Carnival Row - Fate non accompagnate

Carnival Row recensione episodio 6 Fate non accompagnate

Carnival Row recensione episodio 6 Fate non accompagnate con Orlando Bloom, Cara Delevingne, Tamzin Merchant e David Gyasi su Amazon Prime Video

Carnival Row recensione della prima stagione

Carnival Row – Episodio 1: Qualche dio oscuro si sveglia
Episodio 2: Aisling
Episodio 3: I Regni della Luna
Episodio 4: L’unione di cose diverse
Episodio 5: Niente più sofferenza
Episodio 6: Fate non accompagnate
Episodio 7: Il mondo che verrà
Episodio 8: Il crepuscolo

Mentre proseguiamo le nostre attività investigative sulla Row, ormai giunti al sesto episodio ci rendiamo conto di come Carnival Row, dal nome della strada immersa nella Repubblica di Burgue, sulle coste di approdo degli esuli di Tirnanoc, il Regno delle Fate, e rifugio anche di molti altri esseri fatati, sia più di ogni altra cosa la storia del nostro beniamino Rycroft Philostrate (Orlando Bloom), in un racconto del mistero che dallo scenario generale dell’originale mondo fantasy creato da René Echevarria e Travis Beacham, fatto di Fate, Centauri, Fauni, Trow, Kobold, scende nel particolare, alla origini, alle sofferenze, ai segreti, alle debolezze e alle speranze di Philo, intrappolato in una situazione dalla quale uscirà sopraffatto a meno che non spezzi per sempre i legami con il passato e trovi la forza di iniziare una nuova vita, che fino ad adesso ha osato soltanto fantasticare nel suo intimo più profondo.

Carnival Row recensione episodio 6: Fate non accompagnate
Philo (Orlando Bloom) e il tradimento di Portia (Maeve Dermody)

Il tradimento di Portia

Ci rendiamo conto, forse prima di Philo stesso, che la sua vita sia rimasta sospesa dopo l’addio a Tirnanoc e a Vignette, unica vera luce di un’esistenza infranta eppoi nuovamente spezzata. E il tradimento di Portia (Maeve Dermody) conferma brutalmente la fine di una non-vita che non può più essere messa in scena.

Il cammino di Philo è e può soltanto essere percorso in solitaria, e seppur consapevoli di questo ci dispiace vedere sgonfiarsi ed uscire quasi di scena Vignette (Cara Delevingne), in attesa speriamo di un gran finale di stagione che la riveda protagonista.

L'aruspice Alice Krige al cospetto del Darkasher
L’aruspice Alice Krige al cospetto del Darkasher

Carnival Row recensione episodio 6: Fate non accompagnate
Carnival Row recensione episodio 6: Fate non accompagnate

I tesori di Tirnanoc, depredati per anni, vengono esposti in bella mostra a Burgue, scatenando una reazione isterica e distruttiva in Vignette, inconcludente e lontana da una presa di posizione che, in una società dalle tensioni sempre più crescenti, appare sempre più inevitabile. Nel frattempo, per le strade di Burgue, il culto del Codice venera l’Occulto e lo cerca nell’oscurità, percependone la presenza ed invocandone l’apparizione.

Carnival Row recensione episodio 6: Fate non accompagnate
The Tale of the Darkasher

Mentre la classe politica di Burgue si dimostra nella migliore delle ipotesi fintamente pietosa e tollerante verso i “bruti” per proprio uso e beneficio, Sophie Longerbane (Caroline Ford) prosegue la sua opera di manipolazione del Parlamento e dell’inutile Jonah Breakspear (Arty Froushan), amplificando se possibile uno scenario di cieca avidità e negatività sul quale il Male ha già esteso il proprio dominio ancor prima di palesarsi.

Indira Varma (Piety Breakspear)
Indira Varma (Piety Breakspear)

Caroline Ford e Arty Froushan
Sophie Longerbane (Caroline Ford) e Jonah Breakspear (Arty Froushan)

In questo allarmante contesto che non può non farci riflettere sui giorni nostri, Imogen (Tamzin Merchant) e Agreus (David Gyasi) rapprentano la perfetta metafora di oggi: ella avida e approfittatrice viene sempre più attratta dal denaro e dal potere di lui; egli, arricchito superbo e spaccone, trova godimento nell’umiliare i membri della casta, non facendo andare per la prima volta nella loro vita le cose come sarebbe dovute andare.

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Sintesi

Giunti al sesto episodio, Carnival Row si rivela più di ogni altra cosa la storia di Rycroft Philostrate, un racconto del mistero che dallo scenario generale dell'originale mondo fantasy di Echevarria e Beacham scende nel particolare, alla origini, alle sofferenze, ai segreti, alle debolezze e alle speranze di Philo. Nell'allarmante contesto sociale delineato, che non può non farci riflettere sui giorni nostri, Imogen e Agreus rapprentano la perfetta metafora di oggi.

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