Els dies que vindran

Els dies que vindran recensione film di di Carles Marqués-Marcet [CinemaSpagna 2020]

Els dies que vindran recensione film di Carles Marqués-Marcet con David Verdaguer, Maria Rodríguez SotoLupe Verdaguer Rodríguez

Presentato al Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam a inizio 2019 e passato adesso anche al Cinema Farnese di Roma in occasione del CinemaSpagna – Festival del cine español, Els dies que vindran è un piccolo film intimista spagnolo incentrato su una giovane coppia alle prese con la gravidanza. È il terzo lungometraggio per il cinema del regista Carlos Marqués-Marcet, nato nel 1983 a Barcellona, che con Els dies que vindran chiude un’ideale trilogia tematica sul disamore, che comprende anche l’opera prima 10.000 km, un buon successo in patria, e Tierra firme del 2017.

Attori protagonisti del film sono Maria Rodriguez e David Verdaguer, coppia anche nella vita reale, filmati da Marqués-Marcet mentre aspettavano davvero il loro primo figlio, per quanto nel film non interpretino se stessi ma dei personaggi diversi da loro. Ciò ha permesso a Marqués-Marcet di riprendere con un forte realismo – ma anche con un’apprezzabile discrezione –  le trasformazioni sul corpo della madre, fino ad arrivare al momento del parto della bambina.

David Verdaguer e Maria Rodríguez Soto
David Verdaguer e Maria Rodríguez Soto
Maria Rodríguez Soto
Maria Rodríguez Soto

Els dies que vindran si concentra esclusivamente sulla coppia dei futuri genitori, lasciando del tutto sullo sfondo gli altri personaggi secondari – genitori, amici, colleghi di lavoro – e procedendo talvolta per ellissi temporali. La gravidanza di Vir è sia per lei che per Lluís inaspettata e non pianificata, ma dopo una breve esitazione scelgono di tenere il bambino, a discapito del fatto che convivono da appena un anno; la gravidanza della donna porterà alla luce una serie di tensioni e di divergenze di idee nella coppia, che si separerà e si ricomporrà durante i nove mesi di attesa.

La trama del film è evidentemente molto classica e lineare, una successione di episodi e di dialoghi senza neanche un vero e proprio continuum in cui una scena segue necessariamente l’altra; i due personaggi sono credibili ed empatici, per quanto poco approfonditi, la non-recitazione degli attori, realmente in procinto di diventare genitori, è pienamente funzionale al film. Lo stile di regia è quello classico del realismo cinematografico almeno da Cassavetes in giù, una macchina da presa mobile che segue i personaggi senza molti tagli di montaggio all’interno delle singole sequenze; la fotografia di Alex García è discreta ed equilibrata, senza particolare propensione né per i toni caldi né per i toni molto freddi. Il film prende il titolo da un verso di una canzone, l’ultima che si sente prima del parto di Vir; tuttavia né la selezione né il montaggio in sé delle canzoni che puntellano la colonna sonora brillano per originalità.

David Verdaguer e Maria Rodríguez Soto
David Verdaguer e Maria Rodríguez Soto

Di Els dies que vindran inevitabilmente le scene più belle e toccanti sono quelle del parto, e la scena finale con i titoli di coda che scorrono sull’immagine della neonata Zoe che succhia il latte dai seni della mamma. È insistente il tema dell’assenza di comunicazione, del conflitto verbale, l’idea di una radicale divergenza di idee fra i due personaggi di Vir e Lluís che a lungo sembrano destinati a lasciarsi prima ancora della nascita della bambina.

La classica discussione sul nome da dare alla figlia non è che un’eco attutita di discussioni ben più pesanti circa il loro futuro lavorativo – Lluís accetta un lavoro importante presso uno zio per aumentare il reddito della futura famiglia, ma secondo Vir l’incarico nepotista è degradante e castrante – e circa l’uso dell’epidurale e in generale le modalità del parto – Vir vuole un parto naturale senza epidurale, Lluís dapprima prova a dissuaderla poi la supporta con energia, alla fine sono comunque costretti al cesareo. Queste discussioni fra i personaggi non brillano però né per originalità né per particolare realismo delle battute, a parte qualche singola uscita più interessante.

Els dies que vindran recensione film di Carles Marqués-Marcet
Els dies que vindran di Carles Marqués-Marcet con David Verdaguer e Maria Rodríguez Soto

Il vero “gioco” alla base del film sta nel rapporto fra verità e finzione: come già successo con Le refuge di Ozon, incentrato però su una donna che ha perso il compagno contemporaneamente alla scoperta di essere incinta, assistiamo a una storia in cui gli attori protagonisti vestono panni diversi dai loro, ma al tempo stesso vivono la medesima situazione famigliare dei loro personaggi; ad aumentare il senso di realismo, il montaggio è intermezzato da vecchi video di famiglia in Super 8 girati dai genitori di Maria Rodriguez mentre aspettavano la nascita della figlia.

Nonostante queste particolarità e questi innesti un po’ metadocumentaristici Els dies que vindran è un film fin troppo semplice e intimista, sicuramente vedibile ma decisamente non indimenticabile.

Sintesi

Il realismo cinematografico di Carles Marqués-Marcet in un piccolo film intimista che chiude l’ideale trilogia tematica sul disamore del regista che gioca tra verità e finzione.

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