assegnato gli X-Men a Orion Pictures, e i supereroi più ambiti dal grande schermo – Spider-Man e Captain America –  ad un’altra casa di produzione, Cannon Films.
Cannon aveva al suo attivo film di Chuck Norris e Charles Bronson, e in questo periodo aveva in preparazione pellicole che spaziavano da Cobra con Sylvester Stallone a Le Miniere di Re Salomone con Richard Chamberlain, da A 30 secondi dalla fine di Andrej Končalovskij a Camorra di Lina Wertmüller, a Superfantagenio con Bud Spencer. Nonostante tutta questa esperienza, nessun adattamento arrivò in sala, né tramite Cannon, né tramite New World, ma la vicenda ebbe strascichi a lungo termine quando Cannon venne acquistata dal finanziere italiano Giancarlo Parretti, e il top manager Menahem Golan, si trasferì alla 21st Century Film Corporation, riuscendo a portare con sé i due personaggi più ambiti.
Alla fine, Golan dovette cedere l’Uomo Ragno a Carolco Pictures, ma riuscì almeno a mettere in piedi un Captain America low budget – con Matt Salinger (il figlio di John Salinger, autore de Il giovane Holden) nel ruolo di Steve Rogers, Ronny Cox, Ned Beatty, Melinda Dillon e Francesca Neri – sul punto di diventare famosa con Le età di Lulu – nel ruolo della figlia di Red Skull. Promesso ‘in theaters everywhere’, il film alla fine uscì direttamente in home video nel 1992.

Ancora nel 1986, i diritti su I Fantastici Quattro vennero acquistati dalla Tedesca Constantin Film di Bernd Eichinger, che aveva appena prodotto successi internazionali quali La Storia Infinita e Il nome della rosa.

Il tempo di rifiutare uno script di Bob Gale per Doctor Strange e mettere in cantiere un film su The Punisher (creato nel 1974 da Gerry Conway, John Romita Sr. e Ross Andru) con Dolph Lundgren nel ruolo principale (affiancato da Louis Gossett Jr. e Jeroen Krabbé, reduce da The Living Daylights/007 – Zona Pericolo), uscito alla fine solo in home video, e il Marvel Entertainment Group era di nuovo passato di mano: dal 1989, il nuovo proprietario era Andrews Group, parte di MacAndrews & Forbes Incorporated, presieduto – allora come ancora oggi – da Ron Perelman. Si trattava della classica holding dagli interessi più vari, con società controllate che spaziavano dai cosmetici Revlon, ai mezzi di trasporto AM General, ai giochi d’azzardo della Scientific Games Corporation. Qualche mese dopo, Perelman acquistò anche New World Pictures, riportando così ‘in casa’ i diritti cinematografici di gran parte del catalogo. Il nuovo boss considerava Marvel, in termini di proprietà intellettuali controllate, una sorta di ‘mini-Disney’.

Preoccupata che la nuova proprietà avesse intenzione di applicare cambiamenti ai vertici, Margaret Loesch – la presidente dello studio d’animazione Marvel Productions – scelse di andare a gestire Fox Kids per la Fox Broadcasting Company: un trasferimento che di fatto istituì una sinergia tra le due aziende, che si concretizzò in una serie animata incentrata sugli X-Men, realizzata da Saban e andata in onda a partire dal 1992. La serie era stata ideata allo scopo di lanciare una linea di giocattoli in collaborazione con la società specializzata Toy Biz che, sotto la direzione del suo CEO Avi Arad, si era assicurata un contratto in esclusiva sulle action figures dell’intero catalogo.

Continua: I primi anni ’90, l’ingresso in borsa e un sacco di progetti

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