Lei mi parla

Lei mi parla ancora recensione film di Pupi Avati con Renato Pozzetto [Sky Anteprima]

Lei mi parla ancora recensione film Sky di Pupi Avati con Renato Pozzetto, Fabrizio Gifuni, Stefania Sandrelli, Isabella Ragonese, Alessandro Haber, Lino Musella, Chiara Caselli, Gioele Dix e Serena Grandi

L’uomo mortale non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia”: è nella citazione di Cesare Pavese che risiede il significato profondo di Lei mi parla ancora e di buona parte del cinema di Pupi Avati. A pronunciarla è Renato Pozzetto, Giuseppe “Nino” Sgarbi nella finzione, protagonista di questo adattamento del romanzo autobiografico Lei mi parla ancora – Memorie edite e inedite di un farmacista, scritto nel 2014 proprio dal padre di Vittorio ed Elisabetta. Un progetto che segue Il Signor Diavolo, ritorno del regista bolognese al genere gotico, e di cui si è parlato anche per la polemica legata al presunto passaggio di ruolo da Massimo Boldi allo stesso Pozzetto.

Lei mi parla ancora tocca le corde più malinconiche del Pupi Avati regista, quelle legate alla nostalgia del passato, al ricordo dei tempi che furono e alla concezione che l’uomo sia il risultato delle sue scelte, specialmente sentimentali. La storia di Giuseppe Sgarbi è la storia di un amore eterno, di un legame inscindibile che va oltre le coordinate temporali e rende immortali. In questi oltre 60 anni di rapporto di coppia si vede in controluce l’evoluzione (o involuzione) di un Paese, il mutamento dei costumi e, di conseguenza, delle relazioni. È il ricordo a scandire ogni passaggio narrativo, la possibilità che il racconto sia modellato su quello che si pensa di aver, o si è realmente, vissuto.

Renato Pozzetto e Fabrizio Gifuni
Renato Pozzetto e Fabrizio Gifuni (Credits: Sky/Bartlebyfilm/Vision Distribution)

Lino Musella e Isabella Ragonese
Lino Musella e Isabella Ragonese (Credits: Sky/Bartlebyfilm/Vision Distribution)

Negli scambi tra Giuseppe Sgarbi e Amicangelo, un sempre affidabile Fabrizio Gifuni, riemergono episodi del passato ai quali magari non si è dato importanza ma diventano, quando si è prossimi alla morte, fondamentali per ricostruire un percorso. Amicangelo, chiamato per aiutarlo a raccogliere le rimembranze del passato, è anche una sorta di valvola di sfogo per Sgarbi, ancora impegnato nella difficile elaborazione del lutto della moglie.

È un cinema che non si fa quasi più quello di Avati, un po’ perché spesso si ha paura a proporre una storia che ha così tanto a che fare con la morte, un po’ perché figlio di una tradizione che ha perso per strada molti dei suoi padri. È come se il regista bolognese rievocasse un’Italia che non esiste più, valori che si sono dissolti nel tempo e consuetudini che si scontrano con l’iperattività della contemporaneità. In questo Sgarbi e il personaggio interpretato da Gifuni risultano agli antipodi, eppure così simili dal finire con il piacersi.

Lei mi parla ancora recensione film di Pupi Avati con Renato Pozzetto
Stefania Sandrelli (Credits: Sky/Bartlebyfilm/Vision Distribution)

Alessandro Haber
Alessandro Haber (Credits: Sky/Bartlebyfilm/Vision Distribution)

Pupi Avati si concentra sulla dimensione privata, sulla persona, mettendo in scena Elisabetta e Vittorio esclusivamente nel loro ruolo di figli, prescindendo dalla loro proiezione pubblica (soprattutto quella del critico d’arte). Questo influisce positivamente su un film che fa della misura, dell’eleganza e della capacità di muovere a commozione i suoi punti di forza. Pur con uno stile semplice, che qualcuno potrebbe definire televisivo ma è in realtà legato a una concezione di cinema d’antan, Lei mi parla ancora riesce a comunicare la forza dell’amore e l’importanza del vivere appieno i nostri sentimenti. Senza forzature retoriche e ricatti emotivi.

E, ancora una volta, è il cast a dare valore a questi elementi. Oltre a Gifuni, Isabella Ragonese e ai sodali del regista – Alessandro Haber, Serena Grandi, Nicola Nocella e Chiara Caselli (che ricorda molto Elisabetta) – merita una menzione speciale Renato Pozzetto, ingiustamente dimenticato per anni e in grado di dimostrare di essere un attore completo anche in un ruolo drammatico. Una sorpresa molto gradita.

Sintesi

Lei mi parla ancora tocca le corde più malinconiche del Pupi Avati regista, quelle legate alla nostalgia del passato, al ricordo dei tempi che furono e alla concezione che l’uomo sia il risultato delle sue scelte, specialmente sentimentali, rievocando un’Italia che non esiste più, valori che si sono dissolti nel tempo e consuetudini che si scontrano con l’iperattività della contemporaneità. L'opera di Pupi Avati fa della misura, dell’eleganza e della capacità di muovere a commozione i suoi punti di forza.

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