Le sorelle Macaluso

Le sorelle Macaluso recensione film di Emma Dante [Venezia 77]

Le sorelle Macaluso recensione film di Emma Dante con Eleonora De Luca, Anita Pomario, Laura Giordani, Serena Barone, Donatella Finocchiaro, Simona Malato, Viola Pusateri e Susanna Piraino

Gioie, dolori, risate, litigi, baci e lacrime. Tutto questo sono Le sorelle Macaluso, seconda opera cinematografica della drammaturga Emma Dante, che ha esordito sul grande schermo nel 2013, sia come attrice che come regista, con la trasposizione del suo romanzo Via Castellana Bandiera, film presentato alla 70ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e grazie al quale Elena Cotta si è aggiudicata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.

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In concorso per il Leone d’oro a Venezia 77, il dramma familiare, adattato per il cinema dall’omonima pièce teatrale della stessa Dante, racconta con inquadrature strette e lunghe, la vita di cinque sorelle della periferia di Palermo molto unite e solidali, ma allo stesso tempo molto diverse tra di loro, e lo fa scandendo la loro crescita in maniera fin troppo brusca e netta. Lo scorrere del tempo non solo evidenzia le loro differenze e peculiarità ma anche le strade diverse intraprese, i sogni rimasti chiusi nel cassetto e la forza brutale del destino che a volte non perdona.

Anita Pomario e Eleonora De Luca
Anita Pomario e Eleonora De Luca

Le sorelle Macaluso
Le sorelle Macaluso

C’è Maria (Eleonora De Luca/Simona Malato), la più grande, che vuole fare la ballerina e ama, di nascosto, una ragazza, c’è Pinuccia, interpretata da Anita Pomario in età giovane, da una favolosa Donatella Finocchiaro in età adulta e da Ileana Rigano in età anziana, la più vanitosa e carismatica che litiga fino perennemente con Lia (Susanna Piraino/Serena Barone/Maria Rosaria Alati), la più naïf di tutte che si rinchiude nella lettura, c’è Katia (Alissa Maria Orlando/Laura Giordani/Rosalba Bologna), l’unica che si è creata una vita, una famiglia tutta sua, distaccandosi, solo apparentemente, dalle sorelle e infine la piccola Antonella, l’unico fiore che non sboccerà mai (Viola Pusateri).

L’atmosfera malinconica e triste che accompagna tutte le fasi delle sorelle, dall’infanzia alla vecchiaia, crea una sorta di collante fra passato e futuro e descrive perfettamente lo stato d’animo delle donne, l’angoscia di chi resta e il vuoto lasciato da chi non c’è più.
Eccellente la fotografia di Gherardo Gossi, che regala inquadrature strette e fisse su dettagli della vecchia casa, tanto amata quanto odiata, dove hanno vissuto e consumato la loro vita le sorelle. Sequenze di immagini lente e silenziose, che però parlano da sole mettendo a fuoco particolari di quotidianità monotona e ripetuta, a volte quasi misera.

Donatella Finocchiaro
Donatella Finocchiaro

Le sorelle Macaluso recensione film Emma Dante Venezia 77
Le sorelle Macaluso di Emma Dante

La regista palermitana ci lascia con una sensazione finale di incompletezza irrisolta da parte delle cinque donne, tra chi ha abbandonato il sogno che aveva da bambina, chi si è persa dietro le necessità dell’altra, chi è rimasta nel mondo falsato dei romanzi negandosi la vita reale, chi ha provato a distaccarsi creandosi una sua realtà e chi è rimasta bambina perché il destino ha voluto così.

Cinque ragazze forti e energiche si sono trasformate in donne fragili che non hanno saputo però emergere e realizzarsi come avrebbero davvero voluto. L’amarezza di una vita vissuta, ma quasi sprecata, e la frustrazione di aver potuto far qualcosa ma di non averlo più fatto: è questo il fulcro emotivo de Le sorelle Macaluso che Emma Dante è riuscita egregiamente a trasmetterci con questa malinconica opera.

Sintesi

L’amarezza di una vita vissuta, ma quasi sprecata, e la frustrazione di aver potuto far qualcosa ma di non averlo più fatto: è questo il fulcro emotivo de Le sorelle Macaluso, malinconico dramma che racconta le fasi della vita di cinque sorelle della periferia di Palermo, tra l’angoscia di chi resta e il vuoto lasciato da chi non c’è più.

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