Last Flag Flying recensione

Last Flag Flying
Bryan Cranston e Steve Carell in Last Flag Flying

Richard Linklater scrive e dirige l’adattamento cinematografico tratto dal libro di Darry Ponicsan e poco importa che sia una sorta di sequel di “L’ultima corvè” (1973).

Ambientato nel 2003 durante la guerra in Iraq, Linklater redige un’ottima sceneggiatura, e così come in “Boyhood” o “Tutti vogliono qualcosa”, l’ambientazione nel passato gli permette di esercitare il fascino di inserire un film nel suo tempo. Dalle note di “Without Me” di Eminem, grazie alle quali si inizia una discussione sul rap fatto da bianchi o neri e sulla Motown, all’avvento del cellulare, alla recente memoria dell’11 settembre fino alla critica del militarismo; il regista con la sua perfetta capacità di osservare l’animo umano articola dialoghi quotidiani con abilità e sensibilità.

Larry “Doc” Shepperd (Steve Carell) va alla ricerca di due suoi ex compagni trent’anni dopo aver prestato servizio in Vietnam: il Reverendo Richard Mueller (Laurence Fishburne) e l’ex Marine Sal Nealon (Bryan Cranston). Larry rivela il vero motivo della sua visita: chiede ai suoi amici di accompagnarlo a riprendere il corpo del figlio Shepherd morto nella guerra in Iraq. L’improbabile trio inizia così un viaggio on the road, all’insegna dei ricordi e di un passato difficile da seppellire, un viaggio strano quasi surreale dalla East Coast al New Hampshire trasportando la bara del soldato.

Last Flag Flying
Bryan Cranston, Steve Carell e Laurence Fishburne in Last Flag Flying

Ogni personaggio è ben delineato e più tempo trascorrono insieme più diventano “veri”; Fishburne il rispettoso reverendo alterna la rigidità con le proprie contraddizioni, il ribelle e volgare Cranston indossa dopo tanti anni l’uniforme e in realtà non è altro che un uomo depresso senza moglie e senza figli, ed infine Carell, il più timido che con amabili sorrisi maschera il suo immenso dolore e durante il funerale avrà al suo fianco i suoi unici e “veri” amici.

L’argomento più importante del film riguarda la questione del dolore, sia individuale che collettivo, sviluppatosi in due generazioni, due fasce di età: una matura e disillusa l’altra giovane e insensata, ma inevitabilmente uniti dall’orrenda “follia” di chi partecipa ad un conflitto bellico. Tra il Vietnam e l’Iraq non esiste distanza geografica, non esistono ragioni diverse; padri e figli sono accumunati da un senso di morte e di assurdità che difficilmente si riesce a spiegare in modo razionale e hanno soltanto due modi opposti per esorcizzare: abbandonarsi al cinismo e al fatalismo oppure affidarsi ad una provvidenziale fede astratta ma tutto con un unico filo conduttore, la disillusione nei confronti dell’esercito e della guerra a “stelle e strisce”.

Last Flag Flying
Steve Carell in Last Flag Flying

Last Flag Flying non è una storia di guerra, non è discorso politico, è un road movie sul rincontro di tre persone comuni: una giornata di lutto e di resilienza per Larry, una riunione con il passato per Richard e un confronto con la maturità e con la responsabilità per Sal.

A tratti disordinato ma con una grande ventata di umorismo nel film troviamo molti momenti introspettivi, molte dolorose verità e molte ferite rimaste aperte; è un dramma intenso e sincero sia sull’amicizia che sulla guerra e su tutte le “interpretazioni” di patriottismo.

Ottima interpretazione corale, scorrevole come un fiume in piena grazie ad artisti in stato di grazia come Steve Carell, Laurence Fishburne e Bryan Cranston ma soprattutto perché guidati da un maestro come Richard Linklater dietro la macchina da presa.

Gabriela