IT

It – Capitolo 1 recensione

Recensione del film It diretto da Andrés Muschietti con Bill Skarsgård, Jaeden Lieberher, Jeremy Ray e Sophia Lillis. Tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King.

Ma qualcuno si ricorda perché era così attraente il fatto che galleggiassero tutti?

IT è arrivato sul grande schermo solo al termine di una gestazione piuttosto travagliata: inizio della preparazione e primo script con la firma di Cary Fukunaga e Chase Palmer(ancora accreditati come co-sceneggiatori), e con Will Poulter scritturato nel ruolo del pagliaccio Pennywise, poi effettiva realizzazione di Andy Muschietti, regista argentino conosciuto per Mama, con il naso rosso passato a Bill Skarsgård (figlio di Stellan).

Tra la fase uno e la fase due, è arrivato – non a caso – Stranger Things a fare da ‘proof of concept’: la serie Netflix a base di mostri, pre-adolescenti in bicicletta e anni ’80 era esplicitamente ispirata al romanzo di Stephen King (a quanto pare è stata realizzata dai Duffer Brothers come ripiego dopo che era stata loro negata la regia di questo ri-adattamento), ed ha risvegliato l’interesse di tutti i nostalgici di Stand By Me e I Goonies, dimostrando che il mondo era pronto per ri-tuffarsi nei meandri fognari di Derry, Maine. A chiudere il cerchio, il giovane Finn Wolfhard ha oscillato più volte tra i due progetti, finendo per fare il salto dalla gang del piccolo schermo al Losers’ Club.

It il film
Il Losers Club in It di Andrés Muschietti

Dopo tutte queste peripezie, in molti erano pronti a scommettere sul fallimento dell’impresa.

Fortunatamente, costoro resteranno delusi.

IT (il film) non nasconde il debito verso i suoi precursori, facendo invece del suo meglio per catturarne gli elementi di maggior successo e farne i suoi punti di forza. In particolar modo, è vincente la decisione (già presa da Fukunaga) di focalizzarsi solo sulla parte più nostalgica e accattivante del libro, quella in cui i protagonisti sono poco più che bambini e la vita trascorre cercando di sfuggire alle grinfie dei ragazzi più grandi e al controllo di genitori (nel migliore dei casi) oppressivi, tentando allo stesso tempo di superare i traumi dell’infanzia e – se possibile – non finire mangiati dal clown Pennywise, esperto fomentatore delle più recondite fobie di ogni derryano in età prepuberale.

IT è una trascinante avventura con mostri, ma è eccessivo definirlo un horror: ci sono alcune scene ad effetto (mi verrebbe da dire che non guarderete mai più a cuor leggero un proiettore di diapositive – ma tanto non lo fareste lo stesso, ammesso che ancora ne abbiate uno), e un clown che sa fare parecchi trucchi sgradevoli, ma il centro di ogni scena è sempre il legame fra i ragazzi, e l’importanza di fare fronte comune alle avversità. I giovani attori sono tutti bravissimi, anche se lo script non dà a tutti la stessa rilevanza ed uno o due finiscono solo per ‘fare numero’. Se vogliamo trovare un (piccolo) difetto è il Pennywise di Skarsgård: mai suadente, sempre minaccioso, è troppo supportato da effetti speciali, tanto che sembra sempre trovarsi altrove rispetto all’azione, e raramente si ha la sensazione che costituisca un reale pericolo.

Mi auguro che tutto ciò sia intenzionale, e che nel ‘secondo capitolo’, Muschietti adotti un approccio più da ‘horror psicologico’, conforme all’età adulta dei personaggi. E che trovi soluzioni migliori che un ragno gigante.

Quattro palloncini rosso sangue (su cinque).

Sintesi

IT è una trascinante avventura con mostri, ma è eccessivo definirlo un horror: ci sono alcune scene ad effetto, ma il centro di ogni scena è sempre il legame fra i ragazzi, e l’importanza di fare fronte comune alle avversità.

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